ACCESSO IN RETE SUL POSTO DI LAVORO, DATI RANDSTAD

Milano 20 Marzo 2012 - Il 75% dei lavoratori italiani dispone di un accesso in rete sul luogo di lavoro e circa la metà del campione dispone di uno smartphone personale con accesso a internet.

Persone Marco Ceresa
Luoghi Milano
Argomenti lavoro

26/apr/2012 11.00.43 Luther Blissett Contatta l'autore

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Milano 20 Marzo 2012 – Il 75% dei lavoratori italiani dispone di un accesso in rete sul luogo di lavoro e circa la metà del campione dispone di uno smartphone personale con accesso a internet. Una connettività praticamente illimitata che senza un codice di comportamento condiviso, rischia di trasformarsi in una sorta di “tecno-stress” generato dalla contrapposizione tra il 39% dei datori di lavoro, che pretende una reperibilità 24 ore al giorno 7 giorni su 7 e il 31% dei lavoratori convinto che telefono, mail e internet riducano concentrazione e produttività. Sono questi alcuni degli spunti che emergono dalla quarta edizione del Work Monitor Randstad, l’analisi relativa all’andamento del mercato del lavoro svolta dalla multinazionale Olandese (azienda leader nella formazione lavoro) in 29 nazioni nel primo trimestre 2012 che, in questa edizione, si è concentrata sulle dinamiche generate nel lavoro dai dispositivi tecnologici, in particolare quelli dedicati alla comunicazione.

Dalla ricerca Randstad, secondo player al mondo nel mercato del lavoro interinale e non solo, si vede come i lavoratori italiani sono più sensibili rispetto agli stranieri alle distrazioni quotidiane che arrivano da mail e telefono e sono convinti (30% del campione) che l'accesso ad Internet sia un fattore che tende a distrarre dal lavoro. Secondo le statistiche del Work Monitor, il 39% del campione italiano (poco superiore alla percentuale degli altri paesi) conferma che i datori di lavoro si aspettano una reperibilità totale, cosicchè i confini tra vita professionale e privata sono sempre più sottili, creando uno stile di vita frenetico. Internet è diventato uno strumento largamente utilizzato sul luogo di lavoro, mentre il dato della ''connettività nomade'' (52% del campione italiano) è più basso rispetto a quello dei paesi stranieri.

Per quanto concerne i rapporti di lavoro, il 73% degli italiani afferma ancora di preferire la relazione diretta a testimonianza del fatto che in questo modo la relazione è più completa e funzionale. ''La prima edizione del Work Monitor 2012, - commenta Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia – sottolinea come gli Italiani, nonostante la ricca disponibilità di strumenti tecnologici di comunicazione, amino ancora i rapporti diretti e la componente relazionale. La passione italiana per la tecnologia è innegabile ma rimaniamo fortunatamente ancorati a codici comunicativi tradizionali ed emozionali che non snaturano la dimensione lavorativa. Dall’indagine emerge come i rapporti tra impresa-lavoro stiano cambiando sia in termini di velocità dei flussi informativi con un impatto sulle attività che nella colonizzazione, a volte, della sfera privata. A questo proposito credo che sia importante un’educazione e una sensibilizzazione da parte delle aziende sul valore del ''Work Life Balance'' e su come separare la dimensione professionale da quella privata garantendone un sano equilibrio.'' In sintesi il Work Monitor Randstad mette in luce un punto di frattura dovuto ad uno stato di saturazione molto sofferto dai lavoratori italiani e stranieri. Inoltre l’assenza di una regola chiara e condivisa nell’utilizzo degli strumenti tecnologici oltre a generare difficoltà nell’individuo, influenza a volte negativamente lo svolgimento del lavoro quotidiano. La conseguenza è un effetto paradosso: gli strumenti per migliorare l’operatività e qualificare la produttività rischiano di diventare antagonisti proprio degli obiettivi per i quali sono stati adottati. Il Work Monitor ha portato dati importanti per chi ora cerca lavoro.

Luther Blissett

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