Come aprire un ecommerce e vendere all'estero

Come aprire un ecommerce e vendere all'estero.

29/nov/2014 15.22.49 elirossa24 Contatta l'autore

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Rispetto ad un negozio normale, utilizzare il web vendere i propri prodotti appare vantaggioso, sia per il minore impegno finanziario che per la vastità potenziale del mercato approcciabile. In realtà, soprattutto se si intende vendere anche all’estero, le difficoltà da affrontare non sono poche. Per questo, normalmente, è necessario appoggiarsi ad aziende specializzate, dopo aver vagliato accuratamente il preventivo per la realizzazione di un sito ecommerce che avrete richiesto ( vedi qui maggiori informazioni).

Qui vedremo in breve quali sono i punti chiave da affrontare quando si intende aprire una attività di commercio elettronico che possa operare anche con clienti residenti all’estero. Chiaramente, molti dei passaggi sono necessari anche quando si vuole vendere solo sul territorio nazionale. 

Prima di tutto, naturalmente, occorre stabilire il bene che si vuole vendere, e disporre della logistica necessaria, indispensabile anche nel caso di ecommerce. Poi bisogna registrare il dominio, ad esempio, www.fashiondimilano.it. Nel nome, preferibilmente breve, è bene si capisca, molto in generale, quale è l’ambito nel quale si opera. Se può essere attraente, anche la zona di provenienza. Le estensioni, oggi, possono essere molte (.eu, .org, .biz ecc.), ma, in generale, è preferibile rimanere sui comuni .it o .com.

Il secondo punto riguarda la creazione di siti web per ecommerce. Sebbene l’affidamento ad esperti del settore sia sempre consigliabile, adesso si possono sfruttare piattaforme realizzate appositamente per essere guidati alla creazione di questi tipi di siti, sia gratuite che a pagamento. Esempi di questo tipo sono Magento, WordPress, OsCommerce, Joomla eccetera. Per vendere all’estero, è indispensabile sia un sito multilingua, lingua che sarà selezionabile attraverso appositi tasti. È bene conoscere i paesi che avete in mente come target per le vendite, ed inserire le versioni del sito tradotte con la lingua più adatta. Le traduzioni automatiche che si ottengono con Google Translate non sono sufficientemente accurate da garantire una buona fruibilità del sito. Inoltre frasi incomprensibili o sgrammaticate fanno una cattiva impressione riguardo la serietà del sito stesso. Occorrerà quindi appoggiarsi a traduttori professionisti o di lingua madre.

Indispensabili sono poi le modalità di pagamento. Oggi, con le tecniche attuate dalle banche, anche pagare con la carta di credito è diventato molto sicuro. Non dovrà mancare il metodo di pagamento online più diffuso che è il comodo PayPal. Dovrete quindi avere sia un conto corrente bancario che un conto PayPal da associare.

Veniamo ora agli adempimenti burocratici. Occorre essere in possesso di partita IVA ed essere iscritti all’albo della camera di Commercio. Prima di iniziare l’attività è inoltre necessario darne comunicazione al Comune di residenza. Per quest’ultimo adempimento occorre utilizzare il modello chiamato "COM6".

Per evitare di incorrere in multe che possono essere assai salate, bisogna conoscere gli adempimenti fiscali ai quali ottemperare. Questo sia per il paese ospitante (in questo caso, supponiamo, l’Italia) che per i paesi esteri dove si intende operare. Poiché questa materia è sempre piuttosto oscura per i più, anche in questo caso il consiglio è di affidarsi a commercialisti che si occupano di ecommerce transnazionale.

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