
Arezzo, 29 dicembre 2008 -
E la prima delle grandi inchieste del 2008 che taglia il traguardo della chiusura. Per Eutelia
lavviso di conclusione delle indagini, in gergo '415 bis' come larticolo del codice di procedura penale che lo regola, dovrebbe arrivare già ai primi di gennaio, non appena
la macchina del Palazzo di giustizia riprenderà a girare a pieno ritmo, subito dopo la Befana. Daltronde, secondo le indiscrezioni, è già tutto pronto, fatta
eccezione per qualche adempimento formale di scarsa importanza rimandato perchè incombevano le feste di Natale.
I reati contestati restano quelli ipotizzati fin dal clamoroso blitz del 21 maggio che diede sostanza a mesi e mesi di paziente lavoro della Guardia di Finanza: associazione a
delinquere finalizzata alla frode fiscale (cioè allevasione) e al falso in bilancio. In sostanza, il meccanismo che il Pm Roberto Rossi e le Fiamme Gialle sono convinti di aver
ricostruito è quello relativo a un colossale giro di denaro attraverso società fittizie costituite ad hoc che avrebbero consentito di stornare 50 milioni di euro dai bilanci
ufficiali per dirottarli allestero. E questo appunto è il falso in bilancio. Visto poi che su questa cifra nessuno avrebbe pagato le tasse, è scattata anche laccusa di
evasione.
Inutile dire che Eutelia, compagnia telefonica fra le più importanti dItalia, nata dalla fusione fra Plug-it ed Edison-tel e ben presto ascesa al gradino di quarta
società nazionale del settore, nega tutto o al massimo è disposta a concedere qualche irregolarità di poco conto. Ma la difesa del gruppo di via Calamandrei non ha
affatto convinto il Pm Rossi, protagonista di un altro anno, il 2008, a tutto gas, dalla vittoria nel processo di Variantopoli allinchiesta sul presunto inquinamento alla Chimet. Lo dice
lo stesso avviso di chiusura delle indagini, che viene inviato solo nel caso il magistrato preveda di chiedere successivamente il rinvio a giudizio. Altrimenti si procede con la richiesta di
archiviazione. Teoricamente le ulteriori mosse difensive di Eutelia potrebbero spingere laccusa a proporre larchiviazione dopo i venti giorni previsti dal 415 bis, ma non sembra
questo il caso.
Nel mirino della procura cè quasi tutta la famiglia Landi, che controlla il pacchetto di maggioranza. Innanzitutto Samuele Landi, amministratore delegato e uomo
forte di via Calamandrei. Con lui il fratello Raimondo e i figli di questi Sauro ed Eva. Indagati anche un altro cugino, Alessandro, figlio di Angelo, il presidente di Eutelia, Pasquale Pallini
e Daniele Bonarini. Due gli avvocati difensori: Alessandra Cacioli e, soprattutto, Ennio Amodio, principe del foro milanese che in passato ha avuto a lungo per cliente Silvio Berlusconi. Come a
dire che i Landi (formalmente la nomina di Amodio è stata effettuata solo da Samuele, ma inevitabilmente si trascina dietro anche le altre posizioni) sono intenzionati a difendersi al
meglio. Costi quel che costi.
Salvatore Mannino