Flavescenza Dorata della Vite: un problema nel Roero.

06/lug/2011 15.24.31 emanuele rolfo Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

La stagione viticola 2011 nel Roero come in altri areali viticoli del Piemonte si presenta buona, nel senso che ad oggi la fase fenologica della vite risulta anticipata rispetto al normale calendario fisiologico;  l’uva è sana,  c’è poca pressione infettiva da parte delle principali malattie fungine della vite, e c’è un  normale carico produttivo di uva per ceppo.

La fioritura con la conseguente allegagione  hanno avuto un decorso  buono e veloce grazie al bel tempo, e le piogge di inizio giugno non hanno quindi fatto danni ai futuri grappoli.

Oggi abbiamo i grappoli ormai delle dimensioni definitive, belli e sani,  e siamo ormai in attesa dell’invaiatura, momento in cui si ha il cambiamento di colore degli acini: da verde a violaceo per le bacche di uva rossa, da verde a giallo, dorato, per le bacche di uva bianca.

Purtroppo a minacciare lo stato di salute dei nostri vigneti c’è  una virosi : la Flavescenza Dorata della vite. Una virosi appunto che viene trasmessa da una vite all’altra attraverso la puntura di un insetto: lo Scaphoideus titanus.  Ad oggi, dopo decenni, che la malattia ha fatto la sua comparsa  in tutte le regioni viticole più importanti del mondo ( Francia, America, Italia ) non è ancora stata trovata una linea di difesa attiva  diretta contro questa virosi; ma si continua ad agire solo ed esclusivamente contro l’insetto vettore ( lo Scaphoideus titanus ) mediante la distribuzione in vigneto di insetticidi.

Una tale linea di difesa ha quindi i suoi lati deboli : nel momento in cui si distribuisce l’insetticida in vigneto, lo Scaphoideus titanus  è già presente, in popolazioni più o meno numerose, ma comunque presente e quindi attivo nel  diffondere la virosi. Terminato il periodo di carenza dell’insetticida usato, altri  Scaphoideus titanus  che “entrano” nel vigneto possono nuovamente dare il via alla diffusione della malattia. Quindi altro trattamento insetticida, e così di seguito fino al termine della stagione vegetativa, quando la vite con la maturazione dell’uva , entra in riposo vegetativo, lo Scaphoideus titanus  termina il suo ciclo ,  non va più sulle foglie per pungerle per nutrirsi e si appresta a passare l’inverno sotto forma di larva tra gli anfratti della corteccia del legno del ceppo della vite o mille altri “nascondigli” .

 

Riassumendo: ad oggi i viticoltori italiani, francesi, americani, svizzeri,  spagnoli , …. Per far fronte a questa pericolosa avversità che minaccia il patrimonio viticolo hanno a loro disposizione due sole armi: l’uso continuo di insetticidi ( non selettivi, quindi dannosi anche per gli insetti  utili come le api) e l’asportazione delle viti malate al presentarsi dei primi sintomi , perché se l’insetto punge una pianta sana,  non ci sono conseguenze, ma se passa da una pianta malata ad una sana,  ecco che  la virosi si diffonde.

 

In questa sede non voglio quindi dilungarmi troppo sugli aspetti tecnici di difesa ,  sulle pratiche di difesa diretta e indiretta ; quello su cui voglio soffermare la Vostra attenzione è l’assurdità di questo aspetto: continuiamo a distribuire insetticidi , appestando l’ambiente,  e aspetto non secondario  rovinando  la nostra salute, e non abbiamo ancora trovato un principio attivo diretto contro la virosi stessa, contro la Flavescenza dorata. Mi viene in mente un  paragone che in questo caso vi aiuta a comprendere meglio :  e come se  l’uomo in autunno , in vista dell’inverno,    per scongiurare   un’influenza, si preoccupasse solo di comprare sciarpa, guanti di lana, beretto di lana,  biancheria intima pesante e via di seguito e non facesse “scorta” di una confezione di  antinfluenzale, antibiotici,  … per combattere direttamente il virus se la sola difesa indiretta ( vestirsi di più ) non bastasse.

 

Noi ci troviamo in questa situazione: continuiamo a distribuire insetticidi,  ad appestare quindi le nostre colline,  senza vedere dei risultati positivi. Le nostre vigne versano in uno stato sanitario preoccupante per quanto riguarda la Flavescenza:  non ci sono segni che fanno presagire un controllo della situazione, la malattia è in continua diffusione, e i filari che una volta erano pareti interminabili lungo le nostre colline, ora sono tapezzati qua e là da “buchi”, da  vuoti che siamo costretti a creare tagliando le viti al primo presentarsi dei sintomi della Flavescenza Dorata.

 

Il pensiero mio come di altri  miei colleghi che in questo periodo stanno vivendo questa  situazione drammatica è quello  che non ci crediamo che la ricerca non abbia ancora trovato una soluzione  a questa virosi: o tramite un principio attivo, una molecola nuova, di sintesi, che agisce direttamente contro la virosi,  o indirettamente come nel passato lo è stato contro la Fillossera , per contrastare la quale si è dovuto rifare tutto il “vigneto Italia” innestando le nostre varietà su viti americane, tolleranti nei confronti di questo insetto.

Questa situazione è solo una manna per le case farmaceutiche,  che con la vendita di questi insetticidi ( non a buon prezzo,   questo ve lo garantisco )  ci vogliono far controllare , o far credere di controllare  l’avanzamento della malattia, e intanto il loro business fa passi da gigante.

 

Noi viticoltori ogni stagione la passiamo prima a tagliare ed estirpare le viti malate, ad  intossicarci  con l’uso di insetticidi sempre più forti , e poi a rimpiazzare con nuove barbatelle, nuove viti,  i buchi che ci sono nei filari.

Questa situazione ora è arrivata al limite,  ora si deve porre rimedio: oggi il vigneto “Roero” è seriamente minacciato. Ieri ( 10 anni or sono) in questa situazione c’erano alcune zone del Monferrato, oggi quelle colline sono spoglie. Oggi ci siamo noi a far da trincea al cuore del Piemonte viticolo , alla Langa, e se anno dopo anno questa   linea di confine indietreggia e la malattia avanza, non vogliamo pensare alle conseguenze sociali, turistiche, ambientali , economiche (dirette e indirette)  di un simile flagello. 

 

Il Roero viticolo-enologico è formato per lo più da  aziende di medie dimensioni, a carattere familiare, che hanno scelto questa professione, come una scelta di vita, di tradizione familiare prima ancora che di business commerciale. Oggi con questi problemi siamo arrivati ad un bivio: occorre prendere delle decisioni, fare delle scelte, e farle in fretta.  Oggi chi a vario titolo e a vari livelli istituzionali, sia privati che pubblici ( scuola, università, centri di ricerca, comuni, province, regioni, associazioni di categoria  … )   può fare qualcosa , deve farlo e farlo in fretta.

Noi vogliamo lavorare ancora sulle nostre colline, lungo i filari , sotto il sole a picco nella bella stagione, come sulla fredda neve durante l’inverno per la potatura, per portare sulle vostre tavole ancora i nostri vini.

Un rimedio va trovato, o con una molecola nuova, di sintesi, o indiretto: biologico , mediante  un altro insetto che contrasta lo Scaphoideus titanus , o con   una varietà di vite che tollera questa virosi, con viti transgeniche, … con qualsiasi sortilegio, purchè si  metta la parola fine a questa avversità.

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl