Nucleus. Il design di ultima frontiera è la moto in scatola

29/ott/2008 12.00.29 Blog Network Contatta l'autore

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Se non volete passare inosservati e stare a cavallo di una rombante Ducati vi sembra un po’ pochino, lo studio di design Nonobject, di Palo Alto (California) ha messo a punto un prototipo di moto che fa per voi: si chiama Nucleus e, a dirla tutta, non è proprio una bellezza. Sì, perché Nucleus ha la forma di uno scatolone (e probabilmente anche la velocità). Premendo un pulsante escono, dalla prua e dalla poppa di questa sorta di iceberg spigoloso, le due ruote. I manici del manubrio fanno capolino ai lati, le luci e le frecce si intravedono attraverso fessure anteriori e posteriori, la strumentazione traspare attraverso la carrozzeria.

La Nonobject Design Fiction ha un curriculum di invenzioni originalissime, come il cellulare con i buchi al posto dei tasti o il lettore Mp3 a forma di sasso. Oggetti che vanno al di là del design, verso la creazione di forme immaginifiche.

Anche Nucleus non scherza: l’intenzione dei guru americani non era quella (troppo scontata!) di proporre un nuovo modello, ma di rivedere il concetto stesso di moto. Il motore è elettrico e costruito senza né viti né bulloni. Però osservando bene questa sorta di scatola su ruote, pur non essendo centauri veterani viene da chiedersi: ma piegando in curva la carrozzeria non farà attrito su strada? E con quello sterzo così limitato come si farà a fare inversione a u? E poi, tutti quegli spigoli… Nucleus sembra tutto fuorché aerodinamica, nonostante i suoi padri giurino il contrario.

Una nota positiva c’è: il design essenziale di Nucleus si può personalizzare decorando la carrozzeria a piacimento. Noi ci vedremmo bene un paio di scritte, tipo “Alto” e “Fragile”. Oppure una scaffalatura trompe l’oeil, a mo’ di comodino. O tanti bei mattoncini rossi, perché forse abbiamo dimenticato di dirvi che Nucleus fa pensare anche a un muretto. Non per essere pessimisti a tutti i costi, ma… come reagirebbe il proprietario di una Nucleus nuova di zecca se qualche fantasioso e incontenibile writer metropolitano spinto dalla tentazione di cotanta tela bianca la inaugurasse? Magari scrivendo “Scemo chi guida” sulla fiancata…


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