Eutelia, continua la protesta dei lavoratori

03/gen/2009 13.20.33 Lavoratori Getronics Contatta l'autore

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Sembrava impossibile fare un salto nel passato di cent’anni, al tempo in cui l’arroganza dei padroni non aveva limite, quando tanti lavoratori sacrificarono la loro stessa vita per la conquista di quei diritti elementari che oggi ci sembrano talora addirittura scontati. Eppure in tante aziende italiane questo salto nel tempo sta avendo luogo davvero ed il gruppo Eutelia, con circa 3000 dipendenti, si appresta a conquistare il poco apprezzabile titolo di grande azienda più repressiva d’Italia. Condannata recentemente ben due volte per comportamento anti-sindacale dal tribunale di Milano, questa società continua incontrastata a sbarazzarsi di chiunque, lavoratore o delegato, non sia compatibile con le sue strategie. Lavoratori e sindacati si chiedono da tempo come ciò sia possibile ed ipotizzano coperture politiche ed istituzionali a 360 gradi. Ma veniamo all’illustrazione dei fatti.
Eutelia (quinto operatore di TLC in Italia), posseduta dai Landi di Arezzo, ha prima acquisito Getronics Italia nel giugno 2006 costituendo la società Eunics, oggi controllata al 100%. La multinazionale olandese Getronics, lasciava sul terreno un’azienda in piena crisi finanziaria ed Eutelia, con molti meno dipendenti, se ne faceva carico.
Consapevoli del fatto che la cessione di Getronics Italia ad Eunics non fornisse sufficienti prospettive e garanzie, lavoratori e sindacati nel mese di giugno 2006 chiesero alla Presidenza del Consiglio la sospensione della procedura di acquisizione e la ripresa di un confronto serio per discutere le prospettive di Getronics Italia.
In quella sede le parti imprenditoriali prima aderirono all’invito del Governo a riprendere i negoziati sospendendo i tempi della procedura di acquisizione e poi, incuranti degli impegni presi, in una notte di giugno del 2006, in fretta e furia, portarono ugualmente a termine la procedura di acquisizione di Getronics da parte di Eunics. Questa manovra, a dir poco scorretta se non anche sospetta , non generò nessuna reazione da parte della Presidenza del Consiglio.
Getronics Italia venne pagata 1€ e che nelle sue casse vi era anche un consistente “incentivo all’acquisto”.
All’inizio del 2007 Eunics passava all’acquisizione di Bull-PC Station, un altro pezzo di informatica abbandonato da un’altra multinazionale estera, la francese Bull. Stranamente, la Getronics Italia così come la Bull Italia erano pezzi fuoriusciti in epoche diverse dall’antica galassia Olivetti.
Nei mesi successivi Eunics ha sottoposto le società acquisite ad una intensa “cura dimagrante”, decapitandole del preesistente management e introducendo una rigidissima struttura di controllo dei costi. La quasi totalità dei risparmi è stata ottenuta contenendo i salari, attraverso una costante e metodica pressione intimidatoria sui lavoratori. Molti dipendenti sono stati licenziati e moltissimi sono stati sanzionati disciplinarmente per aver violato una delle tante rigide disposizioni organizzative introdotte in un’ottica essenzialmente repressiva.
Eunics non gradisce la presenza di nessun livello intermedio fra sé ed i lavoratori ed ha sempre delegittimato le RSU e le strutture territoriali e nazionali di Fim Fiom Uilm, effettuando una sistematica disinformazione anti-sindacale indirizzata ai lavoratori.
A metà maggio di quest’anno, a seguito di una recrudescenza nei comportamenti repressivi operati dall’azienda sui lavoratori, il sindacato ha deciso giustamente di interrompere le relazioni sindacali, per altro mai decollate. A questo punto l’azienda ha avviato una sistematica quanto inquetante strategia di intimidazione degli stessi delegati sindacali.
I nove delegati che facevano parte di una delegazione ristretta che a livello nazionale avrebbe dovuto discutere con l’azienda l’armonizzazione dei diritti sindacali seguente alla fusione di Getronics e Bull in Eunics, sono stati tutti duramente colpiti e ridotti al silenzio sindacale. Un delegato di Milano è stato licenziato, alcuni stati inviati “in punizione” ad Arezzo, sede principale di Eutelia, per seguire improbabili corsi di riqualificazione professionale, ad altri è stato contestato l’invio di comunicati sindacali sul sistema di posta elettronica aziendale, un delegato di Roma rischia attualmente il licenziamento per somma di provvedimenti disciplinari, come già accaduto al delegato di Milano.
A nulla sembrano essere servite le due sentenze del tribunale di Milano che hanno imposto ad Eunics, a distanza di un mese, prima il reintegro in sede del delegato trasferito ad Arezzo e poi il reintegro del delegato licenziato: le violazioni allo statuto dei lavoratori, in materia di diritti sindacali, continuano senza sosta.
Purtroppo questa mattanza sommersa, dove i lavoratori vengono spremuti all’inverosimile, violando ogni loro diritto acquisito e la loro stessa dignità, per massimizzare il guadagno degli azionisti, non desta la dovuta attenzione delle istituzioni preposte (Min.dello Sviluppo Economico e Min.del Lavoro), probabilmente perché Eutelia scarica il costo delle sue ristrutturazioni, oggi come in passato, sempre e solo sulle spalle dei suoi malcapitati dipendenti e, soprattutto, furbamente, senza mai attivare procedure di ammortizzazione che costituirebbero un costo per le istituzioni. Ma non crediamo che questo “fattore di risparmio” giustifichi da solo il sostanziale silenzio-assenzo operato dai vertici istituzionali, soprattutto nel momento in cui Eutelia, secondo indiscrezioni, si appresterebbe ad acquisire una ulteriore azienda in crisi, la OIS GFI, in procinto di essere “abbandonata” da un’altra multinazionale estera, la francese GFI, così come accaduto l’anno scorso a Getronics e quest’anno alla Bull. E si consideri che anche OIS faceva un tempo parte della Olivetti, quel gruppo industriale che, nella prima metà degli anni 90, con l’appoggio del centro sinistra al Governo, venne smembrato e cannibalizzato dai “Capitani coraggiosi” De Benendetti e Colaninno per racimolare quanto occorreva loro per effettuare la scalata al gruppo Telecom.
Esiste forse un piano preciso, appoggiato dalle istituzioni, per raccattare e disfarsi nel più breve tempo possibile di residui industriali “scomodi”? Che interesse può esserci, da parte di Eutelia, nell’acquisire aziende in crisi nel settore IT senza avere un vero e proprio piano industriale di rilancio? Al momento, questi interrogativi restano senza risposta.
Nel frattempo le performance di Eunics nel settore IT sono in preoccupante calo, soprattutto perché l’attuale management non sembra avere competenze sufficienti per affrontare questo mercato, per lei nuovo, ed anche perché il clima intimidatorio e vessatorio creato in azienda ha indotto numerosi dipendenti a dare le dimissioni.
Ci sono segnali preoccupanti: la tentata chiusura nei mesi scorsi  della sede di Napoli, il trasferimento forzato di dipendenti di Torino alla sede di Arezzo, più di duecento dimissioni di lavoratori Eutelia in parte incentivate ma, soprattutto, obbligate per evitare il trasferimento.
Alessandra Tibaldi, Assessora al Lavoro, Pari Opportunità e Politiche Giovanili della Regione Lazio. afferma testualment5e “Nell’incontro avuto il 5 ottobre con le rappresentanze sindacali dell’azienda – dice ancora - ho raccolto le legittime preoccupazioni delle lavoratrici e dei lavoratori delle società del gruppo Landi in merito alle politiche aziendali, giudicate poco chiare. In particolare tra i circa 3000 dipendenti suscitano apprensione le prospettive occupazionali conseguenti alle scelte finanziarie operate dalla proprietà e tese ad acquisire numerose società in crisi dei settori dell’alta tecnologia, in primo luogo informatica e telecomunicazioni. In questi ambiti occorrono, invece, chiarezza di intenti e continui investimenti produttivi per garantire la permanenza dell’azienda sui mercati”. “Per questo – conclude Tibaldi - è opportuno che le autorità preposte accolgano tempestivamente questo “grido di allarme” teso a garantire i livelli occupazionali ed i siti produttivi di aziende che ricoprono un ruolo strategico nel tessuto produttivo regionale ad elevata innovazione tecnologica
A questo stallo nella politica industriale si devono aggiungere il ritiro di Eutelia dalla gara per il Wi-Max e la concentrazione degli investimenti in Polonia ,investimenti miseramente falliti con la vendita dell'operatore Mobyland  insieme al sicuro crollo dei ricavi dovuto alla disabilitazione automatica (a partire dallo scorso giugno) delle chiamate dalle linee telefoniche fisse verso gli 899, settore in cui Eutelia era il maggiore fornitore italiano.
L'azienda ha convocato le OO.SS  per un incontro per l'8 gennaio p.v  ed  ha comunicato anche la probabile chiusura di sedi , la cessione di rami di azienda e il conseguente trasferimento dei lavoratori, ma a fronte di ciò non ha presentato alcun pian industriale e questo, oltre ad essere contraddittorio, per i sindacati significa solo una cosa, licenziamenti, come conferma la volontà di uscire dal mercato della pubblica amministrazione che impiega il 40%del personale dell'azienda.



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