COMOLI-FERRARI, 8 NUOVE FILIALI PER BATTERE LA CRISI

COMOLI-FERRARI, 8 NUOVE FILIALI PER BATTERE LA CRISI COMOLI-FERRARI, 8 NUOVE FILIALI PER BATTERE LA CRISI La società ai vertici della distribuzione di materiale elettrico (fatturato 2009: 255 milioni) stanzia 2 milioni per portare le sue sedi da 78 a 86.

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COMOLI-FERRARI, 8 NUOVE FILIALI PER BATTERE LA CRISI

La società ai vertici della distribuzione di materiale elettrico (fatturato 2009: 255 milioni) stanzia 2 milioni per portare le sue sedi da 78 a 86. Previsione 2010: +8%.

 L’ad Giampaolo Ferrari: “Ma la vera ripresa verrà con la moralizzazione del mercato”

 

Novara, 26 Gennaio 2010

Sempre al seguito del cliente, per dargli il migliore dei servizi possibile: è la filosofia di Comoli-Ferrari, realtà ai vertici italiani della distribuzione di materiale elettrico, articoli per automazione, conduttori, sicurezza e illuminazione (fatturato 2009: 255 milioni), che con un investimento di 2 milioni aprirà altre 8 filiali entro l’anno, portandole da 78 a 86. Quattro verranno aperte, in questi primi mesi del 2010, a Chiavari (GE), Tortona (AL), Stradella (PV) e a Biella, dove peraltro è già presente un’altra filiale; le altre quattro in Lombardia, dove Comoli Ferrari – dopo l’acquisizione, la scorsa primavera, della concorrente milanese GDT – conta già 31 punti vendita. Il piano di espansione della società piemontese prevede, attraverso il recupero degli esuberi, il mantenimento di tutto il personale: oltre 700 addetti.

 

Spiega l’ad Giampaolo Ferrari: «Acquisizioni e diffusione capillare sul territorio – ma anche diversificazione per riuscire a conquistare commesse in ogni settore – ci consentono di tenere a bada gli effetti della crisi e di continuare a crescere in un mercato in calo del 18%». Tra i settori che stanno dando le maggiori soddisfazioni a Comoli-Ferrari, il navale (+20%),  la sicurezza (8 milioni nel 2008, oltre 10 milioni nel 2009), il fotovoltaico, raddoppiato nel giro di un anno (da 1 a 2 milioni); e poi l’ospedaliero, con forniture per 3 milioni di euro per diversi nosocomi, tra i quali quelli di Biella, Varese, Novara e Torino; e l’alberghiero: da segnalare la fornitura di materiali per 1 milione di euro per un albergo extralusso ad Accra, in Ghana.

 

«La nostra strategia si sta rivelando vincente – puntualizza Giampaolo Ferrari – e per quanto ci riguarda possiamo guardare con una certa serenità al futuro. Ma una vera inversione di tendenza del comparto potrà essere innescata solo da un’azione di moralizzazione del mercato. Innanzi tutto va risolto l’annoso problema tutto italiano dei pagamenti a 150-180 giorni, che in tanti casi diventano anche 360 – cioè un anno – nel settore pubblico: un malcostume che mette in ginocchio le imprese italiane, a tutto vantaggio delle concorrenti d’Oltralpe che possono contare su tempi di pagamento ben più rapidi e che dunque finiscono per avere la meglio anche in casa nostra. Un’altra grande questione è quella degli appalti al massimo ribasso: pur di prendere il lavoro le ditte accettano condizioni economicamente impossibili, che spesso le trascinano al fallimento. In entrambi i casi, data l’attuale stretta creditizia, ne consegue il mancato pagamento ai fornitori, il che significa inchiodare tutta la filiera».

 

Secondo un’indagine di Intrum Justitia, lo Stato italiano è il pagatore peggiore: i tempi medi contrattuali sono di 95 giorni, ma in effetti il saldo arriva dopo 135 giorni. In Francia i tempi medi sono di 57 giorni in contratto, di 71 nella realtà. In UK: 30 giorni e 48 giorni. In Germania, 25 e 40. Lo schema si ripete nel rapporto tra imprese e privati: in Italia i pagamenti sono contrattualizzati in media a 37 giorni, che poi diventano 57. In Germania, a 20 giorni, che sono in effetti 32; in Francia, 30 e 40 giorni; nel Regno Unito, 29,5 e 47. «Distanze incolmabili – rimarca Giampaolo Ferrari – che tagliano le gambe alla nostra PMI. E se in Italia tagliamo le gambe alla PMI, nessuno di noi potrà andare molto avanti». Ciò nonostante, Comoli Ferrari prevede un fatturato 2010 da 275 milioni (+8%).

 

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