Condominio capitolino non affitta appartamenti a gay ed extra comunitari

Condominio capitolino non affitta appartamenti a gay ed extra comunitari Parla l'insegnante quarantenne che ha denunciato il caso all'Arcigay: "A causa di quell'orrendo rifiuto ora mi sento invisibile.

17/set/2010 17.50.18 Sara Borsari Contatta l'autore

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Parla l'insegnante quarantenne che ha denunciato il caso all'Arcigay : “A causa di quell'orrendo rifiuto ora mi sento invisibile. Basta una frase a farti sentire emarginato, invisibile. La violenza di quelle parole, "Io non affitto ai gay", mi ha ferito profondamente”. Chi parla è Massimo Frana, insegnante di 42 anni, nato in Calabria e da quattro anni residente a Roma, che all’inizio del mese di Settembre si è rivolto all'Arcigay dopo che una signora, avvocato in pensione, di circa 65 anni gli ha negato la disponibilità ad affittargli l'appartamento in quanto omosessuale. Massimo Frana a metà Agosto , leggendo un giornale, trovò un annuncio di una stanza in affitto al Tuscolano, in via Lucio Sestio con un prezzo di 500 euro al mese. Quello che lo colpì è che la descrizione dell’appartamento in affitti Roma rispondeva alle sue esigenze di richiesta. Frana segna il numero su un foglio di carta poi telefona. Prende appuntamento per la visione del appartamento. Il giorno in cui si erano accordati per la visita dell’appartamento Frana è stato accompagnato  da una signora straniera; una volta visto l’appartamento ha richiamato la proprietaria per dirle che la stanza gli interessava e che però voleva alcuni chiarimenti su una frase che, la proprietaria stessa, aveva pronunciato in una telefonata precedente. La frase in questione era che lei “non avrebbe affittato la stanza a gay o a extracomunitari non per sua scelta, quanto perché nel palazzo non avrebbero capito e quindi, dopo una settimana, mi avrebbe dovuto mandare via”. Frana sbigottito davanti a questa affermazione ha risposto che trovava moralmente ed eticamente inaccettabile negare l'affitto ai gay e che lui era omosessuale. Ecco cosa sta succedendo in Italia quando l’informazione è scarsa e spesso blanda e quando non si fa altro che sostenere che il diverso, la diversità è un qualcosa da temere.

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