I dati sul divario digitale presentati a La Spezia da Confcommercio con Assintel

25/giu/2007 14.00.00 valentina arena Contatta l'autore

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Micro epiccole aziende del terziario:

i dati suldivario digitale presentati a La Spezia da Confcommercio con Assintel

 

Commercio e servizi:

in Liguria 3 imprese su 4 hanno un PC, ma la regione è ancoraindietro rispetto al Nord Ovest.

 

 

La Spezia, 25 giugno 2007. Il 77,9% delle aziende liguriattive nei settori del commercio al dettaglio, del  commercioall’ingrosso, dei pubblici esercizi e dei servizi ha almeno un pc; il75,1% ha un accesso ad internet e il 54,9% utilizza un server. E’ quantoemerge dalla ricerca “Il Digital Divide nella micro e piccola impresaitaliana” i cui dati regionali sono stati presentati oggi presso la sededi Confcommercio La Speziain collaborazione con Assintel (Associazione nazionale delle imprese ict).

La ricerca èstata realizzata da Freedata attraverso un’indagine campionaria che hacomplessivamente coinvolto in Italia più di 3.300 micro e piccole imprese, rappresentativedi  oltre 2.200.000 aziende, 73.326 per la Liguria.

 

La penetrazionedel PC fra le imprese del terziario ligure è superiore alla media nazionale(77,9% contro il 73,8% a livello Italia), ma inferiore di 2 punti percentualirispetto ai valori del Nord Ovest (79,7%).

Ancora indietrole micro imprese, mentre il valore sale all’aumentare della dimensioneaziendale: tutte le imprese dai 20 ai 49 addetti hanno almeno un PC.

Le aziende delcommercio all’ingrosso sono le più informatizzate: tutte possiedonoalmeno un PC. Seguono le aziende dei servizi (79,4%) e in posizione piùarretrata il commercio al dettaglio (72,9%) e i pubblici esercizi (64,1%).

 

In linea con ivalori del Nord Ovest è l’utilizzo di internet in azienda: 3 imprese su 4 ha una connessione al web,valore superiore alla media italiana (che si attesta su un 68,7%). Medesimasituazione in relazione alla presenza del server: il 54,9% delle aziende liguriutilizza un server, contro un valore medio nazionale del 46,8%.

 

 

Il digital divide

 

All’internodi ogni settore merceologico sono state individuate tre tipologie di imprese -rispettivamente low-tech, medium-tech e high-tech, sulla basedell’osservazione delle principali differenze che ne caratterizzano illivello di dotazione tecnologica.

Le aziende lowtech in Liguria sono circa il 44%: in esse il PC è ancora poco presente e la tecnologiaè utilizzata in modo marginale. Il valore è in linea con la media Italia, ma superioredi oltre 4 punti alla media del Nord Ovest, evidenziando una situazione nelcomplesso ancora di rincorsa rispetto alle Regioni più tecnologiche. Inparticolare sono il commercio al dettaglio e i pubblici esercizi i due settoriin cui il divario digitale è maggiore: il 72% dei commercianti al dettaglio eil 77% degli esercizi pubblici è low tech.

Le aziende medium-techsono invece il 45,4%, valore lievemente superiore al totale Italia (43,2%), ele high tech sono il 10,6%, inferiori di 2 punti rispetto alla media nazionale.

 

Incrociandoquesti risultati con le quattro macro-regioni italiane, si osserva come la Liguria debba il suo lieveritardo tecnologico rispetto alle altre regioni del Nord ovest alla peculiarecomposizione del tessuto produttivo locale, piuttosto che ad un effetto-area. Unodei settori più tecnologici, quello dei servizi, ha infatti un peso numericosignificativamente inferiore (40,4%, contro il 47,1% del Nord Ovest), avantaggio dei due settori meno tecnologici, il commercio al dettaglio (30,5%,contro il 24,3% del Nord Ovest) e i pubblici esercizi (14,6% contro il 12,3%del Nord Ovest).

 

 

Aziende liguri “consapevoli”, ma investire intecnologia costa

 

Le aziende liguridimostrano di avere una consapevolezza diffusa rivolta all’Ict: lasensibilità rivolta alle tematiche tecnologiche è comune alle aziende low,medium e high tech, e chi non investe in tecnologia ne attribuisce la causa soprattuttoai costi.

Questi irisultati nel dettaglio: su una scala da 1 a 7, il fattore costi raggiungeun’importanza di 4,4 per le aziende low tech e di 5,0 per quelle medium ehigh tech.

Questo è benvisibile anche in relazione all’accesso al web: le aziende richiedono inparticolare provvedimenti rivolti alla tutela del libero mercato delletelecomunicazioni (82,7%) e politiche di finanziamento ad hoc (voto medio di5,3, su una scala da 1 a7).

Particolareattenzione è richiesta anche alla consulenza e al rapporto con i fornitori IT:la richiedono addirittura il 94,3% delle aziende low tech.

Questo adimostrazione del fatto che occorre anche un forte impegno da parte delleaziende che offrono tecnologia ad approcciare i settori ancora pocoinformatizzati con prodotti e soprattutto con un linguaggio empatico ecalibrato ad hoc, in grado di far percepire il reale impatto positivodell’innovazione sul proprio business.

 

I maggiori elementi su cui focalizzarsi espressianche nel Manifesto per l’Innovazione presentato da Confcommercio alleistituzioni – conclude Ardizzone,direttore di Assintel – sonoun’attenzione ai temi della connettività, dei finanziamenti, dellaformazione, con un impegno nel portare all’attenzione delle aziende cheoffrono tecnologia i bisogni della domanda di settori trascurati quali ilcommercio al dettaglio ed i pubblici esercizi, favorendo la spinta alla ricercadi soluzioni interessanti per il core business di queste imprese”.

 

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