comunicato stampa Euler Hermes SIAC

05/mar/2007 11.00.00 press way Contatta l'autore

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Euler Hermes presenta un rapporto sulle insolvenze d’impresa nel mondo con una dettagliata analisi della situazione in Italia

 

Dopo un rallentamento marcato nel 2006 (-9%), le insolvenze d’impresa nel mondo, dovrebbero avere un incremento (+4%), in seguito al rallentamento dell’economia mondiale

 

Euler Hermes SIAC, la prima compagnia d'assicurazione crediti commerciali in Italia, ha presentato uno studio dal titolo “Le insolvenze d’impresa nel mondo”, nel quale è affrontato il delicato argomento delle insolvenze aziendali nel corso del 2006, con un’attenta analisi su quanto accade in Italia.

 

Secondo il rapporto lo scorso anno le insolvenze aziendali sono diminuite del 9% (cifra provvisoria), soprattutto grazie a due fattori. Da un lato, la crescita europea che si è rivelata più sostenuta del previsto, in particolare in Germania e nei paesi scandinavi, dall’altro l’introduzione di importanti modificazioni giuridiche in diversi Paesi, primo fra tutti gli Stati Uniti.

L’attuazione della nuova normativa americana (17 ottobre 2005) era stata preceduta da un’ondata di forte aumento dei sinistri (in totale, +14% nel 2005), cui tuttavia ha fatto seguito una diminuzione ancora più marcata delle procedure (dell’ordine del 30%, secondo le statistiche dei primi tre trimestri).

 

Il 2007 si annuncia, invece, meno favorevole, con la congiuntura economica in declino, e l’effetto positivo delle innovazioni giuridiche tendente a scemare.

La crescita del PIL dovrebbe diminuire dallo 0,5 all’1% nella maggior parte dei Paesi, ridimensionando la crescita mondiale dal 3,7% nel 2006 al 3,0% nel 2007.

Il rallentamento dovrebbe essere particolarmente accentuato negli Stati Uniti (dal 3,3% nel 2006 al 2,2% nel 2007) e nella zona euro (che passerebbe dal 2,6% all’1,7%).

Pertanto, ci si può aspettare un aumento della sinistrosità delle imprese in queste due zone.

E’ necessaria, infatti, una crescita del PIL dal 2 al 3%, secondo i Paesi, per assicurare un netto calo delle insolvenze, e molti sono quelli che scenderanno di nuovo al di sotto di questa soglia di equilibrio. Negli Stati Uniti, questa tendenza dovrebbe essere amplificata dall’effetto di base della nuova legge: dopo una diminuzione del 30% nel 2006, si può prevedere un rialzo dell’ordine del 10%, nel 2007.

 In totale, l’indice globale delle insolvenze, sintesi delle previsioni sui 33 Paesi analizzati in questo studio (83% del PIL mondiale), dovrebbe aumentare del 4% nel 2007.

 

E’ importante evidenziare come il concetto di insolvenza d’impresa varia da un Paese all’altro, e questo rende le comparazioni internazionali particolarmente delicate.

Due sono le cause principali delle differenze esistenti. In primo luogo, le procedure ufficiali non hanno dappertutto la medesima rilevanza. In alcuni Stati, in cui prevalgono le procedure amichevoli (ad esempio, la Spagna e l’Italia), le cifre relative alle insolvenze aziendali sono molto contenute e sottovalutano la realtà delle imprese in difficoltà. Inoltre, le imprese individuali sono talvolta incluse nelle insolvenze aziendali, e a volte conteggiate nella massa dei fallimenti personali (come, ad esempio, negli Stati Uniti), senza che sia possibile distinguere i fallimenti prettamente privati dalle insolvenze aziendali. In questo caso, il numero delle insolvenze delle imprese è notevolmente sottostimato.

 

 La situazione in Italia

Le ultime cifre ufficiali relative ai fallimenti sono state appena pubblicate dall’ISTAT, ma riguardano le procedure applicate nel 2004, e riportano 11.312 fallimenti, con un aumento dell’8% rispetto al 2003. Questa tendenza si sarebbe protratta nel 2005: le insolvenze sarebbero aumentate ancora del 9%, secondo le stime realizzate sulla base delle sentenze pronunciate dai venti maggiori tribunali, che rappresentano quasi la metà delle sentenze, con scarti variabili dal +48% di Venezia, al +5,5% di Roma, all’1,6% Milano.

Questa evoluzione sembra riflettere le difficoltà in cui versano le imprese italiane, la cui competitività e i cui risultati sono stati messi a dura prova, dopo quattro anni di crescita economica inferiore all’1%.

La ripresa dell’attività nel 2006, che dovrebbe consentire all’Italia di riprendere un ritmo di crescita dell’1,8%, produrrebbe un effetto positivo sulla sinistrosità. Da un’indagine condotta nelle dieci regioni principali, risulta addirittura una tendenza al ribasso per il 1° semestre.

Peraltro, l’applicazione della riforma della normativa sui fallimenti, a partire da giugno 2006, aumentando la mole di lavoro a carico dei tribunali, rischia di provocare un intasamento e di ritardare le sentenze.

Pertanto, al termine di due anni di forte rialzo, si può prevedere una stabilizzazione attorno ai 12.300 fallimenti, il livello più elevato dal 1998.

 

 

 Per maggiori dettagli sui risultati della ricerca, consultare il sito: www.eulerhermes.com

           


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