Corso di scrittura creativa di Roberto Pazzi

"Si possono dare alcuni consigli a chi vuole scrivere, anche se non nascondo che molto dell'arte di narrare e quindi della capacità di inchiodare il lettore a una verità soggettiva che si gonfia di oggettività, è qualcosa di misterioso e renitente a farsi spiegare.

07/set/2010 14.15.44 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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CORSO DI SCRITTURA CREATIVA - Ai Magazzini Generali in via Darsena dal 4 al 15 ottobre
Con Roberto Pazzi alla scoperta dell'arte dello scrivere, della lettura e del cinema


07-09-2010

“Narrare ad occhi ben chiusi - La vista e la visione, il cinema e la scrittura”, torna con questo tema il corso di scrittura creativa tenuto da Roberto Pazzi organizzato per l’ottavo anno dal servizio Giovani e Relazioni internazionali dell'assessorato alla Cultura del Comune di Ferrara. L’appuntamento per i molti appassionati, scrittori in erba o semplici lettori attenti al panorama culturale - presentato questa mattina nella residenza municipale - è dal 4 al 15 ottobre dalle 20.30 alle 22.30 nei restaurati Magazzini generali (via Darsena 57).
Ad accogliere i partecipanti ventidue ore di lezione di “tecniche di scrittura” sotto la guida dello scrittore ferrarese Roberto Pazzi attraverso un percorso che avrà come temi principali i linguaggi della narrativa, i generi della scrittura, tecniche e linguaggi editoriali, i nuovi linguaggi, gli sms, breve storia del romanzo, il romanzo contemporaneo, struttura e lingua, il plot principale e i plot secondari, ritmo e movimento, il punto di vista dei personaggi e così via.
L’edizione 2010 del corso (che, ricordiamo, ha toccato negli anni punte di cento iscritti) si rinnova prestando una particolare attenzione al tema del rapporto cinema-letteratura. Le prime due lezioni infatti, di tre ore ciascuna, partiranno dall’analisi del raffronto fra due libri ormai divenuti classici e due film altrettanto famosi tratti da quei due romanzi:“Fharenheit 451” di Ray Bradbury (1966) e “La morte a Venezia” di Thomas Mann (1971), portati sul grande schermo da due maestri del cinema come Francois Truffaut e Luchino Visconti.
“Questo percorso - ha ricordato lo scrittore Roberto Pazzi - offrirà un’ottima occasione a chi coltiva entrambi gli interessi, quello della scrittura e quello dell’immagine, oltre naturalmente quello della lettura. La nostra è una città che ama la cultura, dove le sue istituzioni investono con fiducia e dove sono tante le persone che amano scrivere”.
Diverse altre le novità dell’edizione di quest’anno, come la scelta dell’orario serale per favorire la partecipazione anche di chi lavora e l’individuazione della nuova sede ai Magazzini Generali in via Darsena.
“Un luogo - ha affermato il vicesindaco Massimo Maisto - che vorremmo diventasse un punto d’incontro per arti diverse, insieme un centro di produzione e la sede di seminari di danza o teatro. Il tutto però senza l’obbligo di un prodotto finale. Questo progetto dedicato alla scrittura - ha aggiunto - è un esempio di quello che l’Amministrazione intende come cultura diffusa, che non distingue fra un evento piccolo o grande ma fra ciò che è di qualità e ciò che non lo è”.
La partecipazione prevede un costo di euro 20 per gli adulti dai 30 anni in su; è previsto uno sconto del 50% per i giovani dai 21 ai 29 anni possessori di Carta Giovani* del Comune di Ferrara e per i pensionati; la partecipazione è gratuita per i giovani fino a 20 anni.
Per informazioni e iscrizioni contattare il Servizio Giovani, tel. 0532-744675 - Viale Alfonso d’Este, 17 oppure inviare una e-mail a a.piganti@comune.fe.it.

*Carta Giovani viene rilasciata gratuitamente ai ragazzi di età compresa tra i 14 e i 29 anni dal Servizio Giovani di viale Alfonso d’Este 17. Si può avere Carta Giovani anche presso AreaGiovani di via Labriola 11, oppure presso l’Agenzia Informagiovani in via A. Lollio 15, e negli uffici Informagiovani della Provincia di Ferrara.

Teoria della scrittura: i segreti del mestiere di un romanziere / Un corso di scrittura creativa a Ferrara, tenuto da Roberto Pazzi.
"Si possono dare alcuni consigli a chi vuole scrivere, anche se non nascondo che molto dell’arte di narrare e quindi della capacità di inchiodare il lettore a una verità soggettiva che si gonfia di oggettività, è qualcosa di misterioso e renitente a farsi spiegare. Rammento in un convegno organizzato da “L’Espresso” nel 1985, sulla “nuova narrativa italiana”, al quale partecipai insieme a Manganelli, Sanguineti, Tabucchi, Del Giudice, Tondelli, Golino, Adornato e Moravia, di aver udito dalla viva voce di Moravia una frase che è una regola semplicissima ma sempre vera : “un romanzo deve per prima cosa dare il senso del tempo, cioè della vita”. Già, ma come si fa a dare quel senso ? Uno dei miei consigli sarebbe la lentezza nel far emergere a poco a poco i caratteri dei personaggi, soprattutto di quelli principali. Non dire tutto, subito dei personaggi, non aver timore di una loro crescita confusa, contradditoria, non esplicita. Il lettore vuol scoprire lui, intuire lui, prova! re! lui stesso la soddisfazione di montare a poco a poco il personaggio dai dati che gli vengono suggeriti, non imposti. Il non finito dà la voglia di ultimare l’opera, chiama in causa il lettore a finirla. Occorre evitare la fretta di svelare i drammi, i tic, le ossessioni, le passioni dei personaggi letterari. Occorre centellinare le informazioni, mantenendo un’atmosfera di sospensione, seminando indizi con parsimonia. Può essere molto utile creare un buon personaggio-guida, in cui il lettore possa subito immedesimarsi, come è stato per me il cardinale Malvezzi nel mio “Conclave”, l’uomo che a dispetto di tutto il collegio cardinalizio diverrà papa. Fin dalla prima pagina consentiva al lettore di non disperdere la sua attenzione, come accade sempre nelle prime pagine, quando non si è ancora capito che aria tira, dove si sta andando. Bisogna ricordarsi che ci si gioca la voglia di voltare pagina fin dalla prima, e un personaggio-guida riduce il rischio di insofferenza dell’att! ac! co di un romanzo, quando si fa fatica a imparare i cognomi, i nomi delle città, a seguire le descrizioni dei luoghi, degli interni, del volti. L’ambientazione iniziale è frenata dal senso della realtà; far scattare la soglia della “suspension of disbelief” ( “la sospensione dell’incredulità” del poeta Coleridge ) è basilare ma difficile. Ma è qui che si vede se uno sa fare a scrivere. Occorre infatti aiutare il pigro lettore a incanalare l’attenzione in un alveo dove scorra più facilmente, senza disperderla nella fatica di scegliere lui un punto di vista, fra tanti personaggi che si equivalgono. Il personaggio guida non deve essere onnipotente e onnisciente, perché non si renderebbe credibile in quanto troppo facile mascheratura dell’onniscienza dello scrittore. Anche quel personaggio deve saperne di meno, dell’azione in cui si cala, rispetto al lettore che deve poter tremare per i pericoli che corre l’ignaro personaggio. Malerba una volta ha scritto che un romanzo è la l! in! ea più lunga fra due punti, quella dell’arabesco, proprio l’opposto della definizione di una retta. Così bisognerà allora coltivare una certa oscurità del personaggio, farne emergere lati contradditori, suscitando una certa impazienza nel lettore, che come un occhio di Dio, sa tutto a spese del personaggio. Uno dei rischi maggiori, nell’arte di montare un personaggio, è quello di caricarlo di troppa ansia pedagogica di spiegarsi, di rivelarsi, di “dire” che cosa lo muova a comportarsi così, invece di “dare” il suo essere, coi fatti e le vicende inerenti al suo essere. Si dovrebbe evitare di suggerire “la ragion d’essere” del personaggio con commenti a parte del narratore, o peggio con autospiegazioni del personaggio, che cancellano ogni tensione narrativa e annullano l’attenzione del narratario, cioè del lettore. Ecco l’importanza delle divagazioni narrative, della ripresa, ai fini del piacere di lettura, di una vicenda abbandonata, una ripresa che torna a qualcosa di lascia! to! in sospeso e quindi ne sciolga tutta la carica di aspettativa. Maestri di tali flash back, come si direbbe oggi nel cinema, era l’Ariosto nel “Furioso”. In tempi più recenti, morto il poema, era maestro di quest’arte della dilatazione dello scioglimento del plot, Tolstoij in “Guerra e Pace” ma anche Dostoevskij ne “L’idiota” e nei “Fratelli Karamazov. Anche la Morante, Manzoni, Bacchelli, Marquez sono stati e sono abili tessitori di indugi, dilazioni e rinvii, come anche Dumas padre, nei suoi romanzi di cappa e spada, Emilio Salgari e Giulio Verne. Mai lasciare interrotte le storie iniziate, tuttavia mai scioglierle subito. Occorre lasciarne in sospeso il segreto di ognuna, per poi recuperarne la forza, una volta se ne sia abbandonata un’altra. Hemingway, a chi stava scrivendo un romanzo, consigliava sempre di lasciar in sospeso sul più bello una storia, per andare a dormire la sera, sicuro che la mattina dopo avrebbe più facilmente reimmesso la cruna della penna nell’ago d! el! la fantasia, se la avesse lasciata così sospesa a metà. La notte l’inconscio lavora meglio della nostra volontà sull’intreccio del testo in fieri". (Testo di Roberto Pazzi)




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