Presentata a Ferrara la legge regionale sul commercio equo e solidale

29/gen/2010 15.30.10 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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Presentata a Ferrara la legge regionale sul commercio alternativo
Equo, solidale e ora anche garantito


29-01-2010

Cioccolato, caffé, spezie, ma anche gioielli, abbigliamento cosmetici e artigianato, in arrivo direttamente dalle mani di oltre un milione di produttori del Sud del mondo. Con migliaia di negozi e punti vendita specializzati, il commercio equo e solidale è ormai divenuto una realtà consolidata a livello internazionale, fondata sull’ambizione di coniugare le richieste del mercato occidentale con i propositi di solidarietà verso i paesi in via di sviluppo. Un fenomeno in continua espansione anche in Italia e in particolare in Emilia Romagna, dove il totale dei ricavi nel 2008 ha superato abbondantemente i 10 milioni di euro. Per questo, in accordo con le organizzazioni del settore, la Regione ha deciso di emanare una propria legge, la 26 del 2009, che punta a favorire e a regolare lo sviluppo sul territorio di questa forma di commercio alternativo.
Relatore del provvedimento è il consigliere regionale Gianluca Borghi che è giunto stamani a Ferrara proprio per illustrarne i contenuti in conferenza stampa. “Il Parlamento Europeo – ha spiegato –, con una risoluzione del 2006, ha sottolineato l’importanza del commercio equo e solidale invitando gli Stati membri a promuovere iniziative sul tema, ma a livello nazionale i progetti di legge in materia sono da tempo fermi all’esame del Parlamento. Per questo la Regione ha deciso, nel rispetto delle proprie competenze, di regolare in modo utile e concreto questo ambito di intervento economico, favorendo le scelte responsabili dei consumatori e di conseguenza lo sviluppo delle produzioni nel sud del mondo”.
Obiettivo guida della nuova legge, secondo le parole di Borghi – è quello di incentivare, nel territorio regionale, la diffusione del commercio equo e solidale, stabilendo, al contempo, criteri di garanzia a tutela del consumatore, affinché i prodotti commercializzati con questa etichetta presentino caratteristiche in linea con quelle definite dagli organismi di settore nazionali e internazionali. E a supporto del mercato alternativo la Regione si impegna a promuovere iniziative divulgative e di sensibilizzazione dei consumatori, anche in ambito scolastico, mettendo inoltre a disposizione delle organizzazioni del settore contributi, fino a un massimo del 40% delle spese, per l’avvio o l’espansione delle attività.
Tra gli interventi previsti dalla legge anche la creazione di un portale internet regionale tutto dedicato al tema e l’organizzazione delle giornate di promozione del commercio equo e solidale.
Elogiando i contenuti del provvedimento normativo il sindaco Tiziano Tagliani ha ricordato come Ferrara possa “vantare una lunga esperienza in questo settore, con la presenza di realtà imprenditoriali importanti e una tradizione consolidata di collaborazione tra le istituzioni e gli operatori. Senza dimenticare – ha ribadito il sindaco – che il commercio equo solidale rappresenta un ottimo veicolo di diffusione dei temi della mondialità e dei valori dell’integrazione e del rispetto per il lavoro dell’uomo”.
Soddisfazione per l’approvazione della legge è stata espressa anche dal presidente di AltraQualità David Cambioli e dal presidente di Commercio alternativo Claudio Bertoni, che hanno descritto Ferrara come uno dei principali centri del commercio equo in Italia e auspicano che il sostegno regionale possa offrire nuova linfa per un ulteriore sviluppo del settore.


LA SCHEDA a cura di Gianluca Borghi, consigliere regionale del gruppo Pd e relatore della legge

APPROVATA LA LEGGE REGIONALE SUL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

“Trade not aid”: con questo spirito nasce negli anni Sessanta il commercio equo e solidale. L’obiettivo è quello di migliorare le condizioni di vita dei paesi del sud del mondo non grazie ad attività assistenziali, umanitarie o di sostegno al reddito, ma piuttosto sviluppando le capacità produttive ed imprenditoriali degli abitanti e favorendo la loro crescita economica attraverso la commercializzazione dei prodotti nei mercati dei paesi ricchi e non solo.
Più di un milione di produttori e lavoratori su piccola scala sono organizzati in ben 3.000 organizzazioni di base, con strutture rappresentative in oltre 50 Paesi del Sud del mondo. I loro prodotti sono venduti in migliaia di negozi specializzati, in supermercati e in numerosi altri punti vendita. Il sempre più vasto movimento del commercio equo e solidale ha svolto un ruolo guida anche nella sensibilizzazione dei consumatori in merito alle condizioni sociali, economiche e ambientali di produzione nei Paesi in via di sviluppo.

Con l’approvazione della legge regionale "Disciplina e interventi per lo sviluppo del commercio equo e solidale in Emilia-Romagna", frutto di un percorso condiviso con le associazioni e organizzazioni impegnate nel settore, l’Emilia-Romagna si unisce a coloro che credono e scommettono sul valore di questa sfida. Questo importante provvedimento rappresenta innanzitutto il riconoscimento di una realtà consolidata anche in Italia e nella nostra regione. Tante persone stanno mutando i propri stili di vita e, attraverso le loro scelte libere e responsabili, possono fornire opportunità di sviluppo a produttori e lavoratori e contribuire così alla riduzione del divario tra Nord e Sud del mondo, favorendo, nel contempo, una maggiore equità e sostenibilità socio-ambientale.

La nuova legge si propone, da un lato, di incentivare lo sviluppo e la diffusione dei prodotti del commercio equo e solidale e, dall’altro, di garantire che i prodotti immessi sul mercato con la denominazione di “commercio equo e solidale” presentino una serie di caratteristiche, a garanzia del consumatore, coerenti con quelle definite a livello internazionale e nazionale dagli organismi di settore. Tra le attività previste dalla legge vanno evidenziate la promozione di iniziative divulgative e di sensibilizzazione, mirate a diffondere la realtà del commercio equo e solidale anche nelle scuole, la creazione sulla rete Internet di un portale regionale per il commercio equo e solidale e la concessione alle organizzazioni del commercio equo e solidale di finanziamenti relativi a investimenti materiali e immateriali, funzionali all’attività dell’organizzazione. La Regione, infine, promuoverà e sosterrà le giornate del commercio equo e solidale come occasione di incontro tra la c! omunità emiliano-romagnola e la realtà del commercio equo e solidale.

È un risultato importante, un ulteriore contributo alla costruzione di una comunità solidale che vuole affermare un’economia equa, incentrata sul consumo critico, l'educazione alla mondialità, l'imprenditoria sociale e l'informazione consapevole.

Alcuni dati sulle organizzazioni presenti in Emilia-Romagna:

• totale ricavi 2008: € 10.043.751
• volume importazioni 2008: € 2.479.874
• numero di organizzazioni di piccoli produttori del Sud del mondo: 105
• Botteghe del Mondo che svolgono un regolare esercizio commerciale: 20
• soci: oltre 2.000
• lavoratori inseriti in organico: 120
• volontari attivi: oltre 300
• interventi educativi svolti nel 2008: 705


LEGGE REGIONALE N. 26/2009 “DISCIPLINA E INTERVENTI PER LO SVILUPPO DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE IN EMILIA-ROMAGNA”

Il movimento del commercio equo e solidale è oggi un movimento globale. Più di un milione di produttori e lavoratori su piccola scala sono organizzati in ben 3.000 organizzazioni di base, con strutture rappresentative in oltre 50 Paesi del Sud del mondo. I loro prodotti sono venduti in migliaia di negozi specializzati (i cosiddetti Worldshop), in supermercati e in numerosi altri punti vendita del Nord del mondo e con sempre maggiore frequenza nei negozi dei Paesi in via di sviluppo. La vendita di tali prodotti è stata sempre accompagnata dalle informazioni sulla produzione, sui produttori e sulle loro condizioni di vita. Pertanto, il movimento del commercio equo e solidale ha svolto un ruolo guida nella sensibilizzazione dei consumatori europei in merito alle condizioni sociali, economiche e ambientali di produzione nei Paesi in via di sviluppo. Uno dei dilemmi della nostra epoca consiste infatti nell’avvicinare le istanze di solidarietà alle esigenze del mercato; il commerc! io equo e solidale rappresenta uno degli strumenti più interessanti finalizzati a contemperare le diverse esigenze. I consumatori, quindi, attraverso le loro scelte libere e responsabili, possono, nel breve periodo, fornire opportunità di sviluppo a produttori e lavoratori e contribuire così alla riduzione del divario tra Nord e Sud del mondo, favorendo, nel contempo, la sostenibilità ambientale e sociale delle produzioni dislocate nei Paesi in via di sviluppo. Nel lungo periodo, le scelte responsabili dei consumatori sono suscettibili, addirittura, di influenzare sia il sistema del commercio internazionale sia quello delle imprese, affinché si dirigano verso una sempre maggiore equità e sostenibilità socio-ambientale. I prodotti del commercio equo e solidale sono commercializzati in due modi diversi. Esiste in primo luogo un percorso tradizionale o integrato, nel quale i prodotti sono realizzati, importati e distribuiti da un’organizzazione del commercio equo e solidale. U! n altro percorso di commercializzazione è dato dalle iniziative in mat eria di etichettatura e certificazione del commercio equo e solidale. In questo caso, i prodotti sono etichettati da agenzie di certificazione specializzate nel commercio equo e solidale, che garantiscono che le catene di produzione rispettino i principi del commercio equo e solidale. Gli importatori e i rivenditori possono essere imprese commerciali tradizionali canali di distribuzione possono essere normali punti vendita al dettaglio.
La commercializzazione dei prodotti del commercio equo e solidale rappresenta, dunque, un’opportunità, ma anche un fenomeno con un andamento di crescita pressoché ininterrotto che necessita di una disciplina normativa. Tuttavia la spesa pro-capite italiana in prodotti del commercio equo e solidale è ancora relativamente modesta e ciò è dovuto al fatto che alcuni limiti intrinseci del sistema determinano ancora una non sufficiente conoscenza dello stesso presso il consumatore e una scarsa reperibilità dei prodotti, in termini di posizionamento e pluralità dei punti vendita.
A livello internazionale la risoluzione del Parlamento Europeo A6-0207/2006, approvata il 22 giugno 2006, ha sottolineato l’importanza del commercio equo e solidale, ha definito i criteri idonei al fine di eliminare il rischio di abusi e ha invitato la Commissione e gli Stati membri a promuovere iniziative, suggerendo fra l’altro uno studio per esaminare come il commercio equo e solidale possa divenire un modello per una politica commerciale sostenibile; a livello nazionale è attualmente all’esame del Parlamento una legge sul commercio equo e solidale
(progetti di legge C58 e S262). La Regione Emilia-Romagna con il presente progetto di legge si propone, da un lato, di incentivare lo sviluppo e la diffusione dei prodotti del commercio equo e solidale e, dall’altro, di garantire che i prodotti immessi sul mercato con la denominazione di “commercio equo e solidale”, scelti proprio per questo dai consumatori, presentino una serie di caratteristiche, a garanzia del consumatore, coerenti con quelle definite a livello internazionale e nazionale dagli organismi di settore.
La legge è ripartita in undici articoli.
L’articolo 1 definisce le finalità e l’oggetto della legge. Gli obiettivi sono perseguiti attraverso:
a) una maggiore informazione nei confronti dei consumatori per favorire acquisti responsabili;
b) una maggiore diffusione dei prodotti del commercio equo e solidale;
c) il sostegno, anche economico, delle iniziative e dei progetti relativi agli argomenti di cui sopra.
L’articolo 2 definisce il commercio equo-solidale come un approccio alternativo al commercio tradizionale, finalizzato ad ottenere una maggiore equità nelle relazioni economiche internazionali attraverso migliori condizioni commerciali e sociali per i produttori ed i lavoratori dei Paesi in via di sviluppo.
L’articolo 3 definisce le organizzazioni del commercio equo e solidale, ricomprendendovi gli enti che rilasciano l’accreditamento di organizzazione del commercio equo-solidale, le organizzazioni accreditate e gli enti che certificano con un marchio di garanzia i prodotti del commercio equo-solidale.
L’articolo 4 individua come prodotti del commercio equo e solidale quelli provenienti da un’organizzazione accreditata del commercio equo-solidale o quelli certificati come prodotti del commercio equo e solidale da uno degli enti a ciò preposti.
L’articolo 5 elenca gli interventi regionali a favore del commercio equo e solidale. Si evidenziano la promozione di iniziative divulgative e di sensibilizzazione, mirate a diffondere la realtà del commercio equo e solidale, anche nelle scuole, la creazione sulla rete Internet di un portale regionale per il commercio equo-solidale e la concessione alle organizzazioni di cui all’articolo 3 di finanziamenti relativi a investimenti materiali e immateriali, funzionali all’espletamento dell’attività dell’organizzazione, per apertura e ristrutturazione della sede, acquisto di attrezzature, arredi e dotazioni informatiche.
L’articolo 6 del progetto di legge istituisce la giornata del commercio equo e solidale, al fine di favorire la conoscenza e la diffusione del commercio equo e solidale.
L’articolo 7 demanda alla Giunta regionale la fissazione di criteri, modalità attuative e beneficiari degli specifici interventi di cui agli articoli 5 e 6, nonché delle tipologie di intervento da finanziare prioritariamente.
L’articolo 8 prevede la clausola valutativa affinché l'Assemblea legislativa possa esercitare il controllo sull'attuazione della legge e valutarne i risultati ottenuti.
Ai sensi dell’articolo 9 le agevolazioni previste nella legge sono concesse nei limiti del regime “de minimis”.
L’articolo 10 è relativo al trattamento dei dati personali.
Infine l’articolo 11 contiene norme finanziarie relative ai contributi da erogare in base al presente progetto di legge.

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