Luigi Ciancio in cucina

Luigi Ciancio in cucina La poesia nella cucina di Luigi Ciancio Venerdì 8 alle ore 20,30 "Quello che passa al Convento" ospiterà nella divertente sezione "Si cucine cumme vogl'i'(o)" il sindacalista- poeta, con assaggiatore speciale il cavaliere Giuseppe "Peppino" Amato Venerdì 8 maggio, alle ore 20,30 evento del programma enogastronomico della seconda edizione di "Quello che passa al convento", promossa dal Convivio delle Arti dei Rozzi e degli Accordati, presieduto da Vito Puglia, con il contributo del Comune e dell'Ente Provinciale del Turismo di Salerno, del Pastificio Amato, della Centrale del Latte e di Salerno Energia e la collaborazione della web radio Unis@und, che apre al pubblico il cenobio medievale del Convento di San Michele.

07/mag/2009 00.02.24 Olga Chieffi Contatta l'autore

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La poesia nella cucina di Luigi Ciancio
Venerdì 8 alle ore 20,30 “Quello che passa al Convento” ospiterà nella divertente sezione “Si cucine cumme vogl’i’(o)” il sindacalista- poeta, con assaggiatore speciale il cavaliere Giuseppe “Peppino” Amato
 
Venerdì 8 maggio, alle ore 20,30 evento del programma enogastronomico della seconda edizione di “Quello che passa al convento”, promossa dal Convivio delle Arti dei Rozzi e degli Accordati, presieduto da Vito Puglia, con il contributo del Comune e dell’Ente Provinciale del Turismo di Salerno, del Pastificio Amato, della Centrale del Latte e di Salerno Energia e la collaborazione della web radio Unis@und, che apre al pubblico il cenobio medievale del Convento di San Michele. Con “Si cucine cumme vogl'i’(o)”, curato da Vito Puglia, ispirato dalla raccolta postuma di ricette di Eduardo, la cucina viene presentata come l’espressione culturale che meglio di ogni altra racconta il carattere, lo spirito, il modo di vivere di un popolo o di una comunità, un’epoca. Da questo l’ assunto: in ogni persona colta e sensibile si annida uno cuoco. Mare sapido e orto ricco sono i presupposti del gusto della cucina che venerdì 8 vedrà assoluto esecutore il poeta-sindacalista Luigi Ciancio.Che cosa hanno in comune un cuoco e un poeta? Detta così la domanda spiazza e la mente cerca di trovare nell’archivio delle sue informazioni il collegamento tra un produttore di cibo ed uno di parole o meglio di rime. Il cibo! Ecco! La metafora c’è: il cuoco nutre il corpo, il poeta l’anima. Il punto d’incontro è quindi il nutrimento, quello del corpo e quello dell’anima, entrambi vitali per la salute corporale e psichica dell’uomo. Una necessità fisica connaturata, il nutrimento, che procede e si evolve di pari passo con la nascita e l’evoluzione dell’umanità e, solo quando l’uomo ha la piena sicurezza di potersi procurare, sotto la specie di cibo, quello del corpo, ecco che si fa sentire il bisogno di nutrire lo spirito che per essere soddisfatto, nella fattispecie poesia, necessita di un mediatore, il poeta, che tale nutrimento procuri e distribuisca. Chi è il poeta e qual’è il suo mestiere ci piace riferirlo così come lo vede e lo definisce Carducci nella poesia “Il Poeta” : “…Il poeta è un grande artiere, Che al mestiere Fece i muscoli d'acciaio… …Ei co 'l mantice ridesta Fiamma e festa E lavor ne la fucina: E la fiamma guizza e brilla E sfavilla E rosseggia balda audace, E poi sibila e poi rugge E poi fugge Scoppiettando da la brace... …Ne le fiamme cosí ardenti Gli elementi De l'amore e del pensiero Egli gitta, e le memorie E le glorie De' suoi padri e di sua gente. Il passato e l'avvenire A fluire…” A guardar bene, questa definizione potrebbe adattarsi perfettamente alla figura del cuoco. Come il poeta anche il cuoco ha sviluppato i muscoli del mestiere a ridestare fiamme e lavorare nella fucina-cucina dove, nella brace e nelle fiamme ardenti, egli “gitta” gli elementi dell’amore e del pensiero che creano il suo atteggiamento verso il cucinare, ma anche la memoria dei padri e della sua gente, costruttori della conoscenza gastronomica per la quale egli, artiere, tramuta i beni della terra in cibo in un “fluire” d’informazioni e sperimentazioni che dal passato, digerite e trasformate, proietta verso l’avvenire. Il menù preparato da Luigi Ciancio, che avrà quale ospite d’onore il cavaliere Peppino Amato, è simbolo della varietà del territorio in cui si è formata nel corso dei secoli: bastano pochi chilometri per passare dal mare alla montagna, dallo scoglio all'orto, dalle tradizioni aristocratiche e quelle contadine, dall'alta cucina di alcuni dei migliori ristoranti del mondo alla genuina immediatezza di osterie e trattorie. Tutto vicino, davvero una grande opportunità anche per i vini che hanno così infine possibilità di abbinarsi al cibo nel modo più vario e completo. Lo stile che segna comunque la tradizione, ampiamente ripreso dall'alta cucina, è comunque il terra-mare, ossia l'abbinamento del pescato del giorno con le verdure dell'orto e le erbe della macchia mediterranea. Nascono così alcuni dei piatti esemplari per la loro semplicità e irripetibili, come la zuppa di lenticchie e seppie, pasta e fagioli con colatura d’alici, timballetto di pasta brisè al cognac, filetto di pesce bandiera ammollicato con carote e zucchine, la profumata e simbolica pastiera, accompagnata da un croccante di struffoli.

 

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