Il console inglese chef al Convento

26/mar/2009 00.58.33 Olga Chieffi Contatta l'autore

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La cucina parte anglo e “Parte nopea” di Michael Burgoyne
Venerdì 27 alle ore 20,30 “Quello che passa al Convento” quarto appuntamento con la divertente sezione “Si cucine cumme vogl’i’(o)”
 
Venerdì 27 marzo, alle ore 20,30 quarto appuntamento del programma enogastronomico della seconda edizione di “Quello che passa al convento”, promossa dal Convivio delle Arti dei Rozzi e degli Accordati, presieduto da Vito Puglia, con il contributo del Comune e dell’Ente Provinciale del Turismo di Salerno, del Pastificio Amato, della Centrale del Latte e di SalernoEnergia e la collaborazione della web radio Unis@und, ospite di Marco De Simone gestore del Convento di San Michele.
Con “Si cucine cumme vogl'i’(o)”, curato da Vito Puglia, ispirato dalla raccolta postuma di ricette di Eduardo, la cucina viene presentata come l’espressione culturale che meglio di ogni altra racconta il carattere, lo spirito, il modo di vivere di un popolo o di una comunità, un’epoca. Da questo l’ assunto: in ogni persona colta e sensibile si annida un cuoco.
Cucina parte “anglo” e Parte “nopea” quella che verrà proposta da Mr. Michael Burgoyne, “console di carriera”, svolge, cioè, l’attività consolare a tempo pieno, per la Gran Bretagna a Napoli. Venerdì sera, Mr. Burgoyne uscirà dal suo ruolo istituzionale e si donerà per intero ai fornelli, una delle sue numerose passioni che affianca alla letteratura, al mare e alla poesia.
Gli “inglesi” — come ancora oggi vengono descritti tutti coloro che vengono dal Regno Unito, con
buona pace di scozzesi, gallesi ed irlandesi - hanno radici molto profonde a Napoli e nella nostra regione, testimoniate dall’esistenza di una missione diplomatica sin dal 1673 e da un luogo di culto
anglicano, la Christ Church di San Pasquale a Chiaia, eretta su un suolo donato da Garibaldi con un
editto vergato di suo pugno. Istituzioni di questo tipo sono giustificate soltanto
dalla presenza costante e massiccia di cittadini britannici a Napoli e nelle zone circostanti. Una comunità, quella inglese, che è andata cambiando nel tempo, adeguandosi ai mutamenti sociali. Infatti, se nel Settecento e nell’Ottocento era per lo più formata da aristocratici e artisti, come testimonia il “Viaggio musicale in Italia” di Charles Barney”, dal Novecento si é trasformata in una presenza imprenditoriale, accademica e professionale, ma sempre caratterizzata da una grande integrazione nella comunità locale. Nei secoli, gli inglesi, infatuati delle cucine altrui, si sono pericolosamente allontanati dal loro passato gastronomico, che ora appare sempre più come un miraggio. Sono pochi i piatti tradizionali che godono di buona salute, moltissimi quelli che rischiano l’oblio. Michael Burgoyne si produrrà in portate di difficile preparazione in cui sposerà profumi, sapori e colori delle sue due culture gastronomiche d’elezione. S’ inizierà con una terrina di broccoli con essenza di mitili, per poi passare a del farro con crema di ortiche in forma. Un tuffo in mare per incontrare i riflessi argentati del pesce spatola che sarà impiattato in treccia, con bisque di pesce da zuppa. Sono però i dolci, a costituire, il vero cavallo di battaglia della cucina inglese. Mai stucchevoli, spesso a base di frutta deliziosamente acidula, non di rado serviti caldi, frequentemente cotti al vapore, il console sigillerà il suo menù con un Bakewell tart di straordinaria intensità accompagnata dalla vanilla custard, quell’ambrosia vellutata a base di uova, vaniglia e latte.
 Antonio Florio
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