Ago, filo e…vocabolario

01/nov/2010 11.10.50 Sara Borsari Contatta l'autore

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Forse non è la prima considerazione che viene in mente ai neofiti, ma senza dubbio avere a che fare con un lessico sconosciuto quando ci si dedica ad una nuova attività può essere già di per sé un grosso ostacolo da superare. Soprattutto se la comprensione è complicata da termini non propriamente nuovi, ma, in quanto tecnicismi, dotati di significati del tutto altri. Prendendo ad esempio il mondo del cucito, un novello sarto dovrebbe munirsi di un dizionarietto in cui figurano tanto termini italiani quanto parole straniere.

Si pensi ad esempio all’apporto del francese, che nella haute couture – ossia nell’alta moda – vanta senza dubbio il primato lessicale: si pensi alla scollatura dei vestiti denominata décolleté oppure al tessuto pied de poule (a quadrettini) o plissé, cioè pieghettato. Oppure, in altro ambito geografico, c’è l’Oxford, che non è la sede della prestigiosa università bensì un tipo di tessuto per camicie (che comunque dalla cittadina inglese prende il nome).

Ma anche i termini italiani andrebbero analizzati per bene, a partire da quelli che sono la base, ossia i filati da ricamo: l’insieme di fibre tessili tenute assieme da una torsione che forma il filo. Ma ci sono anche gli strass adesivi per tessuti, decorazioni che di solito si attaccano al vestito con il ferro da stiro o con l’apposita colla, o le filze, che sono le cuciture a punti radi. Oppure gli stessi punti, che sono gli intervalli tra due passaggi consecutivi del filo. Ma in ogni caso, un glossarietto sarebbe utile per cercare all’occasione, ad esempio, “mussola”, “fliselina per ricamo”, “cimosa” o “puncetto”, parole non consuete per un neofita (sprovveduto) della materia. 

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