Giornata contro la violenza alle donne-seduta congiunta di comune e Provincia

25/nov/2010 17.35.16 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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CronacaComune

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GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE - Le iniziative in città di oggi giovedì 25 novembre
Consiglieri comunali e provinciali in seduta congiunta e una fiaccolata in difesa di tutti i diritti umani


25-11-2010

Il Consiglio comunale e il Consiglio provinciale di Ferrara si sono riuniti oggi nella residenza Municipale per celebrare congiuntamente la ‘Giornata internazionale contro la violenza alle donne’. Al termine si è svolta una fiaccolata promossa per manifestare in difesa dei diritti umani, contro ogni forma di violenza e contro la pena di morte.
Dopo l’introduzione del presidente del Consiglio comunale Francesco Colaiacovo è stato proiettato un filmato ideato nell'anno scolastico 2009/10 dalla classe V Q del Liceo Ariosto di Ferrara, coordinata dalla professoressa Agnese De Michele. Il filmato, realizzato dal Centro Audiovisivi del nostro Comune con il sostegno dell'Assessorato alle Pari Opportunità in collaborazione con UDI, ha ricevuto all'interno del Concorso "Giochiamo alla pari!" bandito dalla Regione Emilia Romagna il premio speciale di Pubblicità Progresso. (Questo il messaggio alla base del filmato: "Sono le donne, oggetto di pregiudizi, imprigionate all'interno di stereotipi di genere e vittime di luoghi comuni, a trasmettere direttamente il proprio messaggio e a comunicare il loro disagio rendendo nota una serie di dati che sottolineano come ancora nelle società attuali, in tutto il mondo, permangono nei loro confronti atteggiamenti e convinzioni discriminatorie".)
Sono poi intervenuti il sindaco Tiziano Tagliani, la presidente della Provincia Marcella Zappaterra, il prefetto Provvidenza Raimondo e la presidente del Centro Donne e Giustizia di Ferrara Paola Castagnotto (che ha aggiornato l’assemblea sull’attività del Centro che accoglie donne vittime del fenomeno della violenza). Dopo gli interventi delle consigliere comunali Annalisa Ferrari (PD) e Irende Bregola (Rif. com. Italiani) e provinciali Stefania Milani (PdL) e Anna Maria Quarzi (PD), il presidente del Consiglio provinciale Leonardo Trombini ha presentato l’ordine del giorno "25 novembre Giornata internazionale Contro la violenza alle donne" <<odg del 25 novembre 2010.doc>> stilato congiuntamente e votato all’unanimità dai due Consigli riuniti.
La celebrazione della ricorrenza è poi proseguita con una fiaccolata organizzata da Comune e Provincia di Ferrara in collaborazione con le associazioni del territorio, che da piazza Municipale si è snodata fino al Castello.
Uno stendardo appeso sul Municipio ha inteso testimoniare sia le motivazioni della giornata sia l'impegno più ampio di istituzioni e cittadinanza, in difesa di tutti i diritti umani, attraverso la scritta “Per una città civile e democratica, no alla violenza, no al femminicidio, no alla pena di morte”.

Questi gli interventi:

Intervento di Paola Castagnotto - presidente Centro donne e giustizia intervento_castagnotto_25nov10.pdf

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Intervento di Tiziano Tagliani - sindaco di Ferrara

Chi prova pietà per la donna, la disprezza.
Chi le attribuisce la colpa dei mali della società, la
opprime.
Chi crede che la bontà di lei dipenda solo dalla
propria bontà e che la sua malvagità dipenda solo
dalla propria, è uno spudorato.
Ma colui che accetta la donna come Dio l'ha fatta,
le rende giustizia.

Kahlil Gibran

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE ESISTE
La violenza contro le donne esiste, è diffusa e non appare affatto in diminuzione
La violenza contro le donne è un fenomeno molto esteso, basti pensare che in Italia una
donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, nella sua vita è stata vittima della violenza di un uomo.
Secondo i dati dell'Istat, sono 6,743 milioni le donne che hanno subito nel corso della
propria vita violenza fisica e sessuale, tre milioni quelle che hanno subito aggressioni
durante una relazione o dopo averla troncata. Si tratta di violenze domestiche soprattutto a
danno di mogli e fidanzate: 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi
hanno subito le aggressioni in casa. Un milione di donne hanno subito uno stupro o un
tentato stupro. A ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner il 70% delle volte e in
questo caso lo stupro è reiterato. Il 6,6% delle donne ha subito una violenza sessuale prima
dei 16 anni, e più della metà di loro (il 53%) non lo ha mai confidato a nessuno. Gli autori
sono degli sconosciuti una volta su quattro, nello stesso numero di casi sono parenti
(soprattutto zii e padri) e conoscenti.
La violenza contro le donne non conosce differenze sociali e culturali, non ha tempo nè
confini e rappresenta un'emergenza mondiale che ferisce profondamente i diritti e la dignità
umana .
La violenza contro le donne è una violenza di genere riconosciuta oggi dalla comunità
internazionale come una violazione fondamentale dei diritti umani. Per fare uscire dal
silenzio questa drammatica situazione si celebra il 25 novembre, la Giornata internazionale
contro la violenza sulle donne, istituita con la risoluzione n. 54/134 dalle Nazioni Unite
nel 1999 al fine di sensibilizzare governi, istituzioni e società civile. L'Onu ha scelto questo
giorno per commemorare la tragica vicenda delle tre sorelle Mirabal violentate, pugnalate e
strangolate il 25 novembre del 1960, per ordine del dittatore Trujillo.
Oggi -25 novembre 2010 Giornata mondiale per l'eliminazione mondiale della violenza
contro le donne -in questo Consiglio straordinario vogliamo sostenere la volontà di
continuare a rilanciare l'impegno di amministratori, partiti, organismi di parità, associazioni
e società civile, ad eliminare ogni forma di violenza contro le donne, residuato barbarico
insopportabile all'interno di una società che vuol dirsi civile.
Un impegno che deve fare riferimento a due nostri “valori” di base: da un lato
l’articolo 2 della Costituzione che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini "senza
discriminazioni" o "distinzioni di sesso", dall’altro l’articolo 6 della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione Europea.
Richiami che oggi sono di indubbia attualità. La violenza sulle donne è un fenomeno
dilagante e riprovevole, che comporta un generale arretramento dei diritti e per questo
dobbiamo sentirci tutti investiti di una responsabilità precisa che deve esprimersi sia nel
dibattito politico, sia attraverso impegni da condividere con gli altri Comuni della Provincia.
Sottolineo anche l’importanza operativa dell’azione messa in campo quotidianamente dalle
associazioni ferraresi in collaborazione con le istituzioni.
Insieme dobbiamo continuare ad incentivare azioni educative a largo raggio per
contrastare il permanere di stereotipi sessisti e discriminazioni di genere; insieme dobbiamo
incrementare, ad ogni livello, politiche di prevenzione e di sostegno alle donne vittime di
violenza; insieme dobbiamo agevolare l'attuazione di programmi di azioni- positive e di
pari opportunità volti a valorizzare capacità, competenze e partecipazione femminile in ogni
ambito della vita sociale, economica, politica del paese.
Per questo l’impegno del Comune di Ferrara è quello di:
1. Continuare a promuovere strategie condivise, tra Istituzione, Prefettura, Questura
e Associazioni, finalizzate alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno della
violenza nei confronti delle donne (vedi Protocollo di intesa firmato un anno fa)
2. Valorizzare e potenziare il Comitato Pari Opportunità che - secondo quanto
disposto dall’entrata in vigore del collegato lavoro alla Finanziaria 2010 -si sta
“trasformando” in “Comitato Unico a Garanzia delle pari opportunità, contro le
discriminazioni e del benessere dei lavoratori”
3. Coinvolgere la Commissione speciale donne elette del Comune di Ferrara,
quale organismo di partecipazione e consultazione con compiti di proposta e di
controllo sull'attività amministrativa per il rispetto dei diritti delle donne, e di vigilare
e rimuovere quelle discriminazioni, dirette ed indirette, nei confronti delle donne,
nonché alla promozione di azioni positive per le pari opportunità tra i sessi.
4. Sostenere il Centro Donna Giustizia - che assieme all’UDI, continua ad impegnarsi
nel promuovere e diffondere la “cultura della differenza di genere” quale forma di
prevenzione alla violenza-per le iniziative e importanti battaglie che mette in atto.
Un sostegno che abbiamo sempre garantito; ricordo l’ultima azione: la settimana scorsa
abbiamo sottoscritto una nuova convenzione con l’Asp Centro servizi alla persona e con
l'associazione Centro Donna Giustizia per la prosecuzione, fino al giugno 2011, dei progetti a
cofinanziamento regionale ‘Oltre la strada’, ‘Luna blu’ e ‘Prostituzione invisibile’.
In programma la continuazione degli interventi di sostegno sanitario, sociale e psicologico
avviati sul territorio per le donne vittime di sfruttamento e violenza, con uno stanziamento
complessivo per il 2010/2011 di circa 190mila euro, che sarà finanziato in parte dalla
Regione, in parte dal Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei
ministri e in parte dal Comune.
Nostro impegno prioritario è quello di dare sostegno alle politiche per la TUTELA della
SALUTE E del BENESSERE DELLE DONNE garantendo la coesione della rete dei comuni
che, con quote parte, concorrono al piano benessere salute e alle politiche integrate che la
Regione Emilia Romagna mette in atto anche attraverso la collaborazione con la rete
regionale dei 10 Centri Antiviolenza.
Ma non possiamo nascondere che il nostro sostegno oggi è “a rischio” per le difficoltà
economiche dell’ Amministrazione.
Le rigide misure di controllo del debito pubblico, prese a seguito della crisi economica,
riducono drasticamente i trasferimenti agli enti locali e per questo siamo costretti a
procedere con "tagli "che colpiscono associazioni e centri che offrono servizi ormai
essenziali per la comunità, come i centri anti violenza :servizi essenziali ma che rischiano di
essere servizi deboli quando non riconosciuti come parte di un sistema integrato.
Ora se condividiamo l’essenzialità dei centri antiviolenza non possiamo permettere che si
indeboliscano e come Sindaco mi associo alle numerose richieste rivolte al Governo perché
intervenga con un piano d'azione nazionale che abbia una reale e adeguata copertura
finanziaria.
Nell’Ordine del giorno di oggi ci impegniamo a sollecitare la Ministra Carfagna affinchè il
Piano Nazionale Antiviolenza (varato con parere positivo dalla Conferenza Unificata) trovi
continuità di sostegno in Parlamento, confermando il finanziamento di 18 milioni di euro:
un finanziamento necessario che deve essere REALE anche perché i centri antiviolenza non
possono continuare a sostituirsi, con forme di volontariato, ai governi che hanno l'obbligo,
partendo dal dettato costituzionale di fornire risposte adeguate e pubbliche. Risposte che
necessitano l’ attivazione e la predisposizione di strumenti legislativi, economici e politici
chiari.

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Intervento di Marcella Zappaterra - presidente della Provincia di Ferrara

La data del 25 novembre può essere definita, a tutti gli effetti una “data politica”.
Diversamente dall’8 marzo, che ha assunto una valenza soprattutto simbolica, il 25 novembre parliamo delle buone prassi delle pubbliche amministrazioni, della loro capacità di realizzarle in collaborazione con un associazionismo femminile il cui impegno va ben oltre quello della testimonianza, parliamo di femminicidio e dei numeri che ne delineano la tragica portata, tentiamo di interrogarci su questo fenomeno e parlarne, coinvolgendo quante più persone possibile.
Perché resta, ancora, invisibile agli occhi di troppi.
Da quale cultura o subcultura proviene la violenza sulle donne?
Anche dalla nostra.
Si annida in ogni contesto sociale, nelle menti di uomini di ogni estrazione, di ogni religione, di ogni convinzione politica.
Colpisce le donne più “normali”, con le vite apparentemente più facili.
Così come colpisce quelle meno privilegiate, che si arrabattano tra un lavoro fuori casa, pagato meno di quello maschile, e quello domestico, gratuito.
Arriva, in estremo, a determinare il destino delle donne usate, comprate, vendute, sfruttate come merce del sesso .
Per questo - lo abbiamo detto tante volte - per contrastare e prevenire la violenza contro le donne che imbarbarisce e impoverisce tutti, abbiamo bisogno di maggiori diritti di cittadinanza per le donne e di maggiore rappresentanza.
Abbiamo bisogno di una nuova cultura sociale e giuridica.
Ci serve - serve a tutte noi, dovunque ci si collochi politicamente - che i nostri pensieri, le cose che facciamo, siano riconosciuti. E serve che i nostri problemi, le tragedie che ci colpiscono in quanto donne, siano correttamente considerati: una donna picchiata dal marito non è - come ho sentito dire di recente in una sede peraltro autorevole - uno dei tanti soggetti deboli che le Istituzioni devono aiutare. E’ qualcosa di più grave, il segno di una “malattia” alla cui cura non basta qualche benda e un po’ di riposo.
Sono troppe le semplificazioni, troppi i luoghi comuni, troppe e imperdonabili le sottovalutazioni.
La responsabilità stanno dovunque, spero di riuscire a spiegare bene cosa intendo con quello che dirò.
La cultura che invochiamo è, infatti, ancora molto lontana da qui.
Ad esempio, voglio qui ricordare un pronunciamento della Corte di Cassazione del 2 luglio scorso, con il quale è stata cancellata la condanna per maltrattamenti contro la moglie inflitta ad un uomo.
L’annullamento della condanna è stato motivato dal fatto che “lei aveva carattere e non era intimorita” dagli insulti, dalle ingiurie, dalle umiliazioni e dai maltrattamenti fisici.
Nella motivazione della sentenza si legge: “Perché sussista il reato di maltrattamenti in famiglia, occorre che sia accertata una condotta abitualmente lesiva dell’integrità fisica e del patrimonio morale della persona offesa, che, a causa di ciò, versa in una condizione di sofferenza”.
Non possiamo quindi sorprenderci se i dati sulla violenza sono allarmanti e se ogni due giorni una donna viene uccisa per mano maschile, come esito di stalking o di violenza domestica.
La stessa Giustizia sembra non tenere conto del fatto che la violenza rimane la prima causa di morte fra le donne, e che dalle indagini statistiche risulta che è ancora troppo alto il numero delle donne soggetto a molestie e a ricatti sessuali sul lavoro.
Eppure, Giustizia e Leggi dovrebbero essere in grado di “leggere” questa realtà, e dovrebbero promuovere un “nuovo sentire” su questi temi.
Fra giugno e agosto di quest’anno è stato un susseguirsi continuo di casi di femminicidio. Di recente un uomo ha ucciso nello stesso giorno due ex partner. Eliminate perché “non fossero più di nessuno”. Una concezione proprietaria della donna, una forma patologica di amore come possesso, incapacità di accettare il rifiuto, di elaborare l’abbandono e sopportare la libertà della donna di decidere del proprio destino.
Il ricorso alla violenza è spesso la manifestazione di un deficit di capacità relazionale. Forse da qui bisogna partire per rimediare in qualche modo al suo dilagare.
Per prevenire occorre certamente puntare sull’educazione al rispetto, ma sono tra quelli che pensano che sia indispensabile anche la riflessione su altri ambiti.
La legge dovrebbe essere in grado di adeguarsi a questa realtà, e dovrebbe promuovere un “nuovo sentire” su questi temi. E’ particolarmente doloroso dover ammettere che non è così, e che la bocciatura della Corte è un ostacolo su questa strada.
Ma, una volta di più, non stupiamoci.
Se non bastasse la nostra attenta osservazione di ciò che capita in questo Paese, a sottolineare la carenza tutta italiana in materia di pari opportunità arriva il rapporto 2010 sul Gender Gap del World Economic Forum, secondo cui il nostro Paese scende dal 72esimo (2009) al 74esimo posto nella classifica che misura il divario di opportunità tra uomini e donne in 134 nazioni. Una classifica che ci vede dopo il Malawi e il Ghana, a un passo dall'Angola e dal Bangladesh. "L'Italia continua a risultare uno dei Paesi dell'Ue con il punteggio più basso ed è peggiorata ulteriormente rispetto all'anno scorso", osserva il Wef nel suo quinto rapporto.
Nella classifica 2010 guidata da Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia, l'Italia (che nel 2007 era risultata persino 84esima nella classifica globale) è superata anche da numerosi Paesi in via di sviluppo come il Mozambico (22esimo) o il Botswana (62), mentre tra i Paesi ad alto reddito, solo una manciata registra risultati più bassi dell'Italia. Tra questi Malta (83), Giappone (94) e Arabia Saudita (129).
Giunta alla quinta edizione, la graduatoria del Global Gender Gap Report è elaborata in base a un indice che valuta i Paesi secondo criteri di distribuzione di risorse e opportunità tra uomini e donne, a prescindere dal livello globale di risorse, misurando quattro elementi: partecipazione e opportunità economica delle donne - materia per la quale l'Italia occupa la 97esima posizione - l'accesso all'educazione (qui l'Italia ha una relativamente buona 49esima posizione), le differenze tra uomo e donna in termini di salute e di aspettative di vita (95esima) e l'accesso femminile al potere politico (54esima). Nella cassifica globale la Cina è 61esima, la Russia 45esima e il Brasile 85esimo. Ultimi in classifica sono Pakistan (132), Ciad (133) e Yemen (134).
In questi dati si trova l’origine della cultura che porta alla violenza sulle donne.
Nella fotografia di una società che non ha ancora capito fino in fondo che donne e uomini sono uguali: le donne hanno meno lavoro, meno soldi, scarsa possibilità di accedere all’esercizio del potere.
A questo aggiungiamo strumenti giuridici inadeguati, come ho già detto e, dulcis in fundo, una mentalità diffusa retrograda e spesso maligna, alimentata da una buona dose di ignoranza.
Anche il principio, così elementare in apparenza, dell’uguaglianza viene malamente tradotto: uguaglianza significa che nessuno dei due generi si può ricondurre ad un unico modello, uguaglianza significa che ognuno si può realizzare secondo le sue personali inclinazioni.
Da noi, in troppi parlano delle donne come di una categoria, negando il diritto ad una piena soggettività ad ognuna di noi, ed agendo una semplificazione che ci costringe a fatiche immense per ottenere ciò che potremmo guadagnarci senza troppo sforzo.
Non per fare della facile polemica politica, e certo non per strumentalizzare opportunisticamente la circostanza di cui sto per parlare, ma il “caso” della Ministra Mara Carfagna mi pare davvero emblematico.
Lo ha detto bene, con intelligente ironia, Massimo Gramellini sulla “Stampa” di martedì: se il ministro in questione si fosse chiamato Mauro Carfagna, la discussione sulle sue parole avrebbe avuto un altro tono. Le parole di Mara sono state subito classificate come “scatto isterico”, e invece che di appalti per i termovalorizzatori si parla dei suoi rapporti con Italo Bocchino e della baruffa con la Mussolini.
Dice Gramellini che questo “è un problema con cui tante donne meno fortunate della Carfagna devono fare i conti ogni giorno negli ambienti di lavoro. Il parere femminile vale meno e non è considerato autorevole.” E ancora che “se sei bella, i maschi ti desiderano ma non ti considerano: e tutti pensano (anche le donne) che la tua carriera non sia merito dei talenti, ma degli amanti. Se poi sei soltanto passabile, ti trattano come una crocerossina, un angelo custode, una bestia da soma: comunque una comparsa nel film del loro successo professionale, intitolato IMPARI OPPORTUNITA’.“ Non ci sono parole più efficaci per dire quale sia la verità delle cose. Fa piacere che siano parole di un uomo. Ma non basta.
A me fa un po’ ridere, e un po’ mi spaventa, il dibattito mondiale sul declino del maschio, sulla crisi della “virilità”. Se qualcuno ci spiega che i maschi devono re-immaginare la loro mascolinità, altri lanciano l’allarme circa “la fine dell’uomo”.
Perché mi faccia ridere spero sia intuibile senza che io debba entrare nel dettaglio…La ragione del timore, invece, sta nel fatto che mi pare di cogliere (e non solo perché esistono diversi studiosi della psiche umana che si stanno esercitando con la osservazione clinica e scientifica di certi comportamenti) come per molti uomini l’uscita dalla crisi collettiva in cui si troverebbero stia nel più banale atteggiamento nostalgico, nel rimpianto del mondo nel quale solo gli uomini lavoravano e guadagnavano, quindi comandavano.
Nella ricerca, insomma, di una riaffermata superiorità maschile.
Un tentativo che è scritto nelle misurazioni del Gap Gender Forum..
I dati che il “Centro Donne e Giustizia” ci ha messo a disposizione ci confermano alcune convinzioni, e non a caso - malgrado il momento di grande difficoltà finanziaria - la Provincia continua a considerare prioritario il suo diretto intervento di sostegno all’assistenza alle donne maltrattate, così come penso debbano fare tutti gli altri Enti Locali di questo territorio.
Ed è doveroso l’apprezzamento al Pano Nazionale a supporto della rete dei Centri Antiviolenza predisposto dal Ministero per le Pari Opportunità.
Ma più di ogni altra cosa, avendo definito il 25 novembre come “data politica” ci tenevo a fare oggi una riflessione ampia, che travalicasse la nostra funzione di “erogazione di servizi”.
La cosa più importante che le Istituzioni devono fare, quando si parla di donne, è dare il segno vero, in termini politici, morali, culturali, che il tema della parità e della giustizia è in cima alla loro agenda.
Per me lo è. Seconda la mia formazione, per l’età e le esperienze che ho potuto fare, e quindi senza scimmiottare nessuno, né impadronirmi del pensiero “storico” su questi temi.
La battaglia si vince con tante armi diverse. L’unica cosa che non potremmo mai perdonarci è smettere di combatterla.

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Intervento di Provvidenza Raimondo - prefetto di Ferrara

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Celebrare la giornata internazionale contro la violenza sulle donne vuole essere soprattutto onorare l’impegno per le Istituzioni tutte e la società civile di tenere costantemente accesi i riflettori su una delle pagine più drammatiche e tristi della vita della donna ma anche della stessa società.
La violenza contro le donne rappresenta infatti una gravissima patologia e, insieme, una ferita aperta della nostra civiltà, assumendo i contorni di un’emergenza che non fa distinzioni di nazionalità, età, cultura o ceto.
Da ogni parte del mondo vengono denunciate storie di violenza e sopraffazione verso donne oltraggiate nella loro persona, donne prigioniere di matrimoni non voluti, di famiglie violente, di sfruttatori. Donne che hanno perso il diritto alla vita e spesso la vita stessa. La crudeltà contro le donne ha molte facce: gli omicidi e gli stupri sono gli aspetti più drammatici ma la violenza ha anche il volto della pressione psicologica ed economica e l’assenza di leggi adeguate o il silenzio sono complici di tali violazioni.
La violenza è sofferenza e umiliazione. È la prima causa di morte tra le donne nel mondo. Una patologia, purtroppo silenziosa, tanto antica quanto attuale, per troppo tempo non sufficientemente compresa e della quale oggi finalmente sembra farsi strada la consapevolezza della necessità di non lasciare sole le vittime per aiutarle a rompere l’isolamento nel quale la violenza stessa le tiene prigioniere.
Oggi finalmente è possibile enumerare i dati degli episodi di violenza che si registrano e sono dati veramente angoscianti.
L’indagine effettuata dall’ISTAT nel 2007 ha rilevato che 3 milioni di donne tra i 15 e i 70 anni sono vittime di violenze e maltrattamenti.
2.938.000 hanno subito violenze fisiche, psicologiche o sessuali da parte di partner o ex partner, ma solo il 18,2% considera la violenza in famiglia un reato e il 7,2% sporge denuncia, quindi ben oltre il 90% delle vittime decide, per motivi diversi, di non denunciare la violenza subita alle Forze dell’Ordine.
Ogni giorno sette donne in media denunciano una violenza sessuale.
A Ferrara l’ andamento dei reati a sfondo sessuale contro le donne nel periodo gennaio - settembre 2010 rispetto al 2009 presenta un leggerissimo calo complessivo: da 17 a 16 violenze sessuali (- 5,9%), da 0 a 2 gli atti sessuali con donne minorenni, da 0 a 2 la corruzione di donne minorenni.
Le statistiche, comunque, in questo campo sono solo indicative, perché come già detto, spesso le crudeltà non sono percepite come tali o non vengono denunciate.
Cosa fare per costruire un processo capace di invertire questa tendenza a livello generale e locale?
Intanto è importante valorizzare le donne, renderle protagoniste nella vita sociale e politica.
La grande Montalcini ripete sempre con convinzione che la donna è il futuro “non perché il buon Dio non abbia distribuito equamente le capacità, ma perché è rimasta per tanto tempo in silenzio ed ora ha molto da fare e da dire”.
A Milano nella Conferenza mondiale “ Science for Peace ”, tenuta nei giorni scorsi, sono state individuate tre vie che possono portare alla pace: secondo l’ analisi emersa dal forum una di queste strade è rappresentata dalle donne perché sono le migliori fautrici di questa costruzione essendo biologicamente portate all’ armonia e capaci di difendere i diritti dei più deboli con una grande determinazione.
Lo abbiamo visto con Aung San SuuKyi, libera dopi 20 anni di soprusi, a cui si è fieramente opposta reagendo con la richiesta imperturbabile di dialogo dimostrando così che vi sono valori più forti della stessa forza delle armi: oggi SuuKyi è un simbolo, ma ovunque nel mondo sono calpestati i diritti umani troviamo una donna.
Per questo la partecipazione femminile nei governi e nelle istituzioni è una garanzia di progresso e di sensibilizzazione nell’azione di prevenzione e di contrasto della violenza, coinvolgendo la società stessa.
La Prefettura di Ferrara, la Provincia, il Comune capoluogo, la Procura della Repubblica presso il Tribunale, la Questura, il Comando Provinciale dei Carabinieri, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza, il Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato, l’Ufficio Scolastico Provinciale, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria S.Anna, l’Associazione “Centro Donna Giustizia”, hanno sottoscritto, il 12 novembre 2009, il “Protocollo d’intesa per la promozione di strategie condivise finalizzate alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e dei minori”.
Da Ieri (24 novembre 2010) l’attuazione del Protocollo si avvale anche del contributo della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e del Tribunale per i Minorenni di Bologna, i quali hanno sottoscritto un atto di adesione al Protocollo.
L’obiettivo del Protocollo d’intesa è quello di promuovere l’adozione di strategie condivise volte alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno avvalendosi delle competenze, del contributo di conoscenze, di esperienza e della collaborazione delle istituzioni e delle associazioni interessate.
Per l’applicazione del Protocollo è stato istituito un gruppo di lavoro, coordinato dalla Prefettura, cui partecipano i referenti individuati da ciascuna istituzione firmataria del Protocollo, con il compito di formulare ulteriori approfondimenti, regolamenti, accordi, atti a rispondere più efficacemente alle problematiche legate al tema della violenza contro le donne e i minori.
In questa cornice, il gruppo tecnico di lavoro ha elaborato le LINEE GUIDA DEL PERCORSO FORMATIVO rivolto agli operatori sanitari, sociali ed educativi, scolastici, alle Forze dell’ordine e agli Amministratori Pubblici e che sarà svolto congiuntamente da personale presente nelle diverse istituzioni coinvolte in base alle proprie specifiche competenze.
L’obiettivo è quello di promuovere azioni di sensibilizzazione e di formazione rispetto al fenomeno della violenza di genere sulla base di modelli diversificati - corsi di base o specialistici - a seconda del target di operatori di volta in volta individuato.
Parallelamente, è in corso di definizione il documento che prevede le LINEE GUIDA PER L’ACCOGLIENZA E IL TRATTAMENTO DELLE DONNE VITTIME DI VIOLENZA, IN AMBITO SANITARIO.
L’analisi delle dimensioni, della diffusione del problema e le ripercussioni che esso ha sulla salute e sul benessere delle donne, infatti, sottolinea l'esigenza di fornire risposte coordinate e integrate: è evidente che una diversa percezione sociale del fenomeno e un’accoglienza sanitaria corretta sono variabili importanti per chi subisce questi reati.
La Procedura è finalizzata a garantire a chi ha subito una violenza sessuale il diritto di trovare immediato soccorso in un luogo dove operatori sanitari competenti sappiano affrontare non solo la visita e la raccolta delle prove, ma anche garantire la capacità di accogliere, ascoltare, comprendere quando giunga alla loro attenzione, per diretta dichiarazione o sospetto, una donna vittima di violenza.
Un’attenzione particolare è rivolta al percorso “Accoglienza”, al delicato momento dell’ascolto della vittima in un luogo idoneo e secondo tempi adeguati alla necessità, da parte del personale sanitario ed anche al percorso di supporto e di accompagnamento “in uscita” dopo il primo intervento, concordato con la donna (“dimissione protetta” verso servizio territoriale- consultorio o verso struttura di accoglienza “specializzata”).
Un percorso interistituzionale di cui questa provincia può essere davvero orgogliosa e che può aiutarci a sperare, magari in un futuro prossimo, di poter girare finalmente pagina contando su una società che abbia saputo trovare il suo efficace “vaccino” per debellare questa terribile patologia.












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