MUSEO RISORGIMENTO E RESISTENZA Da domani la mostra 'Antifascisti, antifasciste'

MUSEO RISORGIMENTO E RESISTENZA Da domani la mostra "Antifascisti, antifasciste" Ufficio Stampa 0532.419.243/244/338/452 (fax 0532.419.263) http://www.comune.fe.it/stampa ufficiostampa@comune.fe.it MUSEO RISORGIMENTO E RESISTENZA - In mostra dal 13 novembre al 30 gennaio Dagli schedari della polizia i ritratti dei ferraresi antifascisti 12-11-2010 Oltre duecento foto segnaletiche recuperate dagli schedari della polizia, per scoprire alcuni dei volti dell'antifascismo ferrarese.

12/nov/2010 12.07.43 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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MUSEO RISORGIMENTO E RESISTENZA - In mostra dal 13 novembre al 30 gennaio
Dagli schedari della polizia i ritratti dei ferraresi antifascisti


12-11-2010

Oltre duecento foto segnaletiche recuperate dagli schedari della polizia, per scoprire alcuni dei volti dell’antifascismo ferrarese. E accanto a queste, manifesti, periodici e tessere stampati in clandestinità dagli oppositori del regime. E’ ricca di testimonianze inedite la mostra ‘Antifascisti, antifasciste’ che dal 13 novembre al 30 gennaio presenterà al Museo del Risorgimento e della Resistenza la prima di tre rassegne con i ‘Ritratti di gente comune che ha fatto l’Italia’.
L’esposizione è curata da Delfina Tromboni, con la collaborazione di Dante Giordano, Andrea Musacci, Davide Guarnieri e il contributo dell’Anpi di Ferrara e si inserisce nel programma delle iniziative ferraresi per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.
La mostra sarà aperta al pubblico, nella sede del museo di corso Ercole I d’Este 19, dal martedì alla domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.
I temi della rassegna saranno al centro anche di un incontro di studi in programma il 24 novembre prossimo alle 15 nell’aula didattica del museo.

LA SCHEDA a cura di Delfina Tromboni
Antifascisti, antifasciste
Ritratti di gente comune che ha fatto l’Italia.1


La mostra che qui si propone raccoglie, attraverso immagini e documenti, parte dei frutti del lavoro che da qualche anno il Museo del Risorgimento e della Resistenza conduce per recuperare, ricostruire e consegnare alla città i profili, i volti, le storie degli uomini e delle donne che loro malgrado sono entrati/e nella storia per essere stati/e individuati/e come “sovversivi/e” dalle questure locali tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900, affiancate, in epoca fascista, dalla polizia politica voluta dal regime.
Le schedature di polizia, parte delle quali (quelle ritenute, a torto o a ragione, le più importanti) a partire dall’epoca crispina confluiscono nel Casellario Politico Centrale (oggi conservato a Roma, in Archivio Centrale dello Stato), sono raccolte negli archivi delle questure, che istituiscono una particolare categoria, la “A8” per le persone ritenute “pericolose per la sicurezza dello Stato”. In anni recenti, le questure hanno cominciato a versare i fascicoli in A8 agli archivi di Stato, ed i materiali stilati localmente possono oggi dialogare ed interagire con quelli confluiti nel Casellario Politico Centrale.
Ferrara dispone già da qualche anno di un elenco nominativo degli schedati (oltre 5.000 dalla fine dell’Ottocento ai primi anni ’50 del ‘900), Bologna ha iniziato un poderoso lavoro di inventariazione sui suoi oltre 8.000 fascicoli, rendendone conto in un interessante convegno tenutosi nella città felsinea il 28 ottobre scorso.
Tra Ferrara e Bologna c’è stato storicamente un rincorrersi di confini (basti pensare al passaggio dalla provincia di Bologna a quella di Ferrara del comune di Poggio Renatico in epoca unitaria, e, viceversa, dalla provincia di Ferrara a quella di Bologna del comune di Pieve di Cento nel primo Novecento. Scambi di esperienze politiche, “quadri” sindacali, politici, di società di Mutuo soccorso, e così via, si sono sempre verificati tra i due territori, così come tra il territorio ferrarese e quelli ravennate (esistono tra Argenta e Ravenna comuni divisi in due dal confine, che hanno conservato, di qua e di là dalla strada, lo stesso nome), mantovano e modenese.
Il Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara ha lavorato, con la continuità consentita dalle (sempre scarse) risorse e dalle (ugualmente scarse, anzi scarsissime) dotazioni di personale, avvalendosi anche di lavoro volontario, a raccogliere i fascicoli dei ferraresi “sovversivi” giunti agli “onori” del Casellario Politico Centrale, a studiare i fascicoli dei ferraresi “pericolosi” segnalati dalla locale Questura, ad indagare i rapporti con le province contermini, in particolare tra Ferrara e Bologna.
Ne sono usciti alcuni volumi - ‘Donne di sentimenti tendenziosi’ (2006) e ‘Per amore solo per amore’ (2008) - e una mostra con relativo catalogo* sulla emigrazione antifascista in Svizzera - ‘Sovversivi di frontiera’ -, esposta a Neuchatel (CH) nel 2002. E, infine, l’attuale esposizione, la prima di una serie di tre (seguiranno: ‘Garibaldini in Spagna e nella Resistenza’ e ‘Deportati, deportate’), pensata anche per restituire in parte il complesso percorso di protagonismo della “gente” cosiddetta “comune”, che portò l’Italia a diventare la Nazione unita che oggi conosciamo e di cui si celebrano i 150 anni.

“Antifascisti, antifasciste” mette al centro gli uomini e le donne che si opposero al fascismo durante il ventennio.
Una sezione della mostra riproduce, senza commenti, i loro volti, così come ci sono stati restituiti dalle foto segnaletiche scattate dalla Polizia politica e dalle questure e da quelle requisite durante le perquisizioni personali e domiciliari. Le ritroviamo sia nei fondi dell’Archivio di Stato di Ferrara che in quelli dell’Archivio Centrale dello Stato (che ringraziamo per la cortesia e competenza con cui hanno nel tempo seguito il nostro lavoro) e sono ora raccolte nell’archivio digitale del Museo del Risorgimento e della Resistenza. Si tratta di oltre 200 fotografie, che costituiscono soltanto un quarto dei ferraresi finiti nel Casellario Politico Centrale e appena il 4 per cento (diamo i numeri per approssimazione) dei ferraresi finiti nello schedario politico della questura. Forse vedere tutti insieme tanti sguardi rende meglio il dato anche quantitativo dell’opposizione al fascismo nella nostra provincia. Una opposizione che non fu ovviamente tutta coscientemente polit ica (anche se in gran parte lo fu) e che si manifestò a volte soltanto attraverso l’invettiva, la canzone non più censurata grazie ai “fumi” del vino, il sarcasmo di frasi che, pronunciate magari al tavolo di un’osteria o al mercato diventavano velocemente modi di dire comuni e diffusi.
Di questo antifascismo alcuni/e studenti e studiosi/e renderanno conto nell’incontro di studi organizzato per il 24 novembre prossimo nell’aula didattica del museo: un incontro che rientra nella serie a cui abbiamo dato il titolo di “Cantieri di ricerca” (il primo esperimento lo facemmo in occasione del giorno della memoria nel gennaio 2010 e ne stiamo pubblicando gli atti) per restituire il senso di una riflessione che si fa tra chi, giovani e a volte giovanissimi/e ricercatori e ricercatrici, nonché più temprati/e studiosi/e, non ha ancora concluso l’oggetto della sua ricerca ma ne mette a disposizione contenuti, metodologie e scoperte per consentire quello scambio di conoscenze che consente collettivamente e singolarmente di ricavare benefici dagli sforzi intrapresi sullo stesso terreno di ricerca.
Una seconda sezione della mostra espone alcuni dei volti degli uomini e delle donne massacrati/e dal fascismo negli anni del primo squadrismo (dalla casalinga Luigia Bergamini Roda a Don Giovanni Minzoni, dal sindacalista Natale Gaiba alla maestra Alda Costa, che morì molto più tardi ma la cui vita fu sconvolta fin dall’affermarsi del regime) e alcuni esemplari dei manifestini, periodici e tessere clandestini (per lo più comunisti, ma anche socialisti e di Giustizia e Libertà), stampati alla macchia con mezzi di fortuna (a volte scritti a mano ad uno ad uno) e alla macchia diffusi negli anni ’20 e ’30, che sono giunti fino a noi proprio grazie alla puntigliosa azione di “sorveglianza” pressoché quotidiana esercitata dal regime sugli “oppositori”.
Le carte di polizia diventano così una delle fonti più importanti per ricostruire le vicende dell’antifascismo, le sue caratteristiche, i suoi protagonisti e le sue protagoniste.
Ci restituiscono, certo, quando le si studia, lo sguardo dell’investigatore (o della spia) e non quello dell’indagato/a. Vanno quindi trattate con attenzione, cura e rigore storiografico. Ma anche attraverso di esse è possibile restituire un poco di luce sulle vite, per lo più anonime, di uomini e donne, gente comune che ha fatto l’Italia.
La mostra non avrebbe potuto essere realizzata senza il contributo dell’ANPI di Ferrara


*D. TROMBONI, Donne di sentimenti tendenziosi. Sovversive nelle schedature politiche del Novecento, Ferrara, Nuove Carte, 2006; D. TROMBONI, Per amore solo per amore. Diario di una magliaia del Soccorso Rosso (1937-1938), Ferrara, Nuove Carte, 2008; D.TROMBONI (a cura), Sovversivi di frontiera. L’emigrazione antifascista in Svizzera, Ferrara, Cartografica, 2002
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