L'inedita (e gustosa?) CENA CON VERTEBRA di Franca Zucca all'Antigone/10-20 febbraio

31/gen/2011 12.23.34 D-MOOD Contatta l'autore

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L’Associazione Culturale Teatri&Culture
presenta
CENA CON VERTEBRA
di Franca Zucca

REGIA CARLO DILONARDO

TEATRO ANTIGONE

Via Amerigo Vespucci, 42 - Roma (Testaccio)
Dal 10 al 20 febbraio 2011

Da Giov. a Sab. ore 21.00 - Dom. ore 18.30

 

con (in ordine di apparizione)

Giuliana Meli (Matilde), Andrea Cannucciari (Osvaldo), Francesca Del Vicario (Alice), Valter Venturelli (Signor G.), Manuel Diaz, Vincenzo Musmanno (gli addetti), Francesca Del Vicario (la suocera)

 

Nel neonato Teatro Antigone di Testaccio va in scena “Cena con vertebra” di Franca Zucca, per la regia di Carlo Dilonardo. Una commedia grottesca, esilarante, che, tra ironia e assurdo, pone l’attenzione sulle dolcezze e i tormenti del rapporto genitore-figlio. Osvaldo, colto da un momento di infinito amore per il povero padre deceduto da molto tempo, all’atto della compattazione viene spinto da una irrefrenabile voglia di tenerlo ancora accanto, tanto da riuscire a rubare una sua vertebra. Ma poi…che farsene?


NOTE DELL’AUTRICE

Padri assenti (in vita e ‘post mortem’)...e madri approssimative segnano le  vicissitudini  di  questi  due  ex-coniugi  alle  prese  con  la  non  facile ri-collocazione di una vertebra paterna trafugata dal cimitero a scopo ‘esami genetici’. Un ‘osso’ può ri-prendere “vita” attraverso il desiderio inappagato di ‘corporeità’ e affetto di chi...c’è, nei confronti di chi ormai ‘non è più’ - in una sorta  di  rentrée onirica...compensatoria(?) degli  scarti di sofferenza adolescenziale (a tratti  atroce), sia pure condita nel linguaggio, qua e là,  di  incolpevole (si spera) vena comica. La drammaturgia non si rispecchia pedissequamente nel testo messo in scena, per sottrazione, in quest’ultimo, di alcuni elementi drammaturgici presenti nell’opera originaria, e per “ritocchi” sparsi sulla lingua della voce dei  personaggi.

FRANCA ZUCCA

 

NOTE DI REGIA

Quando l’autrice mi ha consegnato il copione ho deciso immediatamente di affrontare la lettura del testo, per una eventuale messa in scena. Il titolo mi aveva fortemente incuriosito. Si focalizza l’attenzione sull’analisi dei rapporti famigliari, messa in risalto da meccanismi surreali o, per meglio dire, su-reali, cioè “sopra” la realtà delle cose, “sopra” la superficie rispetto a quello che di “reale” è nascosto nel profondo di ciascuno. Ho cercato di realizzare questa messa in scena attraverso una linea grottesca che  come è noto sfocia fisiologicamente nell’assurdo, un assurdo che agli occhi dello spettatore diventa paradosso: l’infinito amore per il padre “regala” al protagonista un raptus che lo porta a rubare una vertebra al genitore defunto, al momento della compattazione di quest’ultimo. L’atto in sé può essere considerato una profanazione, una follia ma agli occhi del protagonista e, probabilmente di qualche spettatore presente in sala, appare solamente un gesto di infinito amore per un caro estinto. Fin qui l’aspetto poetico e narrativo. Ma una volta rubata la vertebra, che farsene? Come e a chi restituirla? Lo vedrete...

 

Buona Scena!

Carlo Dilonardo

 

COSTO DEI BIGLIETTI

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