Al Maria Cecilia Hospital di Cotignola due psicologhe si prendono cura delle paure di pazienti e familiari

Al Maria Cecilia Hospital di Cotignola due psicologhe si prendono cura delle paure di pazienti e familiari.

Persone Sara Milani, Cinzia Cesari
Luoghi Cotignola
Organizzazioni Organizzazione Mondiale della Sanità
Argomenti medicina, psicologia, ospedale, chirurgia

11/ago/2011 17.05.53 Gruppo Villa Maria Contatta l'autore

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La differente concezione fra “curare” e “prendersi cura” del malato è una delle nuove sfide della sanità. Anche in questa direzione il Gruppo Villa Maria è all’avanguardia: da anni il Maria Cecilia Hospital di Cotignola, per “prendersi cura” del paziente nella sua completezza, ha avviato un servizio gestito da due psicologhe, che si fanno carico di assorbire le tensioni e le paure del malato e dei suoi familiari che lo accompagnano nel percorso terapeutico in ospedale. «Il paziente – spiegano Cinzia Cesari e Sara Milani, le due psicologhe – spesso entra in ospedale con un forte carico emotivo, un elemento a volte dirompente, in grado di alterare il suo stato psicofisico. In questi casi le persone possono manifestare dei disagi di personalità e noi cerchiamo di aiutarle con un sostegno psicologico nel loro percorso di malattia. Un cardiochirurgo non può farsi carico dell’ansia di un malato o di un genitore: è lì che entriamo in campo noi, coniugando la nostra professionalità in collaborazione coi medici. Del resto la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che la salute non deve essere vista esclusivamente come malattia, ma nella complessità dei suoi aspetti psicofisici. Noi ci prendiamo in carico non solo il paziente, ma anche il familiare, spesso visto come un “intralcio”, che vive le stesse ansie e le stesse paure del malato, a volte anche in maniera superiore. Fare un buon lavoro sul familiare ha un grosso beneficio pure sul paziente, soprattutto nel lungo termine, al rientro a casa». «Lavoriamo soprattutto in collaborazione con il reparto di Cardiochirurgia. Nella fase preparatoria all’intervento chirurgico, mediamente una settimana prima, quando il paziente prende contatto con la nostra struttura, con un primo colloquio cerchiamo di farlo sentire a casa sua. Il giorno prima o il giorno stesso dell’intervento interveniamo con un nuovo sostegno psicologico. Abbiamo poi pianificato dei lavori di gruppo periodici. In particolare organizziamo una riunione settimanale con pazienti e familiari, insegnando loro una tecnica di rilassamento, per dare quantomeno anche uno strumento pratico. Facciamo quindi una riunione di gruppo coi soli familiari, per cercare di contenere le loro ansie, per educarli a non manifestare le loro angoscie di fronte ai pazienti. Organizziamo poi riunioni periodiche di rieducazione sanitaria, per stimolare i pazienti a prendersi cura della loro salute. Le statistiche dicono che almeno il cinquanta per cento dei pazienti, una volta dimessi dagli ospedali, non aderiscono alle prescrizioni del medico, rischiando di compromettere il buon esito di un’operazione chirurgica. Noi educhiamo a mantenere uno stile di vita sano e corretto, anche dopo essere rientrati a casa. Infine, lavoriamo sulla cosiddetta “terapia occupazionale”: cerchiamo di tenere mentalmente attivi i malati attraverso lavori creativi, come la realizzazione di quadri e decoupage». «Durante le riunioni di gruppo con pazienti e familiari, si crea un bel clima – concludono le psicologhe Cinzia Cesari e Sara Milani - D’altronde, in ospedale ci si sostiene spesso a vicenda. Va oltretutto ricordato che i pazienti non sono in grado di giudicare la qualità dell’operazione chirurgica effettuata su di loro, per cui spesso giudicano la struttura ospedaliera nella quale sono curati sulla base di aspetti emotivi: la gentilezza di un’infermiera, il calore umano di un medico, il sostegno di una psicologa».
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