Teatro per la formazione: undici parrucchieri interpretano il ruolo di consulente in due giornate di formazione organizzate da TWT-TEAM

Teatro per la formazione: undici parrucchieri interpretano il ruolo di consulente in due giornate di formazione organizzate da TWT-TEAM "Ho paura che a volte gli altri non mi ascoltino", "Ho paura che spesso non arrivo subito all'obiettivo, quando parlo, ma ci giro intorno", "Sono timido", "A volte non mi sento competente"... Emozioni espresse da chi ha deciso di mettersi in gioco per far crescere la propria capacità di relazionarsi con un cliente che "a volte è infelice", "vuole prendersi cura di sé", "sa quello che vuole", "ha solo 20 minuti!"

19/set/2008 17.32.04 Sonia Russo Contatta l'autore

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“Ho paura che a volte gli altri non mi ascoltino”, “Ho paura che spesso non arrivo subito all’obiettivo, quando parlo, ma ci giro intorno”, “Sono timido”, “A volte non mi sento competente”...
Emozioni espresse da chi ha deciso di mettersi in gioco per far crescere la propria capacità di relazionarsi con un cliente che “a volte è infelice”, “vuole prendersi cura di sé”, “sa quello che vuole”, “ha solo 20 minuti!”, “chiede un consiglio”, “vuole cambiare”, “vuole praticità e bellezza”.
Come “leggere” questi bisogni? Come essere attenti al cliente? Come ascoltarlo e comunicare con lui? Quali le modalità relazionali pro-attive che possono trasformare la figura del parrucchiere da artigiano a consulente, imprenditore di se stesso? Come rendere i propri collaboratori dei partecipanti attivi di questo processo?
Giocare e riflettere sulle proprie modalità relazionali è avere a che fare con le proprie e altrui emozioni, con le emozioni che circolano fra sé e l’altro.
Giocare, riflettere, interpretare un ruolo, costruirlo, lavorare sulle emozioni: tutto questo può avverarsi nel luogo virtuale del Teatro.
Il parrucchiere interpreta il suo ruolo di consulente e leader avendo come pubblico i suoi clienti e collaboratori. Questo l’obiettivo del corso di formazione dedicato ai titolari di salone.
L’attenzione all’altro è stato il filo conduttore delle due giornate di formazione, del laboratorio teatrale con le sue varie esercitazioni.
Camminare nello spazio bendati con la consegna di esplorare chiunque si incontri, toccandolo, annusandolo dà proprio il senso di questa attenzione all’altro: fermarsi, sentire il contatto e scegliere se lasciarsi andare all’esplorazione o proseguire. Molti hanno cercato di riconoscersi l’un l’altro, di capire chi era la persona che incontravano, qualcuno ha solo lasciato scorrere le sensazioni provate, qualcun altro ha evitato l’esplorazione.
L’ascolto dell’altro è stato stimolato con un’esercitazione in cui i partecipanti sono stati divisi in due gruppi. Una parte del gruppo è stata bendata. A ogni persona bendata è stata assegnata una guida che ha dovuto appunto guidare l’altra nello spazio solo con le indicazioni della voce. Le coppie hanno giocato tutte insieme. L’accavallarsi e il coprirsi delle voci ha reso necessaria una forte concentrazione sulla voce del compagno. Qualcuno ha detto che ha dovuto costruire una canale immaginario fra sé e l’altro per non perdere il “contatto” con la sua voce.
Comunicare con l’altro costruendo un oggetto dal nulla e con nulla, cercando di immaginarlo e utilizzarlo per poi passarlo al compagno che lo ha usato e poi accartocciato e quindi ha creato il suo oggetto,  ha dato il senso di un’attenzione all’altro rappresentata dalla necessità di farsi capire e “usare” la “comunicazione” dell’altro per costruire qualcosa, per lavorare insieme.
Alla fine della prima giornata, l’ascolto di una musica ad occhi chiusi, ognuno con se stesso, ha prodotto “immagini” di “crescita”: bambini nelle varie fasi della vita, bambini appena nati, camminare sollevati da terra, il cielo, un campo di grano... E’ facile pensare che, magari a livello inconscio, ci sia stata una “riflessione” sulla necessità più o meno esplicita, di uno sviluppo di se stessi e della propria attività lavorativa.
Partire dalla crescita, dallo sviluppo è stato importante per la seconda giornata in cui si è andati a costruire: costruire osservando l’altro, costruire con l’altro, costruire per l’altro e comunicargli la propria costruzione.
Costruire osservando l’altro. Guardarlo camminare e imitarlo è come mettersi nei suoi panni e cercare di capire come ci si sente quando si cammina in un certo modo. Inventare nuovi modi di camminare, utilizzando le diverse aperture e chiusure dei vari archi del corpo(spalle, busto, bacino) è interpretare diversi personaggi costruendo all’esterno quello che provano all’interno, è comunicare col corpo l’emozione del personaggio in un certo momento.
Costruire con l’altro. In gruppi, costruire personaggi a partire da una maschera (indossandola) utilizzando solo il movimento del corpo e suoni della voce, è capire un personaggio, come è fatto, come muove il corpo, come agisce in un certo contesto, è costruire questo contesto e i suoi cambiamenti. In questa esercitazione è stato interessante vedere come tutti i gruppi abbiano scelto di far interpretare la scena a due attori (era possibile anche utilizzare un solo personaggio) con un altro partecipante nel ruolo di regista. Quasi a voler dire che la relazione con l’altro (essere almeno in due) è sentita come necessaria per costruire e comunicare con il “pubblico”. Dalla relazione con l’altro nascono cose inattese, anche i più timidi creano cose di cui essi stessi restano meravigliati: “non me lo aspettavo, però è andata bene, pensavo di non essere capace...”, ha detto qualcuno.
Costruire con l’altro avendo in mente la propria attività lavorativa, ha permesso di condividere in gruppo la costruzione della presentazione di un prodotto che ha sottolineato la necessità di una squadra per “presentare” al meglio al cliente il proprio lavoro.
Costruire qualcosa per l’altro e comunicarglielo. Raccontare qualcosa all’altro, improvvisandola, avendo cura di costruire il “discorso” utilizzando sempre la stessa parola e cercando di farsi capire variando tono e velocità della voce, è avere in mente l’obiettivo del voler comunicare il risultato della propria costruzione: quello che conta è farsi capire in ogni modo, ricominciando se non ci si riesce. Quello che è venuto fuori, con una certa forza, con i movimenti del corpo e l’intensità della voce, è stata proprio la necessità di farsi capire come la cosa più importante nel loro lavoro, con i clienti, con i propri collaboratori.
Molte altre esercitazioni e momenti di riflessione uniti ad aspetti più teorici della comunicazione, hanno caratterizzato queste due giornate. Ad esempio, esercitazioni più tecniche sono state quelle basate sull’esplicitazione dei principi della PNL: come osservare e parlare a un visivo, a un cinestetico, a un auditivo; come parlare a un pubblico facendo leva sulle parole-chiave di un discorso...
Comunicare e trasmettere all’altro a partire dall’importanza data alla relazione e al suo ascolto. Comunicare con la tecnica, col corpo, con la voce, trasmettendo emozioni.
Comunicare al pubblico costruendo emozioni con gli altri attori. Comunicare al cliente con i propri collaboratori a partire da quello di cui ha bisogno, ascoltandolo.
Tutto questo è reso possibile dal bellissimo “gioco” del Teatro.
 
Dott.sa Russo Sonia
Psicologa clinica 
Master in “Gestione delle risorse umane”
 
                                                                                                             
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