ASSINTEL, ASCOM BERGAMASCA E UNIONE REGIONALE presentano i dati della ricerca "Il DIGITAL DIVIDE in LOMBARDIA"

12/giu/2007 05.00.00 valentina arena Contatta l'autore

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Commercio e servizi:

in Lombardia il 90% delle imprese

ormai ha almeno un computer

 

Micro epiccole aziende del terziario:

i datipresentati a Bergamo dall’Unione regionale con Assintel e l’Ascombergamasca

 

 

 

Bergamo, 12 giugno 2007 - Ormai quasi il 90% delle aziende lombarde attive nei settoridel commercio al dettaglio, del  commercio all’ingrosso, deipubblici esercizi e dei servizi ha almeno un pc; l’86% ha unaccesso ad internet e il 63% utilizza un server. E’ quanto emerge dallaricerca “Il Digital Divide nella micro e piccola impresa italiana”i cui dati lombardi sono stati presentati oggi al Polo fieristico di Bergamo daUnione regionale lombarda del commercio del turismo e dei servizi, Assintel(Associazione nazionale delle imprese ict) con l’Associazionecommercianti di Bergamo. La ricerca è stata realizzata da Freedata attraversoun’indagine campionaria che complessivamente ha coinvolto in Italia piùdi 3.300 micro e piccole imprese, 602 per la Lombardia.

 

Questa ricerca – afferma Paolo Malvestiti, vicepresidentedell’Unione regionale e presidente dell’Ascom di Bergamo – costituisce un’opportunità per sviluppare unproficuo dibattito fra imprese e istituzioni. La Lombardia, nelterziario, ha fra i più bassi livelli di divario digitale dell’interosistema-Paese, ma occorre continuare a lavorare per migliorare ulteriormentequesto dato”.

 

La penetrazionedel pc fra le imprese del terziario lombardo è crescente rispetto alladimensione aziendale: 87,4% per le ditte individuali, 90,1 per le aziende da 2 a 5 addetti, 93,6% per quelledai 6 ai 9 addetti, e infine il 100% per le piccole imprese (10-49 addetti).


Le aziende del commercio all’ingrosso edei servizi possiedono, per la quasi totalità, almeno un pc, mentre siassestano su valori inferiori il commercio al dettaglio (74,1%) e i pubbliciesercizi (67,1%).

La Lombardia guidaanche la classifica rispetto all’utilizzodi internet in azienda: l’86,2%ha un accesso alla rete, contro il 75,5% del Nord Ovest e il 68,7% a livelloItalia.

Per quantoriguarda la presenza di un server, il valoreper le aziende lombarde è del 63,6%, contro un 54% del Nord Ovest e appena un46,8% a livello Italia.

 

Il digital divide

All’internodi ogni settore merceologico sono stati individuate tre tipologie di imprese -rispettivamente low-tech, medium-tech e high-tech, sulla basedell’osservazione delle principali differenze che ne caratterizzano illivello di dotazione tecnologica.


A livello nazionale è di circa il 13% laquota di aziende classificate come high tech, mentre le aziende medium e lowtech si attestano rispettivamente al 43% e al 44%.

Per la Lombardia il quadro,invece, cambia significativamente: il segmento delle aziende low-tech pesa peril 29% e costituisce il valore più basso a livello Italia (nel Nord Ovest ilvalore medio è del 37%), indice di un alto grado di penetrazione dellatecnologia nel sistema lombardo. Anche le aziende medium-tech sono superiorialla media, attestandosi al 59,2% del totale. Lieve flessione delle high-tech,che scendono all’11,8%.

Incrociandoquesti risultati con le quattro macro-regioni italiane, si osserva come laposizione privilegiata della Lombardia non sia tanto imputabile a uneffetto-area, quanto a una peculiare composizione del suo tessuto economico:uno dei settori più tecnologici, quello dei servizi, ha un peso numericosignificativamente maggiore. Inoltre, anche a livello dimensionalel’incidenza della fascia meno tecnologica, le ditte individuali, è minorerispetto ai dati nazionali.

 

Aziende lombarde “consapevoli”, ma investire intecnologia costa

Le aziendeLombarde dimostrano invece di avere una consapevolezza diffusa rivoltaall’Ict: chi non investe in tecnologiane attribuisce la causa ai costi e alla mancanza di soluzioni flessibili e adhoc per la propria attività:

 

E’ necessario – commenta Giorgio Rapari, presidente di Assintel - un approccio capace di proporre prodotti informaticiad hoc tarati sulle specifiche esigenze delle micro e piccole imprese; eoccorre, parimenti, la capacità si impostare una comunicazione, in linea con illinguaggio delle aziende della domanda”.

 

Questi irisultati nel dettaglio: su una scala da 1 a 7, il fattore costiraggiunge un’importanza di 4,8 per le aziende low tech, di 5,2 per quellemedium e di 5,3 per quelle high; la rigidità pesa 5,3 per le aziendelow tech e 4,6 per quelle high tech; la sicurezza è tematica limitante pertutti i cluster, con un valore medio di 4,9.

 

In questocontesto, le possibilità di intervento percepite dagli imprenditori come utiliper aiutare le imprese a colmare il divario tecnologico, si focalizzano suun’area business per le aziende high tech, e su un’area tecnica perquelle a bassa informatizzazione. In particolare, per esse è più importante laconsulenza e il rapporto con i fornitori (79,4%), mentre per le high tech lacreazione di occasioni d’affari (80,6%).

 

Elemento invececomune fra le low e le high tech è la richiesta di interventi che favoriscanol’accesso alla rete, operando in particolare sul fattore costi: su unascala da 1 a7, il punteggio è di 5,8. Alta anche la richiesta di maggiori finanziamenti,che raggiunge un punteggio di 5,7, e di diffusione di banda larga e wi.fi(5,6).

 

I maggiori elementi su cui focalizzarsi, espressianche nel Manifesto per l’Innovazione presentato da Confcommercio alleistituzioni – conclude Raparisono un’attenzione ai temidella connettività, sia in termini di sostegno alla diffusione di banda largasia al controllo dei prezzi di accesso alla rete, con un impegno nel portareall’attenzione delle aziende che offrono tecnologia i bisogni delladomanda di settori trascurati quali il commercio al dettaglio e i pubbliciesercizi, favorendo la spinta alla ricerca di soluzioni interessanti per ilcore business di queste imprese”.

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