comunicato stampa - Attori e Malfattori

27/mar/2009 16.36.03 Elisa Toscano Relazioni Pubbliche e Marketing Contatta l'autore

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Comunicato stampa n°2 del 27/03/2009

Dalla realtà al teatro.

 

Progetti rieducativi per i detenuti, innovazioni progettuali per restituire alla società chi nella propria vita ha commesso degli errori. Questi gli argomenti, di grande attualità, che gli autori Ernesto Mangano e Rodolfo Torrisi hanno scelto per dare vita alla trama della commedia “Attori e Malfattori” che sarà in scena fino a domenica (sabato 28 ore 21.00 - domenica 29 ore 19.00) marzo al teatro Grotta Smeralda di Catania.

La realtà penitenziaria immaginata dai due autori, vede in sé un collage di personaggi che in modo grottesco riportano sul palco un fenomeno che fa parte della cronaca odierna.

Il malandrino testa calda e spaccone (Rodolfo Torrisi), il criminale dei colletti bianchi (Ernesto Mangano), l’extracomunitario (Maurizio Panasiti), il timido carcerato con disabilità (Marco Musumeci). Un gruppo di detenuti con storie diverse, apparentemente, che vive un’esperienza unica che li avvicinerà e allontanerà coinvolgendo se stessi e il pubblico in sala.

La commedia, è ambientata in un istituto penitenziario, nel quale la Direttrice (Elisa Toscano) arrivista e severa acconsente a sviluppare un programma rieducativo per un piccolo gruppo di detenuti scelti da una professionista esterna, una regista  frizzante e capace(Liliana Biglio).

Grandi risate e battute divertenti colorano tutta la commedia grazie anche alla presenza dell’agente scelto Marcella Apicella (Irene Tornabè) e del gruppo delle tre suore Suor Alfia (Angela Barbagallo), Suor Cirina (Daniela Torrisi) e Suor Filadelfa, Giovanna Petralia, pur non dimenticando pause di inaspettata concretezza che riportano, di tanto in tanto, lo spettatore ad una reale riflessione sullo stato delle carceri e della vita dei detenuti il tutto commentato dalla voce e dal volto di un osservatore (Erika Insabella) che commenta e racconta il susseguirsi delle scene.

La trama ricca di cambi di ritmo e tono, si sviluppa in due atti divertenti ma non privi di un finale a sorpresa coordinati dalla regia di Rodolfo Torrisi e dai co-registi Ernesto Mangano e  Maurizio Panasiti e accompagnati dalle musiche originali di Alfio Donzuso.

Quanto sarà diversa la realtà penitenziaria da quella immaginaria raccontata dai due giovani autori? Lasciamo allo spettatore un’ulteriore riflessione.

 

Selezionato per il recente Premio Regionale Fita tra tutti gli spettacoli della provincia di Catania in occasione del quale Maurizio Panasiti vincitore del premio miglior attore caratterista 1° Festival del Teatro Regionale organizzato dalla FITA/SICILIA),gli autori, in quella occasione, sono stati altresì onorati dalla pubblicazione del loro testo.

 

<<Perché tanti detenuti si iscrivono al teatro? Intanto, perché è sempre meglio che starsene buttati sulla branda, ammesso che ce ne sia lo spazio. In più si dispera di ottenere considerazione a una delle centinaia di istanze inevase di permesso, o di pene alternative, e si prova col teatro, attività in vista, un po’ imbarazzante. Ma poco dopo aver cominciato il corso e le prove, i detenuti si accorgono che gli piace. Moltissimo. Si sentono attori, dunque lo sono. Attori cui è capitato l’incidente di finire in galera. Il teatro è sempre l’occasione di una seconda vita: solo che in galera la prima vita non c’è, quella non è vita. Sovversivo è il teatro: e rassicurante, perché la sovversione dura il tempo della recita. Si chiama in scena la fiera, la si fa ruggire, poi la si rimanda in gabbia e si prendono gli applausi. Un’autorizzazione condizionale a occupare per un paio d’ore il nido del cuculo. Le autorità grandi e piccole che assistono si passano il dito nel colletto, come se facesse molto caldo, ma sanno che fra poco tutti torneranno docili a struccarsi nelle loro celle, blindate a quintupla mandata, in uno specchietto di plastica. Gli stessi detenuti, forse, non se ne ricorderanno più, mezz’ora dopo. Non si ricorderanno più di quelle possibili vite di ricambio, oltre alla propria di ladruncolo o piccolo spacciatore, o truffatore, o rapinatore.>>
Adriano Sofri (12 giugno 1998)

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