Al Maria Cecilia Hospital di Cotignola ogni anno 2300 pazienti sono curati con le più moderne metodiche cardiologiche

04/ago/2011 08.33.43 Gruppo Villa Maria Contatta l'autore

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Ogni anno circa 2300 pazienti vengono trattati nell’Unità Operativa di Cardiologia del Maria Cecilia Hospital di Cotignola, in convenzione col Servizio Sanitario Nazionale. Il reparto rientra nel “Dipartimento Cuore” della struttura appartenente al Gruppo Villa Maria – GVM Care&Research, assieme all’Unità Operativa di Cardiochirurgia condotta dal dottor Mauro Lamarra e all’Unità Operativa di Elettrofisiologia guidata dal professor Carlo Pappone. Il responsonsabile è il dottor Stefano Bosi, che si avvale di un’equipe composta da dieci medici (Francesco Anglano, Marco Baldelli, Alessandra Barbieri, Stefano Censi, Rita Conti, Gaetano Macrì, Monica Naldi, Massimiliano Pizzarelli, Angelo Squeri, Umberto Trecroci), ai quali si aggiunge il personale infermieristico composto da una ventina di dipendenti.

«La nostra Unità Operativa – spiega il dottor Bosi - si occupa della diagnosi e cura delle patologie cardiovascolari e tratta pazienti che soffrono prevalentemente di cardiopatia ischemica, angina instabile e post-infartuale, scompenso cardiaco, valvulopatie e aritmie cardiache. Sono trattati anche pazienti che presentano situazioni di elevata complessità, quali infarto in fase acuta, specie se la terapia trombolitica non è praticabile o è risultata inefficace. Ci avvaliamo di metodiche e procedure invasive e non invasive. Le procedure non invasive comprendono: Ecocardiogramma basale e dopo stress farmacologico; Ecografia dei vasi arteriosi (arterie carotidi, renali, degli arti inferiori, dell’aorta), studio dei vasi venosi periferici degli arti; Elettrocardiogramma Holter e Holter pressorio (monitoraggio continuo dell’attività cardiaca e pressoria durante l’attività routinaria del paziente); monitoraggio elettrocardiografico in continuo, a letto o mediante telemetria; Test ergometrico (elettrocardiogramma da sforzo)».

«Abbiamo a disposizione una trentina di posti letto e seguiamo i nostri pazienti anche in terapia intensiva – prosegue il dottor Bosi - Per quanto riguarda la parte diagnostica incruenta, sono tre le metodiche innovative sulle quali ci siamo focalizzati negli ultimi tempi: l’Eco Preoperatoria, la Risonanza Magnetica Cardiaca, la TAC coronarica. L’Eco Preoperatoria praticato ai pazienti valvolari che devono essere sottoposti ad intervento cardiochirurgico, permette di visualizzare esattamente l’anatomia del difetto valvolare e guidare di conseguenza la strategia chirurgica, riducendo al minimo le sostituzioni e orientando le riparazioni valvolari. L’ecografo 3D di ultima generazione, di recente acquisito, permette una visione anatomica del cuore nel suo interno, consentendo così di identificare le alterazioni degli apparati valvolari fino a definire le dimensioni e le modalità delle parti da riparare. L’altra metodica innovativa è la Risonanza Magnetica Cardiaca, avviata circa due anni fa al Maria Cecilia Hospital. Già un migliaio di pazienti sono stati sottoposti a questo esame, che consente due diversi tipi di osservazione: una morfologica e una funzionale. Le due osservazioni, complementari fra loro, consentono di avere una valutazione fine delle strutture anatomiche cardiache, verificando la presenza di malformazioni, infiammazioni e tumori, oppure la presenza di un pregresso infarto, di eventuali ischemie definendone estensione e sede. Terza metodica è la TAC coronarica, che permette la visualizzazione diretta delle coronarie senza ricorrere al posizionamento dei cateteri all’interno dei vasi arteriosi e delle coronarie. La risonanza magnetica e la TAC coronarica, particolarmente se utilizzate insieme, forniscono un’informazione di elevata precisione allorché si voglia escludere la presenza di una coronaropatia o di una malattia strutturale del cuore. La TAC infatti, con le nuove macchine di recente acquisizione del Gruppo, fra le prime in Europa, permette ora con un’esposizione radiante contenuta e una visualizzazione delle coronarie, mentre la RM mette in evidenza le zone in cui durante uno sforzo fisico o uno stress l’apporto sanguigno al cuore risulta inadeguato o del tutto assente».

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