Outdoor Training: TWT-TEAM organizza un pomeriggio per capire che vuol dire essere co-trainer.

Nella prima parte del pomeriggio si è parlato ai partecipanti della società per cui lavoreranno: di che si occupa, quali le attività, in quale di queste attività essi lavoreranno.

19/set/2008 17.30.22 Sonia Russo Contatta l'autore

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Twt-team ha selezionato 20 ragazzi a cui è stata richiesta una collaborazione per un evento aziendale caratterizzato da attività di team building per i dipendenti di un’azienda. Le attività si snoderanno lungo un percorso a tema. In ogni tappa di questo percorso i vari co-trainers dovranno gestire il gruppo di partecipanti impegnati in una particolare attività. Come preparare questo gruppo di giovani co-trainers?
Si è pensato di invitarli ad una giornata formativa che è possibile chiamare di outdoor training, in quanto è stata caratterizzata essa stessa da attività outdoor utili alla comprensione della funzione che questi ragazzi avranno durante l’evento.  
Nella prima parte del pomeriggio si è parlato ai partecipanti della società per cui lavoreranno: di che si occupa, quali le attività, in quale di queste attività essi lavoreranno. La società si occupa di organizzare eventi aziendali: dalle convention agli eventi formativi. La loro funzione nei gruppi che andranno a gestire si situa a metà strada fra l’animazione e l’azione di tipo motivazionale; non ha un obiettivo formativo. Quest’ultimo, in questo caso, viene lasciato inespresso, non è esplicitato al cliente. Ci sono invece altri tipi di attività promossi dalla società che hanno un intento formativo esplicito.
Animazione, attività motivazionale e formazione hanno però in comune l’aspetto ludico, quello del gioco per l’appunto. Vengono fatte vedere ai ragazzi foto che rappresentano i vari momenti delle diverse attività. Ce n’è una dove il gruppo che opera nell’attività di team building sembra stare all’asilo. E’ questa un’immagine importante per capire il senso dell’attività che essi andranno a gestire.
Nella seconda parte del pomeriggio viene, per l’appunto, condiviso con i giovani co-trainers, il significato della loro funzione e di quello che accade nei gruppi impegnati in attività di team building. L’aspetto ludico è alla base. E’ quello che permette di liberare le emozioni in un contesto di sospensione dell’attività lavorativa. Il bambino che è in ogni partecipante si libera del suo ruolo e trovandosi in una situazione nuova e diversa da quella lavorativa, cerca di ricostruire una nuova funzione nella relazione con il gruppo e in funzione dell’attività da svolgere. Da questo si può già capire come non solo ci sia una aspetto ludico, bambino, ma anche un aspetto più adulto, di riflessione su quello che accade o comunque di ricostruzione delle stesse dinamiche lavorative che, liberate dal contesto e dal ruolo lavorativo, si presentano addirittura con più forza e in maniera abbastanza esplicita in un contesto che lo consente: quello del gioco. La funzione dei conduttori di questi gruppi è quella di facilitatori: di chi mostra al gruppo, a partire dall’attività stessa, che può farcela (facilitatore, etimologicamente deriva da “facile” che significa “che si può fare”). Il facilitatore conduce il gruppo verso un obiettivo che è realizzabile attraverso lo svolgimento dell’attività stessa, osserva le dinamiche relazionali che nascono tra i partecipanti e cerca di renderle loro esplicite, avviando una riflessione tramite l’azione stessa, l’utilizzo dell’ironia, gli sguardi, le parole che dice, il ricordare le regole...
Nella terza e ultima parte del pomeriggio vengono date ai partecipanti le regole del gioco, relative all’organizzazione dell’evento, e vengono calati essi stessi nelle attività di team building che dovranno poi gestire. Nel giardino dell’albergo si snodano una dopo l’altra attività dove è importante il contatto corporeo, altre dove è indispensabile la condivisione di una strategia per raggiungere il risultato, altre che tendono a far creare un qualcosa di...artistico, bello esteticamente (la canzone in coro).
Sono tutte esercitazioni che rendono abbastanza esplicite le diverse dinamiche relazionali. C’è chi si tira fuori dall’attività se non può condurla; chi si mette al servizio degli altri restando un po’ in ombra; c’è una divisione fra maschi e femmine: i primi sono considerati i più competenti nelle attività pratiche e solo se stimolati dai trainers cercano di coinvolgere le seconde; c’è una ricostruzione del ruolo che si ha nella vita: gli scout sono ben visibili e riconosciuti; a volte c’è una tendenza all’azione senza l’individuazione di una strategia; c’è una tendenza a lavorare in piccoli gruppi o addirittura individualmente; solo alla fine, nell’ultima attività, il gruppo riesce a lavorare come un team.
In ogni attività inoltre viene mostrato ai giovani co-trainers come potrebbero agire nella situazione di conduzione dell’attività stessa.
Insomma i partecipanti a questo pomeriggio a partire dall’individuazione del contesto in cui lavoreranno (cosa fa la società, di cosa si occuperanno loro, le attività di team building che condurranno), passando per una riflessione sul significato della loro funzione, riflessione costruita a partire dalle dinamiche che essi dovranno osservare e utilizzare, hanno poi vissuto “anima e corpo” l’emozionalità insita in tali dinamiche, cercando in tal modo di arrivare a definire in maniera più o meno esplicita il ruolo che dovranno interpretare, quello di “co-trainers”.
 
 
Dott.sa Russo Sonia
Psicologa clinica 
Master in “Gestione delle risorse umane”
 
                                                                                                              
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