GIORNO DELLA MEMORIA 2011 Dal 25 gennaio in mostra foto e documenti sui campi di internamento italiani

21/gen/2011 16.18.22 Comune di Ferrara Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
CronacaComune

Ufficio Stampa
0532.419.243/244/338/452 (fax 0532.419.263)
http://www.comune.fe.it/stampa
ufficiostampa@comune.fe.it
GIORNO DELLA MEMORIA 2011 - Dal 25 gennaio in mostra nella sede della Contrada San Giorgio
Foto e documenti per raccontare i campi di internamento italiani


21-01-2011

Si propone di documentare la triste vicenda dei ‘Campi di internamento e di concentramento in Italia’ la mostra promossa dalla Circoscrizione 4, che martedì 25 gennaio alle 16,30 sarà aperta al pubblico nella sede della Contrada Borgo San Giorgio, in via Ravenna 52.
Curata da Giampaolo Borghi ed Enrico Trevisani, l’esposizione ha per titolo ‘Italiani pericolosi’ e rientra tra le iniziative organizzate in occasione del Giorno della Memoria 2011 da Comune e Museo del Risorgimento e della Resistenza in collaborazione con studiosi e altri partner pubblici e privati.
Attraverso testi e fotografie, la mostra descrive le principali sedi di detenzione allestite in tutta Italia, durante la seconda guerra mondiale, per ebrei, zingari, omosessuali, malati mentali, minoranze religiose e oppositori politici del fascismo e del nazismo, dalla Risiera di San Sabba o al Lager di Bolzano, alle diverse località del Centro e del Sud del Paese. L’esposizione resterà apertura al pubblico, grazie anche al lavoro volontario dei membri della Contrada, fino al 30 gennaio prossimo, dalle 16,30 alle 18,30.
“Anche la nostra provincia - ricorda la responsabile del museo del Risorgimento e della Resistenza Delfina Tromboni - fu teatro di un tentativo di apertura di un campo di concentramento, da parte degli occupanti nazisti, nel territorio di Tresigallo. E la detenzione degli zingari, nonchè la loro destinazione a campi di internamento in provincia di Campobasso è documentata da un rapporto prefettizio che ne descrive prima l’imprigionamento nelle carceri di Cento, poi la traslazione in Molise. Altre carte avevano poi testimoniato l’esistenza, nel 1940, di un campo di nomadi nel territorio di Berra, che le autorità si accingevano a smantellare”. Parte di tutta questa documentazione, come ricorda ancora Delfina Tromboni, è visionabile nella sezione sulle deportazioni della mostra ‘Antifascisti, antifasciste. Ritratti di gente comune che ha fatto l’Italia’ allestita nell’aula didattica del Museo del Risorgimento e della Resistenza (corso Ercole 1° d’Este 19). L’esposizione, curat a dalla stessa responsabile del museo, si appresta a raggiungere il traguardo dei 1.200 visitatori e resterà anch’essa aperta al pubblico fino al 30 gennaio prossimo (dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18).
Altro appuntamento legato al Giorno della memoria è quello con la maratona di lettura “In memoria” prevista per mercoledì 26 gennaio, dalle 15 alle 23, alla biblioteca Bassani di Barco e promossa da Anpi provinciale di Ferrara, Circoscrizione 3, Istituto di Storia contemporanea e Museo del Risorgimento e della Resistenza, oltre che dalla stessa biblioteca comunale. Mentre venerdì 28 gennaio alle 21, nella sede della Contrada Borgo San Giorgio (via Ravenna 52) per iniziativa della Circoscrizione 4, gli storici Antonella Guarnieri e Davide Guarnieri approfondiranno il tema de ‘Le deportazioni degli ebrei e degli antifascisti ferraresi dalle leggi razziali alla Repubblica Sociale Italiana (1938-1945)’. L’incontro è aperto a tutti gli interessati.


Mostra fotografica e documentaria
“ Italiani Pericolosi. I campi di internamento e concentramento in Italia”
a cura di: Enrico Trevisani e Gian Paolo Borghi
con la collaborazione di: Donato Bragatto, Micol Bonsi, Ilenia Verzola, Enrico Tumiati
impaginazione digitale: Riccardo Pareschi

Introduzione alla mostra a cura di Enrico Trevisani e Gian Paolo Borghi:
Con il termine tedesco ‘lager’ (campo) si indicano i campi di concentramento e sterminio (in tedesco: Konzentrationslager) utilizzati dal regime nazista e fascista.
Il sistema dei lager venne inizialmente impiegato (1933) in Germania e Austria per confinare gli oppositori politici al nazismo (comunisti, socialdemocratici, obiettori di coscienza) allo scopo di "rieducarli". In seguito vennero usati per la detenzione e lo sterminio degli ebrei, e di altre categorie di indesiderati (zingari, omosessuali, apolidi ecc.). Dal punto di vista ideologico era quindi considerato un luogo, analogamente ai gulag sovietici, in cui esercitare una stretta sorveglianza su un considerevole numero di individui.
Il 4 settembre del 1940 Mussolini firmò un decreto con cui vennero istituiti i primi 43 campi di internamento per cittadini di paesi nemici dislocati nelle province centro-meridionali e ancora oggi è difficile stabilire con precisione il numero dei campi presenti in Italia; si ritiene che ne esistessero più di 400.
Furono creati anche campi di internamento civile sottoposti alla giurisdizione del Ministero dell’Interno, il quale, per garantire l’applicazione delle disposizioni previste per l’internamento, aveva nominato cinque “Ispettori Generali di Pubblica Sicurezza”.
In questi campi furono concentrate varie categorie di persone. Gli ebrei italiani colpiti dal provvedimento non furono internati in quanto ebrei (anche se i provvedimenti d'internamento sottolineano sempre l'appartenenza alla "razza ebraica"), ma in quanto antifascisti militanti o soggetti ritenuti "pericolosi nelle contingenze belliche". Un'altra categoria è formata da stranieri sudditi di "paesi nemici", ebrei e non, che si trovavano in Italia allo scoppio della guerra, (inglesi, francesi, ma anche cinesi, spagnoli e altri), nonché da quegli ebrei stranieri che erano fuggiti alle persecuzioni in atto nei loro paesi, residenti in Italia o di passaggio. Infine, c'erano gli antifascisti schedati, gli antifascisti arbitrariamente trattenuti a fine pena e altri arrestati per manifestazioni sporadiche di antifascismo.
I campi di internamento, come i luoghi di confino, erano di solito situati in edifici abbandonati o non utilizzati.
In generale le condizioni di vita erano primitive e umilianti: sovraffollamento, vitto insufficiente, mancanza di riscaldamento e acqua potabile. L'assistenza sanitaria agli internati era prevista ma poteva essere concessa o rifiutata arbitrariamente.
Occorre però precisare che i campi fascisti non erano dei lager e che la realtà vissuta nei campi di detenzione italiani era differente da quella dei campi di concentramento nazisti.
Solo nei campi gestiti dalle milizie naziste come Fossoli (Carpi), San Dalmazzo (Cuneo), Bolzano-Gries e la Risiera di San Sabba (Trieste), le condizioni di vita erano peggiori, benché sempre lontane dalla realtà dei campi di Dachau, Buchenwald e altri.
Tuttavia la situazione di vita, già difficile e deprimente per tutti, peggiorò ulteriormente con l'arrivo, nell'aprile del 1941, degli sloveni e croati rastrellati in seguito all'occupazione italiana della Jugoslavia.
Si ritiene che nel giugno 1940, al momento dell'entrata in guerra, in Italia fossero presenti poco meno di 4.000 ebrei ed apolidi di diversa nazionalità, tra cui tedeschi, austriaci, polacchi, cecoslovacchi, che andarono a costituire il primo grosso contingente di internati ebraici nei campi di concentramento fascisti. Infatti l'8 maggio 1940, a soli due giorni dall'entrata in guerra a fianco dei nazisti, vennero emanate "le prescrizioni per i campi di concentramento e le località di confino”. Dopo l'occupazione della Jugoslavia nell'aprile 1941, uomini, donne e bambini di ogni età (cittadini slavi o allogeni della Venezia Giulia) vennero deportati in massa per ridurre drasticamente l'appoggio popolare al movimento partigiano.
Tra il 1941 ed il 1942 sarebbe giunto il secondo contingente dalle zone ex-jugoslave appartenenti allo stato croato o annesse all'Italia, composto da circa 2.000 ebrei, prevalentemente slavi.
Così, tra la fine del 1940 e il 1943 vennero istituiti numerosi campi di concentramento, internamento e colonie di confino, anche nelle zone di occupazione come la Jugoslavia, l’Albania e le isole greche.
Dopo l'armistizio, mentre i campi nell'Italia meridionale vennero chiusi o liberati dagli alleati, quelli che si trovavano nell'Italia centro-settentrionale continuarono a funzionare sotto l'occupazione tedesca e secondo le nuove norme della Repubblica Sociale Italiana; verso la fine del 1943 e i primi mesi del 1944 ne vennero istituiti altri.
Nel dicembre 1943 le questure si attivarono per rintracciare gli ebrei. Una volta arrestati, in attesa di trasferirli nei campi di "raccolta", venivano rinchiusi, oltre che nelle locali carceri, in alcuni dei campi precedentemente citati e in altri provinciali tra cui comparirono anche i locali del Tempio Israelitico a Ferrara.
A questi bisogna aggiungere i quattro campi, considerati vere e proprie "anticamere dello sterminio", dove, prima di essere deportati nei lager tedeschi, vennero "raccolti" la maggior parte degli ebrei e prigionieri italiani precedentemente catturati a vario titolo.
Infatti, dal settembre/ottobre 1943 all’aprile 1945 i nazisti, in collaborazione con la polizia della Repubblica Sociale Italiana di Salò, istituirono e gestirono, nell’Italia da loro controllata, dapprima tre campi di smistamento, rispettivamente a Borgo San Dalmazzo, Fossoli, e Bolzano (attivato dopo la chiusura di Fossoli). Dopo l’occupazione del 1943 i territori della Venezia Giulia vennero sottoposti al diretto controllo della Germania nazista e fu creato un campo di internamento a Trieste, nella Risiera di San Sabba. Inizialmente utilizzato come campo di detenzione per i partigiani e destinato poi a diventare un centro di raccolta e smistamento per gli ebrei, fu un vero e proprio campo di sterminio.
Il campo di Borgo San Dalmazzo (Cuneo), attivo dal 18 settembre 1943, venne chiuso nel febbraio del 1944.
Il campo di concentramento di Fossoli (Carpi), attivo dal 1942, venne chiuso nei primi giorni dell'agosto 1944 dopo la deportazione degli ultimi ebrei presenti e l'evacuazione dei prigionieri politici verso Bolzano.
Il campo di Bolzano-Gries venne attivato dopo la chiusura di Fossoli, nell'agosto del 1944, e funzionò fino alla fine dell'aprile 1945.
Il campo di concentramento di San Sabba (Trieste) venne istituito nel 1943 e liberato dai partigiani jugoslavi il 30 aprile del 1945.


Hanno collaborato all’allestimento della mostra:
Archivio Storico città di Bolzano, Comune di Bolzano
Archivio dell’Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Cuneo
Fondazione Fossoli, Carpi (Modena)
Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, Trieste
Fondazione Internazionale “Ferramonti di Tarsia”, Cosenza.
Associazione Culturale di Ricerche Storiche “Pico Cavalieri”, Ferrara
Gruppo Modellisti L.N.I. di Ferrara
Associazione Culturale Lightship, Vasto (Chieti)


blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl