Project Management - I Radicali Liberi

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Padova, 14 settembre 2010

 

 

I radicali liberi

 

 

  • XXXXX” project management

  • Project Management ed emergenze

  • XXXXX” cosa?

  • Radical” project management, ecc.

  • Perché?

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I radicali liberi

(pezzo ironico)

 

 

 

Ricordate un famoso film di James Bond, il mitico agente 007?

Al momento, anche i cari mici Inklet e Tailchaser non riescono a ricordare il titolo, ma doveva essere con Roger Moore.

Insomma, all'inizio del film il Nostro, tra una missione e l'altra, era in una clinica “benessere” del governo dove lo tenevano a “stecchetta” - roba da morire d'inedia - perché il suo organismo doveva eliminare i radicali liberi.

Naturalmente, James Bond si procurava comunque di nascosto ogni ben di dio, con il risultato che … gli facevano i complimenti per quanto bene stava.

 

Era una mattinata calda e soleggiata.

Inklet e Tailchaser avevano abbandonato molto a malincuore il loro posticino al sole: 'Mmiew!?'

Insomma, gita di famiglia per sentire i “guru” del project management.

Oddio, qualche (molto qualche) intervento era buono, ma quando si è arrivati ad un vecchissimo film – che c'azzecca? – a volume intollerabile Inklet e Tailchaser hanno fatto il colpo di stato: 'Via subito o ti diserediamo!'

Ma non è di questo che parliamo oggi.

Oggi parliamo di quella moda che vede il diffondersi a macchia d'olio di attributi aggiunti al project management: giusto per nostra comodità, li chiameremo “radical” project management, “XXXXX” project management, ecc.

Sempre per nostra comodità (Inklet e Tailchaser sono molto pratici – ovvio, sono dei mici!), il termine ironico “radicali liberi”.

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XXXXX” project management

 

Perfino l'uditorio aveva fatto domande “impertinenti” dopo l'intervento sul “XXXXX” project management: evidentemente, aveva trovato la cosa di estremo spessore.

Diciamocela tutta: nessuno aveva capito cos'era.

Siccome l'evento era di un interesse assoluto, tra una telefonata, una boccata d'aria, un'altra telefonata e qualche chiacchiera con le hostess, abbiamo agganciato il signor “XXXXX”.

Ops, abbiamo dimenticato le chiacchiere con i partecipanti all'evento che telefonavano, prendevano una boccata d'aria, telefonavano un'altra volta - ma non chiacchieravano con le hostess.

 

Abbiamo così avuto modo di conoscere il signor “XXXXX”: Inklet in particolare avrebbe fatto l'invidia di Torquemada.

Oh, ma tutto con tatto e gentilezza, eh!

In quanto a soft skills, nessuno batte Inklet.

 

Insomma, il signor “XXXXX”, al secolo “XXXXX” project management, consiste nell'arrangiarsi, o meglio nello stare alla canna del gas 24/7 – 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana.

Ora i nostri 25 lettori (il Manzoni ci perdoni) diranno: “Ma non è un giudizio un po' radicale?

Beh, si parla di “XXXXX” e “radical”, no?

In poche parole, il signor “XXXXX” vive alla giornata: arriva al lavoro e si arrangia sul momento; il giorno dopo, la stessa storia.

Tailchaser: 'Ma allora perché lo “XXXXX” project manager non va a fare il muratore?'

Inklet: 'Ma veramente ... anche il muratore pianifica la sua attività, non fosse solo per la giornata anche quando lavora “a giornata”'.

Già intravediamo una soluzione: mandiamo il muratore a fare il project manager.

Tailchaser: 'Sì, ma lo “XXXXX” project manager dove lo mandiamo? Tirare su un muro fatto bene non è mica facile, neh!'.

Inklet: 'Saprà bene come spingere una carriola e portare un sacco di cemento, no?'

Insomma, grande brainstorming in famiglia: che farne dello “XXXXX” project manager?

Conclusione: il bravo muratore è un professionista, il suo lavoro non è facile come sembra, forse lo “XXXXX” project manager potrebbe spingere una carriola (ma non saprebbe come tenerla in equilibrio) ma a portare sacchi di cemento si farebbe male.

 

Ma torniamo alle risposte date alle nostre domande – speriamo di avere capito bene.

Ci sarebbero progetti che non possono essere pianificati (o altro) in nessun modo: tutto al momento, decisioni d'emergenza come modo di vivere quotidiano.

Già qui, sorge una prima domanda: se non c'è pianificazione, che costituisce comunque una parte fondamentale del Project Management, che project management è?

Ancora: come si fa a stabilire i tempi, i momenti di controllo, un communication plan, dei contingency plans, il controllo di qualità, i controlli in generale, ecc?

Come si può pianificare l'utilizzo del personale, che magari qualche volta vorrebbe pure andare in vacanza?

Quanto può durare il project manager in queste condizioni?

Com'è possibile fare un business case, analizzare i rischi (fondamentali per la stesura del progetto, ma anche per deciderne la fattibilità), creare un'organizzazione per il progetto?

La risposta sembrava in questi termini: la situazione non consente altro.

Ma allora, che project management è?

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Project Management ed emergenze

 

Tanto per chiarire la questione, riportiamo qui la nostra definizione di Project Management:

Il Project Management (Gestione progetti) è una disciplina che consente di gestire i progetti in modo ordinato.

Ancora: Niente viene lasciato al caso, dalla concezione iniziale alla chiusura del progetto.

Quelli di voi che erano presenti al nostro convegno 'Project Management 2010' si ricorderanno alcuni degli attributi fondamentali di un progetto: lifespan finita e definita, prodotti definiti e misurabili, solamente le attività necessarie per ottenere i prodotti.

 

Durante un progetto vi potranno essere situazioni d'emergenza, addirittura situazioni non previste dai contingency plans, ma … il progetto non deve partire “alla ventura”.

Un progetto va impostato con un minimo di criterio, altrimenti è ovvio che ci si troverà subito alla canna del gas – nel qual caso sarebbe forse meglio fermarsi 5 minuti, fare qualche considerazione e porsi qualche domanda, no?

 

Anche nel caso di eventi catastrofici assolutamente non prevedibili, un progetto ben impostato e diretto secondo i principi del buon Project Management potrà reagire molto meglio alla situazione.

Se, invece, il progetto parte già alla canna del gas …

 

Facciamo due esempi presi dalla storia: le vexillationes romane ed i Kampfgruppen tedeschi; come vedremo, questi ultimi possono essere ripresi tali e quali nel Project Management.

L'esercito romano era uno dei più organizzati della storia, tuttavia in condizioni d'emergenza si ritrovava a dovere tamponare situazioni disperate.

La soluzione?

 

Le vexillationes, ovvero distaccamenti presi da delle unità vicine che potevano inviare solamente quantità limitate di rinforzi nella zona critica; senza indebolire troppo le unità meno pressate, si rinforzavano i settori in situazione critica.

Perché era possibile? Perché tutto era organizzato e pianificato, cosicché nel momento critico i comandanti sapevano esattamente cosa e quanto potevano inviare, e con quali conseguenze sui settori indeboliti.

 

I Kampfgruppen (gruppi da combattimento) tedeschi della seconda guerra mondiale sono l'apoteosi del concetto: soprattutto - ma non solo - nella seconda parte della guerra, furono utilizzati moltissimo e contribuirono in modo fondamentale al prolungamento della guerra; insomma, funzionavano alla grande.

L'esercito tedesco si trovava spesso in situazioni disperate, tipo crollo di decine o centinaia (in Russia) di chilometri di fronte; il problema era che anche le unità vicine erano in situazione critica.

Allora si prendeva un valido e dinamico ufficiale (di solito già presente in un'unità superstite o, più spesso, in una delle unità vicine) e si costituiva un Kampfgruppe: un insieme bilanciato di unità delle varie armi – una compagnia da una divisione, un reggimento da un'altra, un battaglione da un reggimento, ecc.

Il Kampfgruppe procedeva a tutta velocità verso la zona del disastro (addirittura, talvolta alcune unità arrivavano prima ed altre dopo) raccogliendo tutte le forze in rotta che poteva durante la sua marcia di avvicinamento; in caso le forze che incontrava non fossero idonee ad essere incorporate nel Kampfgruppe, venivano assegnate a scopi difensivi locali.

Com'era possibile? In condizioni ordinarie, tutto era organizzato, pianificato e controllato: in caso di emergenza, non c'era difficoltà a costituire i Kampfgruppen sapendo bene cosa avrebbe comportato ciò per le unità costrette a cedere parte delle proprie forze (spesso i reparti più efficienti).

Avete notato la similarità con il project management?

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XXXXX” cosa?

 

Com'è possibile gestire una situazione d'emergenza quando già l'attività ordinaria è gestita come un'emergenza?

Tailchaser: 'Lo “XXXXX” project management non solo non ricade nella definizione di project management, per me è ricetta sicura per il disastro già in condizioni ordinarie'.

Inklet: 'Non ci siamo nemmeno con la definizione di progetto: non mi pare che sia finito e definito, né che i prodotti siano definiti e misurabili, né che le attività possano avere luogo solo ed esclusivamente in funzione dei prodotti'.

Tailchaser: 'Sai Inklet, mi chiedo quali siano i vantaggi che porterebbe questo signor “XXXXX”: vivere alla giornata, secondo tutte le discipline, porta a costi e rischi molto maggiori, nonché al caos invece che alla razionalizzazione'.

La risposta “XXXXX” probabilmente sarebbe: si tratta di progetti che non possono essere gestiti diversamente.

 

Vabbé, però non sono progetti e, secondo noi, non stiamo nemmeno parlando di Project Management.

Forse, chi paga dovrebbe fare qualche considerazione e rivedere tutta la faccenda: dopotutto, come abbiamo visto, si può fare un progetto (finito e definito) con tutti i crismi e gestirlo con il Project Management anche e soprattutto in condizioni d'emergenza; fermo restando che le emergenze tali dovrebbero restare, senza invadere il campo dell'ordinario.

 

XXXXX” project management? Mi-miieeeww! - Come tradurre Inklet? Diciamo "XXXXX" qualcos'altro, va!

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Radical” project management, ecc.

 

Parlavamo di radicali liberi.

Vi sono cose che (sempre per nostra comodità) chiameremo “radical” project management ed altro.

Insomma, l'invasione del “super x” project management, un fenomeno che ci ricorda la “total quality” et similia.

 

Se da una parte vi sono approcci (ad esempio il Lean project management o l'Agile project management) che hanno una motivazione, dall'altra vi sono i “super x” project management la cui ratio sfugge ai più – sarà che i geni sono difficili da capire.

Tutto è “di più”, radicale … almeno nominalmente. Cosa sia praticamente, non si riesce a capire.

Sembra di vivere nell' era dei “radicali liberi” ;-)

Sappiamo cosa direbbe 007: “Bond, James Bond. Lasciate perdere le diete esotiche, datevi allo champagne”.

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Perché?

 

Perché i “radicali liberi”?

Perché non basta il Project Management? Come abbiamo visto, il buon Project Management da' grande beneficio a chi ne fa uso e funziona anche nella gestione delle emergenze – ok, magari in questo caso ci vuole un Project Manager che sa veramente quello che fa.

Tailchaser: 'Ma se, ad esempio, lo “XXXXX” project management sembra essere tutto fuorché Project Management!'.

Magia: aggiungi un attributo e cambia tutto.

 

L'aspetto più bizzarro è che sembra quasi che il Project Management abbia limitazioni che non ha, che di fronte a certe situazioni (peraltro non ben definite) non sia valido.

Si arriva a giustificare il quotidiano lavorare “alla canna del gas”, a dargli una patente (project management) che secondo noi assolutamente non ha.

Allora perché?

 

Vi diremo: quando abbiamo cominciato a mettere a punto il nostro sistema di Programme Management / Gestione ed organizzazione aziendale avevamo accarezzato l'idea di chiamarlo “Total project management”, nel senso che estendeva il raggio d'azione del Project Management rispetto a quanto normalmente applicato; inoltre, non era male per il marketing – Programme Management / Gestione ed organizzazione aziendale non è il massimo.

Il nome avrebbe potuto andare perché si trattava di applicare fino in fondo il Project Management nella gestione aziendale (senza esagerare, ovvio).

Beh, scoprimmo la pletora dei “radicali liberi”! Fine di un'idea di nome.

Alla fine, chiamare le cose per quel che sono non è poi così male: Programme Management/Gestione ed organizzazione aziendale. Perlomeno, tutti sanno di cosa si parla.

 

Insomma, Tailchaser è convinto: 'E' probabilmente un'operazione di marketing: convinci il cliente che gli serve qualcosa di speciale che il normale Project Management non può dargli; proponigli qualcosa con un nome “radicale'.

Ecco che la valente Inklet interviene: 'Chi paga sarà probabilmente felice perché l'attività gli sembrerà continuare su binari familiari, sicuramente convinto che quella sarà la volta buona'.

Vabbé, ma era proprio necessario scomodare il project management?

La saggia micia: 'E chi non parla di project management, oggigiorno?'

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