Eiaculazione precoce: che cos'è?

24/mar/2012 00.49.48 alessandro.vigini Contatta l'autore

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Dal latino ejaculatio praecox, con il termine di eiaculazione precoce in ambito medico si definisce una condizione di difficoltà o incapacità dell'uomo di esercitare un controllo volontario sul suo riflesso eiaculatorio. L'eiaculazione precoce è considerata la disfunzione sessuale maschile più diffusa. Gli ultimi dati rilevati, infatti, ci dicono che l'eiaculazione precoce colpisce il 20- 25% degli uomini in età sessualmente attiva, in modo indipendente dall'età, visto che può interessare una fascia molto ampia che va dai sedici fino ai settant'anni.

Rimanendo sempre in ambito di statistiche, è stato stimato che non c'è un uomo che nella sua vita sessuale non abbia mai provato almeno una volta questo disturbo. A seconda del momento in cui si manifesta per la prima volta nella vita dell'individuo, l'eiaculazione precoce si può distinguere in primaria e secondaria. Si parla di eiaculazione precoce primaria quando è congenita, e dunque compare fin dall'inizio dell'attività sessuale. L'eiaculazione precoce viene invece detta secondaria quando è acquisita, e pertanto si presenta in un secondo momento, dopo un periodo di attività sessuale soddisfacente. Ma è bene ricordare che, al di là di questa classificazione, si può parlare anche di disturbo generalizzato, ovvero se accompagna sempre la vita sessuale dell'uomo, oppure di disturbo situazionale, nel caso in cui si verifichi solo in determinate situazioni o con determinate partner.

L'eiaculazione precoce ha da sempre originato dibattiti circa una sua definizione diagnostica unica e condivisa. Del resto il concetto di eiaculazione precoce come problema che limita la sessualità maschile è relativamente recente, non dimentichiamoci che precedenti retaggi culturali consideravano la rapidità dell'uomo nel raggiungimento dell'orgasmo come indice di virilità e potenza sessuale. Da quando poi questa rapidità si è cominciata a percepire come un disturbo sessuale, nel corso degli anni si sono succedute differenti definizioni diagnostiche dell'eiaculazione precoce. Una prima definizione è quella che venne proposta da Masters e Johnson, rispettivamente psicologo e ginecologa statunitensi, i quali stabilivano che un uomo soffre di eiaculazione precoce se eiacula prima di riuscire a soddisfare il partner in più della metà dei rapporti sessuali.

A questa tesi ne sono seguite innumerevoli negli anni, formulate in seguito agli sviluppi scientifici della sessuologia. Le tesi sono state formulate tenendo conto di diversi parametri come la durata del rapporto, il numero di spinte coitali, il raggiungimento dell'orgasmo della partner, la percezione soggettiva di controllo dell’eiaculazione, la soddisfazione della coppia.

Recentemente sono state proposte delle nuove definizioni diagnostiche dell'eiaculazione precoce che reputano la variabile temporale un fattore centrale. Una prima teoria sostiene che rientrano nella diagnosi di eiaculazione precoce solo i casi in cui la durata dei rapporti sessuali è inferiore ai sessanta secondi dal momento della penetrazione.

Un ultimissimo studio invece si basa sull’introduzione del parametro IELT (tempo di latenza eiaculatoria intra-vaginale) e considera “normale” un tempo di latenza eiaculatoria tra i quattro e i cinque minuti dal momento della penetrazione. In tutti gli altri casi diversi da questi la rapidità sarebbe imputabile a una normale caratteristica fisiologica che varierebbe da uomo a uomo su base genetica. Naturalmente queste definizioni presentano un limite considerevole, ovvero quello che andrebbero ad escludere da un’attenzione clinica una serie di casi di eiaculazione precoce solo per una manciata di secondi. Dunque il dibattito rimane aperto.

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