UNIVERSITA’ LUMSA scienze della formazione: la Formazione Esperenziale secondo Leonardo Frontani

10/ott/2008 21.26.14 Sonia Russo Contatta l'autore

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Da una presentazione presso l’Università LUMSA di Roma, pubblichiamo un estratto dell’intervento di Leonardo Frontani.

“Questa formazione esperenziale non è affatto innovativa. In realtà è vecchia anzi antica.
Infatti cosa è il coaching se non la maieutica socratica; il grande pensatore Aristotele, teneva le sue lezioni passeggiando nei vialetti del giardino del Ginnasio dedicato ad Apollo Licio. Il camminare nel parco era catalizzatore di una partecipazione “intera” dell’uomo alla formazione.
Quale parte del cervello era dunque al lavoro nei discepoli di Aristotele delle scuola peripatetica ?

Perché Alessandro Magno si allenava con le armi mentre lo stesso Aristotele trasferiva lui la conoscenza della natura. Infine, cosa voleva dire Platone quando invitava gli uomini a recuperare il senso intimistico dell’osservazione come facevano gli antichi che secondo lui, riuscivano persino a parlare con gli animali. 

Erano tempi dove il discepolo aveva una possibilità di superare il maestro e solo il desiderio di farlo costituiva per lui un momento di crescita interiore.

Ecco che quello che i formatori esperenziali fanno è antico, ma forse mai superato.
Se diciamo innovativa dovremmo quindi capire rispetto a cosa. Forse a ciò che è comune o perlomeno ciò che è percepito dai più tipico. Diciamo che noi lavoriamo nel “non convenzionale” e così recuperiamo il senso del “formare” attraverso strumenti esperenziali catalizzatori che implichino un coinvolgimento emozionale nel partecipante. Vogliamo che ci sia il suo cuore ed il suo cervello sul problema che andremo a sollevare. Vogliamo che il ricordo di questo processo resti indelebile.
Amare la formazione, questo è il mandato che vorremmo fosse anche nelle corde del partecipante. Altresì comprendere come il “Maestro” sia un facilitatore, un cerimoniere della metafora, uno sciamano a volte in grado di affabulare.

Il pragmatismo delle aziende non è in grado di demolire questa immagine idealizzata della formazione. La domanda di rito davanti ad un percorso esperenziale è certamente: “…sì ma a che serve ?” Eppure noi formatori riusciamo quasi sempre ad uscire da questa scomoda posizione. D’altra parte, ci si forma nel quotidiano, da una lettura, da uno confronto al bar, dalla visione di un’opera d’arte o di una pellicola cinematografica. Il vero “Maestro” è l’esperienza intesa come sperimentazione e conseguente osservazione. Poi con metodo scientifico si ripeterà l’esperimento in altre condizioni e più volte affinché si possa fare scienza di un comportamento. E’ Kolb, che ci ricorda come solo nella ripetitività dei comportamenti virtuosi, ci sia la certezza di una crescita.
Quindi, esperienza, traduzione in un modello ed applicazione al contesto preferito, in genere quello professionale; poi una verifica.

Tutto questo ci rende simili ad allenatori non tanto della mente quanto dello spirito. Andiamo a sollecitare il cosiddetto “insight”, l’intuizione di qualcosa che ci portiamo dentro, ma che abbiamo momentaneamente relegato in un cassetto polveroso del nostro essere. E questo esercizio lo si può fare anche su argomenti tecnici, purché il metodo sia sempre orientato a stimolare la ricerca.
Non dimentichiamo infine il divertimento ed in particolare il gioco in quanto è questo il miglior acceleratore delle scoperte.”

Redazione TWT-TEAM                                           

 Per informazioni
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