Emigrato scappa facendo 30 chilometri fra le eliche.

31/mag/2014 13.47.55 Leo Contatta l'autore

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Siamo abituati a veder parlare di immigrati praticamente ogni giorno dalla tv, tanto che a volte ci vien quasi da girare canale. Eppure ogni volta siamo di fronte a situazioni nuove sempre più drammatiche. Come la recente storia di un immigrato che ha viaggiato per ben 30 chilometri nascosto tra le eliche di una nave. 

 Un ragazzo di 20 anni ha così rischiato la vita pur di mettersi in salvo e cercare così una vita migliore. Omar Iziel è il suo nome e non è approdato sulle nostre coste come tutti gli altri milioni di immigrati che arrivano sulle nostre coste. Bensì l'ha fatto prendendo la direzione della Spagna.

Solo che li le cose funzionano quanto meno in modo diverso e appena ha toccato la costa è stato arrestato dalla polizia. È stato abbastanza furbo da indossare una muta e armato solo di coraggio e della sua sacca ha affrontato le intemperie e il mare aperto pur di trovare una vita migliore. 

La polizia aveva però già filmato tutto così, arrivato sulle coste si è trovato un ben venuto per niente piacevole. Se non avesse avuto la fortuna di cavarsela, nessuno avrebbe saputo mai di lui, sarebbe finito spappolato dalle eliche della nave e inghiottito dal mare, sarebbe scomparso per sempre. 

Ora lo sfortunato o fortunato, dipende dal punto di vista, attende di essere riportato in Marocco, eppure lui non è il primo, di fatto nel giro di un anno pare sia il 31 esimo che affronta questa disavventura. A ricordarci di quanto soffrano tutti coloro che arrivano sulle nostre coste invece, ci ha pensato Pablo Trincia, il reporter delle Iene che però inviato da Announo ha intervistato di persona alcuni mal capitati. 

Andando una bella mattina a vedere il carico di ben 162 emigranti portati a terra da una nave militare, rigorosamente italiana, impegnata nell'operazione Mare Nostrum. Ha incontrato una 60 ina di ragazzi che arrivano sulle nostre coste per scappare, da zone come la Siria. Arrivano molti minori, che vengono poi portati nelle comunità ma molti di questi scappano si allontanano, hanno progetti diversi rispetto a quelli che il nostro stato gli riserva o hanno semplicemente paura di essere riportati indietro. 

Arrivati a terra tutti vengono registrati, mediante l'identificazione del foto segnalamento, con impronta digitale per riconoscere in seguito lo stato di rifugiato e di protezione internazionale ma anche qui l'operazione non è per nulla facile, non vi sono garanzie che quello che dicono sia reale oppure no, fra cui proprio la provenienza.

Si è portato poi a Caltagirone dove vi è da poco un centro improvvisato per migranti, li ha incontrato altri ragazzi e ha ascoltato le voci dei minori che stavano male, riuscendo a capire di cosa soffrivano e appurandosi se fosse o no andato un medico a visitarli. Ha ascoltato le storie di ognuno di loro, fra chi ha avuto la disgrazia di veder morire i propri genitori e chi invece arriva, in stato interessante per paura di mettere a mondo un bambino nel mondo da cui vengono. 

Il problema di questi ragazzi è che forse non vi siano tanti medici che possono andare lì a visitarli e per questo nessuno può somministrargli del medicinale per poter guarire subito. Molti sognano di andar via, verso la Germania, la Francia o la Svizzera ma non è per niente facile.  

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