Rifiuti tossici, l’appello di un cittadino: “Ci stanno avvelenando”

Data: martedì, 23 novembre 2010Commenti (0) Riceviamo e pubblichiamo l'appello di un cittadino di Oricola, paese in provincia de L'Aquila dove, in un'area, giacciono diecimila metri quadri di rifiuti cancerogeni in attesa di essere smaltiti, a poche decine di metri dalle abitazioni.

25/nov/2010 17.11.07 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Rifiuti tossici, l’appello di un cittadino: “Ci stanno avvelenando”

Fonte: www.inviatospeciale.com

Autore: redazione. Data: martedì, 23 novembre 2010Commenti (0)

Riceviamo e pubblichiamo l’appello di un cittadino di Oricola, paese in provincia de L’Aquila dove, in un’area, giacciono diecimila metri quadri di rifiuti cancerogeni in attesa di essere smaltiti, a poche decine di metri dalle abitazioni.

“I diecimila metri quadri di eternit ed altri rifiuti pericolosi dell’ex Fornace Corvaia (InviatoSpeciale ha già affrontato il tema nell’articolo leggibile qui) giacciono ancora lì, a poche decine di metri dal centro abitato, fissi e immobili  per un verso, traballanti e volatili per un altro; l’amianto non è stato ancora bonificato e i cittadini, che inevitabilmente ne fanno le spese, invocano sempre più l’intervento della pubblica amministrazione.

La sentenza del procedimento giudiziario del Tribunale di Avezzano che nel settembre 2009 condannava la proprietà del sito è stata infatti impugnata ed il procedimento penale, esperito il primo grado di giudizio, ora pende innanzi alla Corte d’Appello dell’Aquila.

Insomma, tutto fermo. E di là da venire gli auspicati quanto urgenti interventi di tutela sanitaria e ambientale. Stante poi che il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio, alla luce delle attese burocratiche ultradecennali susseguenti a denunce dei cittadini e degli organi d’informazione (oltre a esami e analisi di Asl e Arta, ordinanze del Comune, esortazioni di Protezione civile, Prefettura, Regione e Provincia dell’Aquila, sequestro penale del sito e denuncia per reati ambientali, sentenza di condanna, confisca e successiva vendita all’asta del sito stesso) e in considerazione degli accertamenti della Procura per verificare se ci siano stati o meno in questi anni conseguenze sulla salute degli abitanti della zona, si capisce che per ottenere la rimozione e lo smaltimento dell’amianto, la bonifica, ecc. occorrerà attendere una sentenza che passi in giudicato. Salvo ulteriori proroghe e rinvii.

Da ciò consegue che le legittime aspettative di chi ha subìto e continua a subire sulla propria pelle gli effetti della contaminazione amiantifera, potranno essere soddisfatte (forse) solo alla fine di un ulteriore, lungo e temporalmente non stimabile iter giudiziario.

Questo scenario è francamente inaccettabile per i cittadini che vivono nei pressi del sito avvelenato: si ritiene che, indipendentemente dai tempi e dalle risultanze dei futuri passaggi giudiziari, si debba intervenire subito per la rimozione dei materiali cancerogeni e per la protezione delle persone.

L’appello ed il sollecito proviene dai residenti, che si rivolgono ancora alle istituzioni affinché orientino la conclusione di questa vicenda verso l’unica soluzione praticabile: l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Pubblica Amministrazione”.

VC

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