IMPRESAMIA.IT-ITALIA/CINA - Nove firme per nove accordi

IMPRESAMIA.IT-ITALIA/CINA - Nove firme per nove accordi Berlusconi: più presenza nei mercati esteri per tirarci fuori dalla crisi Cooperazione nei settori economia, commercio, turismo, cultura e tutela dell'ambiente.

06/lug/2009 17.13.01 IMPRESAMIA.IT Contatta l'autore

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Berlusconi: più presenza nei mercati esteri per tirarci fuori dalla crisi

ITALIA/CINA - Nove firme per nove accordi

Cooperazione nei settori economia, commercio, turismo, cultura e tutela dell'ambiente. Le firmeranno il presidente cinese Hu Jintao e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (insieme nella foto). Sul fronte del business c'è grande attesa per l'arrivo di circa 300 aziende cinesi che incontreranno le controparti italiane. I settori interessati vanno dall'hi-tech ai macchinari, dai servizi finanziari all'automotive, dal lusso all'alimentare. L'anno scorso, secondo i dati diffusi dall'ambasciata italiana a Pechino, gli scambi commerciali tra i due paesi hanno toccato quota 38,3 miliardi di dollari, con un incremento del 22% sul 2007. Anche la Fiat sarà fra le imprese che approfitteranno della missione economico-commerciale cinese in Italia con l'obiettivo di aprire una fabbrica in Cina, un'impresa comune con la casa automobilistica cinese Gac.''Questo accordo è una grossa occasione per noi sapendo che il mercato cinese sarà molto importante per il futuro''. Lo ha detto il vicepresidente di Fiat, John Elkann, in riferimento all'impressa siglata dal Lingotto con il produttore cinese Gac. "Dopo la Fiat - ha annunciato  il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola - anche Pirelli ha in via di definizione un accordo con la Cina che riguarda il settore della tutela dell'ambiente e la riduzione delle emissioni inquinanti. Il ministro ha, inoltre, ricordato che "nel 2008 l'interscambio è stato pari a 38 miliardi di dollari e l'Italia è il quarto partner commerciale della Cina nell'Unione europea e il quinto Paese dell'Unione per investimenti diretti in Cina". Molto importante anche l'intesa siglata da Genarali che ha rafforzato la presenza in Cina attraverso l'acquisizione del 30% di Guotai e punta ad un mercato da 220 milioni di lavoratori nel business della previdenza complementare.
Gli accordi bilaterali Italia-Cina hanno prodotto sino ad oggi circa 38 miliardi di euro di interscambio. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi in conferenza stampa congiunta con il presidente della Repubblica cinese Hu Jintao dopo la firma di numerosi protocolli di intesa tra i due paesi.''Abbiamo firmato numerosi e importanti accordi - ha detto Berlusconi - che portano avanti lo sviluppo di relazioni che hanno avuto un impulso di oltre il 20% quest'anno e veleggiano verso i 38 miliardi di euro''. Naturalmente - ha concluso il premier - ''contiamo di svilupparli in futuro''. A proposito degli accordi, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha commentato l'importanza del Forum Italia-Cina affermando definendola una "giornata di portata storica. Ci sono qui piu' di 500 imprenditori italiani e ce ne saranno 300 cinesi - ha proseguito la leader degli industriali  - Questo è un modo per far sì che i rapporti tra le nostre imprese diventino ancora più profonde, non solo con le esportazioni, ma anche con una serie di joint venture di aziende comuni che verranno avviate in molti settori anche in quelli più promettenti come ricerca, efficienza energetica ed energie rinnovabili". Secondo Marcegaglia questo "rappresenta una grande opportunita' per l'industria italiana. Questo ci potrà aiutare a uscire dalla crisi. Oggi - ha concluso - la Cina è l'unico paese veramente in ripresa nell'economia mondiale". Di contro il Governo di Pechino, come riporta il China Daily commenta la visita del presidente Hu Jintao come "molto attesa" e continua affermando che "ci aspettiamo di rafforzare le relazioni in politica, economia e in campo culturale, oltre che trattare temi internazionali di grande rilievo".  Uno di questi temi è senza dubbio quello dei cambiamenti climatici sul quale la Cina ha una posizione che, pur riconoscendo la necessità di una strategia comune da parte della comunità internazionale, si blocca sul concetto che non ci devono essere concessioni a misure che in qualche modo possano danneggiare i paesi emergenti con il pretesto della lotta all'inquinamento. Quindi, un no a una carbon tax per ridurre le emissioni di gas inquinanti. 
 
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