Intervento dello scrittore Diego Marani sul museo Antonioni

Intervento dello scrittore Diego Marani sul museo Antonioni Ufficio Stampa 0532.419.243/244/338/452 (fax 0532.419.263) http://www.comune.fe.it/stampa ufficiostampa@comune.fe.it Un museo, ma degno di Antonioni di Diego Marani 20-08-2007 Il solleone scalda gli animi a Ferrara che si divide tra chi vuole la riapertura di una collezione (ora inagibile) dei disegni del cineasta scomparso e chi vorrebbe una esposizione dedicata a tutto il cinema locale A chi non conosce Ferrara può sembrare pretestuosa la polemica che in questi giorni divide la città fra i sostenitori della riapertura del vecchio museo dedicato ad Antonioni e quelli che invece appoggiano la progettazione di un più moderno museo dedicato a tutto il cinema ferrarese.

20/ago/2007 11.20.00 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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Un museo, ma degno di Antonioni
 

di Diego Marani
20-08-2007

Il solleone scalda gli animi a Ferrara che si divide tra chi vuole la riapertura di una collezione (ora inagibile) dei disegni del cineasta scomparso e chi vorrebbe una esposizione dedicata a tutto il cinema locale

A chi non conosce Ferrara può sembrare pretestuosa la polemica che in questi giorni divide la città fra i sostenitori della riapertura del vecchio museo dedicato ad Antonioni e quelli che invece appoggiano la progettazione di un più moderno museo dedicato a tutto il cinema ferrarese. I fans della riapertura, capeggiati dallo scrittore Roberto Pazzi, gridano allo scandalo davanti alla posizione del sindaco Gaetano Sateriale che giudicando indegna la povera collezione di disegni, lancia invece una gara di idee per qualcosa di nuovo. Insomma, Antonioni è appena stato sepolto e già si litiga su di lui sotto l'ombra del castello estense. Uno dei problemi di Ferrara è proprio questo: la poca ombra che d'estate costringe zucche umane e cucurbitacee ad un'eccessiva esposizione al sole. Si sa, qui in agosto le temperature sono sahariane. Alle cucurbitacee fa bene, perché così più saporiti saranno d'autunno i cappellacci con la zucca. Nelle umane suscita invece inopportuni stordimenti! . Un altro dei problemi di Ferrara, come di tante nostre città, è che un tempo sono state tutte capitali e quando la grandezza sepolta si rianima, ognuna si sente sovrana di un impero. Così da noi su ogni cosa si formano sempre due fazioni, due duchi rivali, come Don Giulio e Ippolito d'Este, che si danno battaglia con ogni pretesto. E a chi vince non basta vincere: deve poi anche placare la fazione perdente. Il terzo e più attuale problema è la poco elegante campagna per un primato di celebrità culturale che Roberto Pazzi da anni conduce con fastidioso puntiglio in città. Anche questo, vizio tutto italiano, tardo medievale più che rinascimentale, ma sempre vivo nella nostra sanguigna cittadina. La vicenda del museo di Antonioni è l'ultimo e più visibile episodio di una guerra fomentata da una minoranza chiassosa e poco credibile che incessantemente cerca di screditare le scelte del comune. Le riduzioni imposte ai bilanci comunali hanno gravato anche sulle casse di una citt! à come Ferrara che dal punto di vista culturale resta all'avanguardia in Italia. Ora bisogna badare a come spendere i soldi. Con l'ultimo colpaccio dell'apertura a Ferrara di una succursale dell'Hermitage, il sindaco ha dimostrato di saperci fare. Il sindaco ha ragione quando sostiene che un nuovo museo sulla cinematografia ferrarese permetterebbe di illustrare un percorso, di riunire maggiore materiale, magari anche una cineteca, e darebbe all'iniziativa ben altro spessore che una mostra di disegni. Che fare? Roberto Pazzi non si può rinchiuderlo nelle segrete del castello, come fece Alfonso II con i congiurati che tramavano per assassinarlo. Anche perché ci piace leggere i suoi libri e vogliamo che continui a scriverne. Da scrittore ferrarese extra muros propongo dunque al sindaco di costruire assieme al nuovo museo del cinema ferrarese un mausoleo per Roberto Pazzi, che lo scrittore potrà occupare già da vivo, e per soddisfare la sua sete di onori, di attribuirgli la carica di Gran Mogol. Quanto a me, prometto solennemente che non verrò mai! a importunare la sua grandezza neanche da morto. Io il mio mausoleo lo voglio rigorosamente a Tresigallo, ché là di scrittori siamo in pochi e ci faccio più bella figura.
da: Il Sole 24 Ore del 19/08/2007
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