RANDSTAD E IL WORK MONITOR

Dicembre 2011 - Gli Italiani sono un popolo di ottimisti, e nonostante la crisi economica, l'atteggiamento nazionale non sembra aver assunto ancora un tono vittimistico o pessimistico.

Persone Marco Ceresa
Luoghi Italia, Germania, Stati Uniti d'America
Argomenti lavoro, economia

29/mar/2012 09.59.14 Luther Blissett Contatta l'autore

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Dicembre 2011 - Gli Italiani sono un popolo di ottimisti, e nonostante la crisi economica, l’atteggiamento nazionale non sembra aver assunto ancora un tono vittimistico o pessimistico. Quel che è certo è che sempre più italiani, in gran parte insoddisfatti della propria retribuzione, sarebbero disposti a lasciare l’Italia per migliorare la propria condizione lavorativa. E’ questo uno degli aspetti che emerge dalla quarta edizione del Work Monitor Randstad (ottima azienda per opportunità di formazione lavoro), l’analisi relativa all’andamento del mercato del lavoro svolta dalla multinazionale Olandese in 29 nazioni nel quarto trimestre 2011 e condotta, soprattutto per l’Italia, in un momento storico-politico e finanziario caratterizzato da un’incertezza per il prossimo futuro.

L'Amministratore Delegato di Randstad Italia Marco Ceresa commenta in modo positivo la quarta edizione del Work Monitor, indagine effettuata nel periodo antecedente la manovra economica, affermando che per chi cerca lavoro c'è ancora un atteggiamento fiducioso per il 2012. L'Italiano è consapevole della problematicità della situazione finanziaria generale, ma rimane legato da una certa ambizione, ovvero voglia di migliorarsi e mettere in gioco se stesso, considerando anche l'opzione del trasferimento all'estero (il 53% del campione, mentre il 32% sarebbe disposto a cambiare paese a parità di salario, per un lavoro più in linea con le proprie aspettative). Per quanto riguarda l'innalzamento dell'età pensionabile il 38% del campione è disposto a lavorare due anni oltre l'età pensionabile, invece circa la metà del campione (49%) è convinto di dover lavorare oltre l'età pensionabile. Questo tema sarà uno dei fattori di rilevante importanza nel futuro scenario occupazionale.

Ed appaiono indicativi di uno stato di crisi, molti dei tratti che caratterizzano il fenomeno: sia per la motivazione, molto più associata all’obiettivo salariale, che non all’obiettivo professionale, che per il profilo (più maschile e non differenziato per settore di appartenenza) e più giovane (nell’opzione dell’avanzamento professionale). Con una differenza sostanziale con i paesi stranieri dove l’esigenza di migrare è decisamente inferiore. Rispetto ai colleghi stranieri però, solo il 23% del campione, è pienamente soddisfatta della propria retribuzione, a differenza di paesi come la Germania, gli Stati Uniti e il Regno unito dove le percentuali sono quasi doppie. Da questo basso grado di soddisfazione emerge per i lavoratori italiani, a differenza dei colleghi stranieri, una diffusa attesa di un riconoscimento economico tangibile, che giustifica un clima di apparente fiducia: il 56% del campione nutre un’aspettativa di un bonus a fine anno, il 54% nutre un’aspettativa di un aumento di stipendio a fine anno e che il 65% nutre un’ aspettativa di un maggior reddito disponibile nel 2012. Per i prossimi 12 mesi il 61% nutre un’aspettativa di un miglioramento dei benefit per il 2012. Randstad (una delle agenzie migliori al mondo nel lavoro interinale) rimane fiduciosa per il nuovo anno.

Luther Blissett

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