Napoli. Roghi e leggi a sabotare De Magistris

23/giu/2011 13.18.32 R.E.B.A. onlus Contatta l'autore

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I cittadini hanno paura. Paura di morire asfissiati, di vedersi scoppiare in aria la macchina parcheggiata sotto casa, di vedersi le fiamme entrare dalle finestre di casa: a Napoli i roghi sono aumentati di numero e di intensità. Si parla di squadroni nei Quartieri Spagnoli armati di benzina e passamontagna: con l'ordine di rovesciare in mezzo la strada i cassonetti e dar fuoco ai rifiuti. Sporcare la città, fermare le politiche nazionali sull'ambiente per delegittimare De Magistris. In ogni quartiere, durante il giorno e la notte, scoppiano sommosse: tra puzza, carcasse di animali, insetti agguerriti, rabbia e repressione da parte degli agenti. Molte le saracinesche costrette a restare abbassate: in alcuni punti della città i cumuli di rifiuti impedisco a pedoni e automezzi di passare. Mister x, impiegato comunale, riferisce che l'ostruzionismo a carico del sindaco si fende con una spada tanto è evidente, concreta: ritardano i documenti richiesti da De Magistris a riguardo la situazione di deroghe, accordi, appalti e quant'altro. Raphael Rossi, ex dirigente dell'azienda per la raccolta dei rifiuti a Torino, voluto da Luigi De Magistris alla testa dell'Asia, azienda napoletana di igiene urbana, in un'intervista al Fatto Quotidiano dichiara: " Quando contemporaneamente in dieci punti della città scoppiano incendi dei cumuli dei rifiuti, ci sono persone che trascinano i cassonetti dai marciapiedi alla strada, e parallelamente esplodono dei problemi con le ditte appaltatrici, beh, parlare di pressioni indebite sull'amministrazione non è affatto esagerato. Sui rifiuti a Napoli si combatte una guerra". I 'cinque giorni' per ripulire la città sono passati: "Quei tempi erano perfettamente compatibili dal punto di vista tecnico. Abbiamo avuto due difficoltà, l'atteggiamento di Lavajet e la difficoltà nello smaltimento che non è competenza nè di Asia nè del Comune, ma di Provincia e Regione". L'azienda Lavajet guidata da Giancarlo Vedeo, dirigente provinciale pdl di Savona; la società, di Varazze vinse l'appalto di 3 lotti su 5 per ripulire la città partenopea per un anno. Eravamo a gennaio 2011 quando sui 240 lavoratori lasciati dalla precedente ditta, Enerambiente, si "ammala" oltre il 20% del personale lasciando a terra i rifiuti napoletani. Le assenze per malattia dei dipendenti della “Lavajet” finirono al centro di una doppia indagine di cui poi non si è saputo più nulla. Attraverso la gestione dei rifiuti si controlla una città, una regione, uno Stato, nessuno deve immischiarsi, tanto meno De Magistris. Così una carovana di delegati del Pdl campano guidata dal coordinatore Nicola Cosentino insieme a Luigi Cesaro Presidente della Provincia di Napoli, ha incontrato il Presidente Berlusconi e il Ministro dell'ambiente Prestigiacomo ed i Presidenti dei gruppi Pdl di Camera e Senato. Lo scopo dell'incontro? Lo si capisce dalla nota del pdl campano: "Nel corso degli incontri è emerso che il percorso di ripristino della gestione ordinaria del ciclo dei rifiuti, faticosamente avviato dal governo Berlusconi, e' stato bruscamente interrotto il 21 maggio scorso con una sentenza tra Lazio che di fatto ha bloccato la possibilità di trasferimenti extra regionali dei rifiuti. Il governo si e' oggi impegnato a promuovere un intervento istituzionale per consentire la ripresa dei trasferimenti, l'attivazione degli impianti che permettono la più sollecita rimozione dei rifiuti e, finalmente, l'attuazione del nuovo piano regionale sullo smaltimento degli stessi". Il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dalla Provincia di Napoli rispetto all'ordinanza del sindaco di Caivano che impediva di utilizzare come sito di trasferenza un'area del comune. Quel che la nota politica omette è che ha fermare la trasferenza dei rifiuti è stato lo stesso governo per mano di Calderoli e che non esiste nessun progetto per un ciclo integrato dei rifiuti come non esistono progetti di impiantistica ad adeguare, la regione, allo smaltimento dei rifiuti. La sospensiva della sentenza del Tar nasconde una pressione istituzionale e non esistono analisi in merito alla situazione igienico sanitaria della provincia campana, come del resto dell'intera regione; questo perché le analisi fin ora svolte son state, più volte, ritenute dagli inquirenti, falsificate.
Il ruolo dei consorzi nell'eterna emergenza rifiuti. I consorzi di bonifica, vengono istituiti con legge regionale n°10 del 1993. Tra pubblico e privato in un culmine
di società miste e le quali dovrebbero coordinare gli interventi pubblici e controllare l’attività dei privati sulla bonifica del territorio di competenza. La relazione della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti definisce i consorzi come enti inutili, crocevia di malaffare, di spreco di denaro pubblico, clientelismo. Enti, nati per comodità di qualcuno oltre che per distribuire incarichi e posti di lavoro e voti. Saviano docet. Ogni consorzio ha un padrino politico: sono i partiti politici a nominare dirigenti e a controllare appalti e pilotare le assunzioni. E se un consorzio, come il Ce4 diventa socio di maggioranza di una società a capitale misto, come la Eco4, la quale dovrebbe provvedere alla raccolta e alla gestione dei rifiuti per conto dello stesso consorzio che la controlla nasce il tipico conflitto di interesse peculiarità italiana. Il Ce 4 e la società Eco 4 spa sono stati dichiarati, in più occasioni, da diversi pentiti di camorra “creature” di Nicola Cosentino, con il patrocinio del clan Bidognetti, poi della famiglia Schiavone. Eco 4 riconduce ai due imprenditori del settore dei rifiuti: Sergio e Michele Orsi, questi, ucciso in agguato camorristico il 1 giugno 2008 per mano del boss Giuseppe Setola. La Eco4 assumeva gli uomini indicati da Cosentino. Il pentito Gaetano Vassallo: «Cosentino, facendo riferimento ad Eco 4, disse che quella società era una sua creatura, dicendo testualmente che “quella società song’ io”». Intanto, alla procura di Roma, è arrivata una tranche dell’inchiesta napoletana sulla P4, il sodalizio che ruota attorno a Luigi Bisignani e all’onorevole Alfonso Papa. L’inchiesta condotta dai pm Curcio e Woodcock si sdoppia. Il filone principale resta a Napoli. I pm fanno ricorso al tribunale della Libertà contro le decisioni del gip Luigi Giordano che ha fatto a pezzi le loro richieste. Il sistema di spezzettare i filoni investigativi è vecchio; serve a togliere dalle mani di pm onesti le inchieste scandalose per darle ai pm meno pignoli, i quali, probabilmente e sulla base di statistiche, insabbieranno il tutto. Almeno quattro i filoni minori girati per competenza alla procura di Roma: l’informatizzazione di palazzo Chigi (appalto da 9 milioni di euro finito alla società «Italgo» di Francesco Micheli e Anselmo Galbusera, entrambi amicissimi di Bisignani); l’accordo tra Poste Italiane e la società «Ilte» (di cui è proprietario il signor Farina, un altro amico di Bisignani, strapagato dirigente della «Ilte» stessa) per la stampa e la spedizione di bollette e fatture; una pubblicità da centomila euro affidata al sito «Dagospia» dall’Eni (contratto sponsorizzato dal solito Bisignani) e il caso Masi-Santoro e se questi vengono dichiarati filoni minori allora, gli italiani, sono in guai seri. Ma laddove la macchina della giustizia appare lentissima, veloci sono le contromisure politiche. Il Consiglio regionale della Campania ha approvato una risoluzione che prevede l’apertura di una discarica nella città di Napoli e l’individuazione di siti di discarica comprensoriali per la provincia di Napoli nonché l’autorizzazione all'apertura di Macchia Soprana a Salerno e invitano le istituzioni competenti a procedere senza indugio alla creazione di un sito di stoccaggio e di una discarica che sia in grado di accogliere i rifiuti prodotti dalla città di Napoli e della intera provincia di Salerno”. In questo modo i cittadini napoletani continueranno a pagare una tassa rifiuti spaventosa, a vivere con la paura, a subire la camorra istituzionale, a morire di malattie inerenti al disastro ambientale incorso e a non vedere applicata la giustizia. Se si attuassero gli articoli penali previsti per questo genere di crimini, la Campania, uscirebbe immediatamente dalla crisi cui è tenuta prigioniera. Non è soltanto inadempienza, qui si tratta di crimini precisi e gravissimi e i responsabili godono di ogni immunità. L'immunità data a chi ricopre cariche istituzionali, l'immunità garantita grazie a compiacenze interne a procure e prefetture. I nemici di De Magistris son gli stessi di quando era il magistrato di Why-Not.
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