Come si ricorre al meccanismo della conciliazione

12/ott/2010 17.49.10 webmoving Contatta l'autore

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Per ricorrere al meccanismo di conciliazione è sufficiente inserire una clausola nel momento della stipula del contratto, oppure rivolgersi allo stesso quando sorge la controversia.

Chi si occupa di materie e ambiti legati alla giurisprudenza sa benissimo che oltre alla giustizia ordinaria, per decidere chi ha ragione o torto in una controversia civile, esistono altre strade. Alcune obbligatorie, altre legate alla sensibilità e all’opportunità delle parti in questione.

Il meccanismo della conciliazione è tra le soluzioni in crescita, adottate da chi vuole risolvere alterchi sorti per questioni di poca importanza. Esistono diversi modi per ricorrere alla conciliazione. Vediamo quali sono gli strumenti principali.

Il primo sistema consiste nell’inserire, all’interno di un contratto privato che prevede la possibilità di contrasti tra le parti, una cosiddetta “clausola compromissoria di conciliazione”. L’espressione può spaventare a una prima lettura, ma in poche parole significa che gli interessati firmano un contratto, nel quale si impegnano a ricorrere al conciliatore in caso di necessità. È la soluzione migliore per evitare ulteriori contrasti, visto che a parlare non sono persone ma frasi scritte “nero su bianco”.

Il secondo sistema per affidarsi al meccanismo della conciliazione è quello con la controversia in atto. Appena si creano le condizioni, ci si rivolge immediatamente a un centro di conciliazione che si occuperà del caso in questione. Questa strada prevede, come già detto, una conoscenza minima del codice civile. Molto spesso capita che nella mente dei “litiganti” scatta l’immagine dell’aula di tribunale, con tanto di giudici togati e legali per la difesa.

Il terzo metodo vede l’iniziativa in mano soltanto a una delle due parti, sperando che la chiamata del conciliatore convinca anche l’altro a cooperare. È oggettivamente una via più difficile ma da non accantonare, se il buon senso prevale almeno da una parte sola.

Purtroppo la buona volontà di mettersi d’accordo può risultare vana, se si ha la sfortuna di chiamare mediatori mediocri. Verificate con attenzione che il conciliatore sia competente e rispetti la legislazione dettata dai decreti legislativi.

Un buon conciliatore, oltre a rispondere ai requisiti di legge, deve tenersi costantemente aggiornato. Non guasta una certa predisposizione mentale a fare questo lavoro, considerandolo quasi come una missione. Far fare la pace a due persone che non si incontrano sulle stesse idee è cosa nobile; tuttavia a fare il mediatore deve essere una persona umana e dai buoni propositi. Per questo motivo il carattere tendenzialmente calmo e rivolto al ragionamento è importante per fare il conciliatore.

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