La "Beffa di Buccari" a 90 anni dalla storica impresa un incontro con l'Ammiraglio Paolo La Rosa - Capo di Stato Maggiore della Marina Militare -

01/feb/2008 05.20.00 Creattiva Contatta l'autore

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COMUNE DI MONTEFIORE CONCA - SIGNORIA DEI MALATESTA

 

La “Beffa di Buccari” a Montefiore Conca

Teatro Malatesta - Montefiore Conca - 9 febbraio 2008 - ore 10.00

 

 

Sabato 9 febbraio 2008, alle ore 10.00, presso il teatro Malatesta di Montefiore Conca sarà ricordato il 90° anniversario della “Beffa di Buccari” che si consumò nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918, nella Baia di Buccari (in croato Bakar) nell’ultimo anno della Grande Guerra.

 

Si trattò di un evento che segnò la riscossa dell’Italia dopo il disastro di Caporetto.

Prestigiosissimo relatore dell’incontro di sabato 9, il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare Ammiraglio di Squadra Paolo La Rosa. Nell’occasione sarà proiettato anche un filmato sulle vicende  del 1918 curato dall’ufficio storico della Marina.

 

Oltre alle Autorità civili e militari e ai tanti montefioresi è stata annunciata la presenza di una delegazione proveniente da Fano, città natale di Galliano Furlani, che partecipò all’impresa come cannoniere.

 

 

Ingresso libero

 

 

La beffa di Buccari
(10-11 febbraio 1918)

L'azione svoltasi nella notte sull'11 febbraio 1918, passò alla storia come la beffa di Buccari, e fu annoverata dagli storici "tra le imprese più audaci" del conflitto con una "influenza morale incalcolabile", anche se purtroppo "sterile di risultati materiali". Al comando di Costanzo Ciano, all'azione parteciparono i M.A.S. 96 (al comando di Rizzo con a bordo Gabriele D'Annunzio), 95 e 94, rimorchiati ciascuno da una torpediniera e con la protezione di unità leggere. Dopo quattordici ore di navigazione, alle 22.00 del 10 febbraio, i tre M.A.S. iniziarono il loro pericoloso trasferimento dalla zona compresa tra l'isola di Cherso e la costa istriana sino alla baia di Buccari dove, secondo le informazioni dello spionaggio, sostavano unità nemiche sia mercantili sia militari.

L'audacia dell'impresa trova ragione di essere nel percorso di 50 miglia tra le maglie della difesa costiera nemica, anche se l'attacco non riuscì, dato che i siluri lanciati dalle 3 motosiluranti si impigliarono nelle reti che erano a protezione dei piroscafi alla fonda.

Le unità italiane riuscirono successivamente a riguadagnare il largo tra l'incredulità dei posti di vedetta austriaci che non credettero possibile che unità italiane fossero entrate fino in fondo al porto, e che non reagirono con le armi ritenendo dovesse trattarsi di naviglio austriaco.

Dal punto di vista propriamente operativo, emerse un elemento importante dalla scorreria dei M.A.S. a Buccari: le facili smagliature ed il mancato coordinamento del sistema di vigilanza costiero austriaco che finiva per prestare il fianco all'intraprendenza dei marinai italiani sempre più audaci.

L'impresa di Buccari ebbe poi una grande risonanza, in una guerra in cui gli aspetti psicologici cominciavano ad avere un preciso rilievo, anche per la partecipazione diretta di Gabriele D'Annunzio, che abilmente orchestrò i risvolti propagandistici dell'azione e che lascio in mare davanti alla costa nemica, tre bottiglie ornate di nastri tricolori recanti un satirico messaggio così concepito: "In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d'Italia, che si ridono d'ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre ad osare l'inosabile. E un buon compagno, ben noto, il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro, è venuto con loro a beffarsi della taglia".

 

 

       

 

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