Occhio secco: cos'è, sintomi e diagnosi

15/gen/2017 14:52:26 Ciro Contatta l'autore

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I sensi vengono sfruttati quotidianamente per poterci consentire d’interagire con l’ambiente circostante, ed è per tale motivo che la loro tenuta nel tempo (in perfetta salute) risulta importante non solo nell’ottica di un equilibrio biologico quanto soprattutto psicologico: tra questi la vista risulta essere ancor più complessa e primaria dovendo prestare attenzione alle molteplici patologie pronte a colpire la struttura oculare come nel caso di una sindrome spesso sottovalutata ma di un certo peso come l’occhio secco del quale si sente parlare sin troppo poco.

Altresì nota anche come ipolacrima, come facilmente deducibile dal nome stesso si caratterizza per una ridotta perfusione lacrimale inducendo a tutta una serie di disturbi di rilievo a causa dell’importanza stessa che una perfetta idratazione assume rispetto la tutela delle strutture oculari evitando secchezza, infiammazioni, adesione di corpi estranei – quali germi e batteri – oltre che tutta una serie di problematiche connesse alla rifrazione solare con conseguente fotofobia. L’occhio secco è un disturbo sempre più frequente caratterizzato per una scarsa riconoscibilità da parte dei soggetti che ne soffrono a causa della scarsa informazione relativa le principale patologie oculari oltre che per i nuovi stili di vita che, spingendo la vista oltre determinati limiti tramite stress, orari continuativi ed una forte alternanza di ambienti luminosi con graduazioni differenti tra loro, possono indurre ad una mancanza di autodiagnosi con conseguente cronicizzazione del problema sino ad un punto di non ritorno sempre complesso per il paziente affetto.

Il disturbo dell’ipolacrima aumenta, non a caso, in ambienti particolarmente secchi o talvolta ventosi, nei quali viene favorito il processo di prosciugamento del condotto lacrimale o altresì una velocizzazione dello strato d’idratazione fornito in fase di chiusura delle palpebre come nel caso anche di ambienti artificiali particolarmente climatizzati. Ciononostante, grazie alle conferme derivate da recenti studi è stato possibile comprendere come a tali fattori vadano sommati anche predisposizioni genetiche (per le quali c’è poco da fare se non eseguire un follow-up provando a limitarne l’effetto diretto) relative una ridotta perfusione lacrime (per problemi spesso anche ormonali) oppure un eccessiva attività del sistema di scarico generando in tal caso un iperattività lesiva nel tempo.

La sindrome dell’occhio secco, seppur definita in tale perimetro, vanta due diverse tipologie identificate nella sindrome di Sjogren ed una forma secondaria diversificate ciascuna dell’altra per i fattori etiologici più che per una diversa modalità di comparsa. La sindrome di Sjorgen è una manifestazione correlate a patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide, sclerodermia oppure il lupus eritematoso sistemico mentre l’occhio secco secondario è legata ad azioni lesive protratte nel tempo come l’abuso di lenti a contatto, vaporizzazione del film lacrimale, l’uso senza controllo di colliri o l’abuso di determinati farmaci che nel corso del tempo generano ridotta secrezione.

 

Tutti questi aspetti possono esser facilmente diagnosticati se presi per tempo a patto che non si sottovalutino i sintomi legati alla comparsa di questa sindrome, fornendosi del tempo per analizzare eventuali cambiamenti nella propria vista oltre che i vari fastidi di cui si potrebbe iniziare a soffrire in modo progressivo nel orso del tempo.

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