L'ITALIA BLOCCA I FURTI DEL RAME IN ARABIA

12/ott/2011 09.23.26 PRS INTERNATIONAL Srl Contatta l'autore

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L’ITALIA BLOCCA I FURTI DEL RAME IN ARABIA

Dopo La Mecca e Medina, anche Jedda installa nella sua rete di illuminazione pubblica il Minos System della UMPI, che decurta i costi fino al 40% e trasforma i lampioni in centraline di telesorveglianza e multiservizi. Se l’Italia lo adottasse, risparmierebbe mezzo miliardo l’anno.

La commessa vale 4,2 milioni. Chiusura 2011: 8,5  milioni; budget 2013: 50 milioni

 

Cattolica (RN), 11 Ottobre 2011

Prima La Mecca, poi Medina e Dammam, adesso Jedda: ad una ad una le città dell’Arabia Saudita stanno adottando il Minos System della italiana UMPI Elettronica, tecnologia che consente un deciso abbattimento dei costi energetici e di gestione degli impianti di illuminazione pubblica, oltre che la trasformazione dei lampioni in centraline multiservizi e di telesorveglianza. Un aspetto, quest’ultimo, di fondamentale importanza per i territori arabi, che con le tecnologie UMPI stanno mettendo in sicurezza centinaia di migliaia di chilometri di cavi elettrici e risolvendo così l’annoso problema del furto del rame: un problema scottante anche nel nostro Paese, che alle sole Ferrovie dello Stato causa perdite per circa 3 milioni l’anno.

 

«La nostra tecnologia - spiega Gianluca Moretti, amministratore delegato UMPI - è leader nel telecontrollo e, sfruttando la rete elettrica esistente, consente la telegestione dell’illuminazione pubblica, il che produce risparmi in energia fino al 30% e in manutenzione fino al 15%. Se tutta l’Italia si dotasse del Minos System, il risparmio annuo totale ammonterebbe a oltre mezzo miliardo di euro».

 

La commessa araba vale 4,2 milioni di euro; nel Medio Oriente - dove, secondo le previsioni, UMPI fatturerà 20 milioni in 3 anni - i “lampioni intelligenti” sono 100.000. A livello globale sono oltre mezzo milione, di cui 7000 (l’intera rete di illuminazione) nel Principato di Andorra, circa 1000 lungo le autostrade britanniche oltre che sulle principali arterie di Belgio, Austria, Malesia, Repubblica Ceca, Francia, Spagna. Il sistema Minos copre inoltre l’intero impianto luce del Corcovado, a Rio de Janeiro. In Italia è presente a Roma, Genova, Venezia, Bologna, Enna, all’aeroporto di Palermo e in numerosi Comuni minori.

 

Moretti sottolinea: «Il costo medio dell’installazione di Minos System è di 300 euro a punto luce, con pareggio a 5-6 anni». L’amministratore delegato UMPI ricorda inoltre che se la tecnologia fosse estesa a tutto il territorio nazionale si avrebbero anche importanti ricadute nell’indotto, quantificabili in migliaia di posti di lavoro in più e in un giro di affari in componentistica stimato in 2 miliardi e mezzo di euro.

 

Con Minos il sistema di illuminazione pubblica diventa una “Lan” estesa - cioè una rete di trasmissione di dati e immagini - con cui è possibile dosare l’intensità luminosa del singolo punto luce a seconda delle necessità e degli orari, e individuare immediatamente i guasti; ma, anche, fare di ogni lampione un punto di telesorveglianza, telesoccorso, connessione a Internet, controllo dei parcheggi, e perfino di diffusione di informazioni o di musica. «Oggi UMPI è tra le aziende mondiali in grado di delineare le smart cities del futuro - dice Moretti. - Gli scenari che si aprono davanti a noi sono davvero vasti; i ritmi di crescita, prevedibili solo a grandi linee».

 

Nel 2006 UMPI aveva un fatturato di 2,2 milioni. In 5 anni ha quadruplicato  il risultato, e oggi è a oltre 8,5 milioni. Secondo stime prudenziali del management, nel 2012 il budget toccherà i 15 milioni, nel 2013 i 50 milioni. Di recente il Gruppo ha acquisito le società Adria Energy Esco e Biometrika per raggiungere nuove frontiere di applicazione del Minos System. I dipendenti sono 54, al 30% ingegneri dedicati alla ricerca, cui va in media il 30% del fatturato annuo. Oltre 120 i collaboratori esterni. Progressioni importanti, che UMPI vorrebbe «agganciare a quella del Paese, dando un contributo determinante per il risparmio energetico e per rilanciare l’intero sistema economico/produttivo nazionale».

 
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