Studio Dentistico Vitaldent: come intervenire con i pazienti a rischio

01/ago/2012 12.47.48 mary360 Contatta l'autore

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L’emofilia è una malattia ereditaria che, a causa della mancanza di una sostanza proteica normalmente presente nel sangue, ne provoca una coagulazione imperfetta. Questo significa che negli emofilici una perdita di sangue può durare più a lungo e risultare anche pericolosa per la salute. Oggi le persone affette da emofilia possono svolgere una vita assolutamente normale perché possono utilizzare farmaci della coagulazione in grado di evitare o fermare rapidamente l’emorragia.

Dallo Studio Dentistico Vitaldent dichiarano che i pazienti affetti da emofilia devono sempre informare il dentista sulla loro malattia ed inoltre sottolineano che l’entità del sanguinamento dipende molto dal tipo e dalla gravità del disturbo: a volte può capitare di rendersi conto che un bambino è affetto da emofilia solo in seguito a un intervento dentistico, chirurgico o ad un incidente perché si verifica un’emorragia.

Questa malattia – continuano dallo Studio Dentistico Vitaldent – rappresentava un problema anche per la gestione degli interventi odontoiatrici ma ora sono diventati fattibili grazie all’adozione di alcuni accorgimenti. I dentisti dello Studio Dentistico Vital Dent dicono, infatti, che adottando alcune strategie, come protocolli di profilassi adeguati e terapie antiemofiliche all’avanguardia, è possibile rendere più agevole e normale il decorso dei trattamenti odontoiatrici. Altro aspetto importante nella gestione degli interventi odontoiatrici in pazienti a rischio – sottolineano dallo Studio Dentistico Vitaldent – è l’impiego di biomateriali in grado di ridurre eventuali complicanze.

Tra le varie terapie che possono essere applicate in casi di emofilia, gli odontoiatri dello Studio Dentistico Vital Dent ricordano che prima di un intervento dentistico può essere somministrata la desmopressina, un ormone in grado di curare pazienti con emofilia lieve o moderata, o degli antifibrinolitici, come l’acido tranexamico e l’acido amino caproico.

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