Dieta: il peso dell'alimentazione nel diabete 2

24/feb/2016 11.07.29 Ciro Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Il controllo dello stato alimentare nei soggetti affetti da diabete 2senza dimenticare chiaramente anche le altre forme diabetiche, non di minor o particolarmente diverso trattamento – è stato riconosciuto universalmente ed unanimemente nella comunità scientifica come uno degli steps più importanti all’interno del percorso terapeutico, imponendosi come uno strumento non solo preventivo contro le conseguenze sia scute che croniche quanto di pari livello alle soluzioni farmacologiche (come ipoglicemizzanti orali ed insulina) tanto da porsi sullo stesso piano.

I motivi tali da rendere la dieta così primaria nell’inquadramento del contesto multi-fattoriali degli agenti eziologici conseguenziali – perché nessuno incidente più degli altri nella comparsa – al diabete 2 sono verificabili nelle necessità proprie della patologia il cui follow-up richiede il costante monitoraggio dei livelli glicemici nel sangue (evitando sbalzi tra le soglie di 75mg/dl e 200mg/dl, ovvero ipo ed iper glicemia), il controllo della massa grassa contenendo l’indice di circonferenza e la stimolazione dei processi biologici di accumulo e consumo dei glucidi (carboidrati) sia durante l’assimilazione diretta dei pasti che anche nei momenti post-prandiali dopo il carico glicemico iniziale.

Dal punto di vista dei fenotipi patologici del diabete 2 i soggetti, ritenuti in passato erroneamente affetti solo se prossimi allo stato d’obesità, si dividono in due categorie composte dai soggetti a larga maggioranza insulino-resistenti e quelli che a tale stato associano anche una situazione d’iposecernenza insulinica dal pancreas da parte delle cellule Beta del Langherans: benché possano apparire diversi, i motivi di congiunzione s’intersecano proprio nel campo dell’alimentazione scoprendo come spesso vi siano regimi alimentari lontani dall’esser salutari, con orari sballati, porzioni sbilanciate (anche nei soggetti magri) ed associati all’assenza di movimento che nell’insieme spingono le cellule a soffrire i meccanismi di bio-conversione del glucosio in circolo e di quello da produrre a partire da grassi e riserve interne in caso di carenza di zuccheri.

Lo scopo della dieta nel diabete 2 è quello di ri-equilibrare tali malfunzionamenti (impossibili da sistemare del tutto) adottando uno stile salutare e coordinato con attività fisica e la terapia farmacologica, generalmente basata su ipoglicemizzanti orali per stimolare i processi fisiologici oppure con insulina per attuare un self-management più sicuro ed incidente in termini di livelli glicemici. Tra gli obiettivi pratici spiccano: mantenimento ipocaloricità (da non confondere con ipoglicemia), riduzione del carico di glucosio complessivo mantenendolo nelle soglie relative sia dopo che prima i pasti, abolizione di agenti di rischio relativi il controllo glicemico come birra o alcool, il tutto modificando l’apporto tra grassi e carboidrati in base anche all’indice di massa grassa a seconda del soggetto per evitare possibili complicanze sia cardiovascolari che nervose per gli effetti cronici dell’iperglicemia.

 

La dieta risulta quindi un passaggio ben più che marginale e l’adozione del piano terapeutico da parte del soggetto affetto deve prevedere una perfetta aderenza ond’evitare modifiche al quadro alimentare con difficoltà anche nel coordinare le giuste dosi farmacologiche d’assumere quotidianamente, che ricordiamo devono esser relazionate anche all’attività fisica non solo imposta clinicamente quanto anche generalmente svolta in via autonoma nelle proprie giornate con il timing fisico di cui tenere conto.

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl