GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA - La rete del Comune

23/nov/2007 14.49.00 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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CronacaComune

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GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE
Le azioni del Comune in rete, per assistere le vittime delle violenze


23-11-2007

I fatti delle cronache locali e nazionali richiamano spesso l'attenzione su gravi fenomeni sociali legati alla violenza, in particolare su donne e bambini. L'occasione della giornata internazionale contro la violenza di genere è ancora una volta l'occasione per fare il punto della situazione a vari livelli, istituzionali e non, per capire quali sono le forze in campo per contrastare questi fenomeni. Il Comune di Ferrara ha illustrato questa mattina nel corso di una conferenza stampa svoltasi in residenza municipale, progetti e azioni realizzate o in fase di imminente attuazione che proprio su questo tema coinvolgono diversi assessorati come Sicurezza, Sanità e Interventi sociali, Politiche Abitative e Pari opportunità, in stretta collaborazione con altri enti e istituzioni locali e con il modo dell'associazionismo e del volontariato. Gli assessori Raffaele Atti, Maria Giovanna Cuccuru e Marinella Palmieri, il dirigente del Settore Sicurezza Ivano Guidetti, insieme ai r! appresentanti e operatori del Centro Donna e Giustizia Andalda Siroli, Sara Martinelli) e dello staff di Progetto “Una Rete Contro la violenza: non sei sola” (Silvia Pellino), hanno tracciato il percorso fin qui effettuato nella utile e radicata collaborazione con il Centro Donna e Giustizia, nell'ambito del “Patto per la sicurezza” cittadino e del corso di formazione “Agire la sicurezza” e e in quelle iniziative che partiranno a giorni per sostenere e tutelare le persone oggetto di violenze. Fra queste va segnalata la diffusione capillare, anche attraverso i mezzi di trasporto pubblico della città, di locandine e depliant scritti in otto lingue per ricordare che le donne - sempre più oggetto delle violenze degli uomini soprattutto nel fine settimana, come indicano le statistiche - non sono sole e possono chiamare e trovare aiuto contattando strutture e operatori di pubblica sicurezza per denunciare questi atti, centri di ascolto per avere pronto sostegno e superare l'emerg! enza.
Tra le azioni di sensibilizzazione, invece, va ricordato che lunedì prossimo alle 16.30 il Consiglio Comunale di Ferrara si riunirà per discutere un documento sul tema della violenza di genere presentato dall'assessore Palmieri.
LA SCHEDA - Questo nel dettaglio il progetto “Una rete contro la violenza: non sei sola” contro la violenza sulle donne e sui minori a Ferrara (a cura di Silvia Pellino, Marcella Gallo, Manuela Cortelli, Luana Peron, Monica Borghi, Maria Grazia Lonzi, Abballe Pierpaolo, Valerio Cecere, Maria Antonia Lanza, Valentina Andreotti)
Le ricerche svolte negli ultimi anni mostrano che la violenza maschile contro donne e bambine/i è molto frequente. La violenza domestica, specialmente il maltrattamento delle mogli, è forse la forma di violenza nei confronti delle donne maggiormente diffusa.
Nei paesi industrializzati, tra il 25 e il 30% delle donne subiscono, nel corso della loro vita adulta, violenze fisiche e/o sessuali da un partner o ex-partner; (Gillioz et al., 2000; Romito e Crisma, 2000). La violenza domestica sembra essere altrettanto frequente in gravidanza (Ballard e Spinelli, 2000). La violenza contro le donne non è solo una minaccia alla libertà individuale, ma un delitto contro ogni donna e ogni persona, oltre che del proprio inviolabile e assoluto diritto alla salute e alla vita. “Per l’ONU, nel mondo una donna su cinque è destinata ad essere violentata o a subire un tentativo di violenza; secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, almeno il 70% delle donne vittime di omicidio sono state uccise dai propri partner, e secondo il Consiglio d’Europa, la violenza fra i 16 e i 44 anni è la principale causa di morte e d’invalidità, più del tumore e degli incidenti stradali. Il 91% delle donne, non denuncia le violenze subite o tentate. Dati agghiacc! ianti che nell’ultimo periodo stanno crescendo sempre di più.” (tratto dalla pubblicazione SAP News - Ottobre 2006).
Kofi Annan affermava "La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fin tanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace."
- I dati del fenomeno
L’Indagine dell’ISTAT del 2006 su 25mila donne nella fascia d’età 16 e 70 anni intervistate con tecnica telefonica riporta che il 31,9% delle donne sono vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita, il 23,7% hanno subito violenze sessuali, il 18,8% violenze fisiche e il 4,8% ha subito uno stupro o tentati stupri. Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo ed è consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite.
L’ISTAT afferma che il 61,4% delle donne intervistate ha dichiarato che i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza; si stima, tuttavia, che la percentuale possa essere più alta.
In particolare l’indagine rivela come la nostra Regione sia prima in Italia per violenze fisiche o sessuali subite nel corso dell’intera vita (38,7 casi su cento donne) Seconda dopo il Lazio, per episodi di violenza subiti nell’ultimo anno. Di nuovo prima per i casi di tentato stupro o stupro (6,9%).
Nell’anno 2005 in Emilia-Romagna i 10 Centri antiviolenza hanno accolto 1271 donne che hanno subito maltrattamenti. La larga maggioranza di queste, pari a circa il 60%, è coniugata o convivente; le separate o divorziate sono circa il 17%; la fascia di età prevalente è compresa fra i 30 ei 39 anni; l’80% delle donne accolte ha figli/e, in grande maggioranza minorenni. Le violenze subite sono prevalentemente di carattere domestico.
Nella realtà locale il Centro Donna Giustizia nel 2006 ha accolto 308 donne che si sono rivolte all’Associazione per la prima volta. Il progetto Uscire dalla Violenza, specifico per il fenomeno, ha seguito 96 donne. L’autore della violenza, nella maggioranza dei casi, è il marito; le donne accolte sono infatti per lo più coniugate e di età prevalentemente compresa tra i 30 e i 40 anni. Di queste 80 sono madri e, nella maggioranza dei casi, i figli minori hanno assistito o subito la violenza .
Obiettivo - Alla luce di tutto ciò il sottogruppo del corso Agire la Sicurezza, formato da operatori della Polizia di Stato, Carabinieri, Comune di Ferrara,Servizi Sociali, Dipartimento di Salute Mentale, Terzo Settore ed operatrici dell' Associazione Centro Donna Giustizia, che da anni effettua la rilevazione del fenomeno assieme agli altri centri antiviolenza dell’Emilia Romagna, promuove l’attivazione delle seguenti azioni:
Articolare un protocollo d’intesa tra enti predisposti e strutture abitative al fine di garantire un alloggio in fase di emergenza.
Promuovere un percorso formativo per operatori.
Produrre una campagna informativa (depliant, locandine e manifesti) per sensibilizzare e rendere visibile la presenza dei servizi sul territorio ferrarese.

AZIONE N.1 : EMERGENZA ALLOGGIO
Il problema - Le donne che subiscono violenza dal partner o marito spesso sono donne sole, isolate a causa della violenza. Gli episodi più acuti e più distruttivi avvengono nei momenti in cui gli uffici e il Centro antiviolenza sono chiusi: solitamente nel week-end, di notte, tra il sabato e la domenica, quando i mariti sono più presenti. Nei fine settimana si raggruppano il 60% di tutti gli episodi di violenza.Tutto questo genera una forte insicurezza e uno stato di shock, difficile da gestire quando i servizi di accoglienza sono chiusi.

L’ obiettivo - Riteniamo fondamentale ospitare in un luogo più sicuro della propria casa, dei reparti ospedalieri o dei locali delle forze dell’ordine, poichè non attrezzati ad ospitare donne che hanno subito questo tipo di trauma.
L’obiettivo è quindi: permettere alle forze dell’ordine e agli operatori del pronto soccorso, generalmente tra i primi a rilevare il fenomeno, di accompagnare direttamente le donne e i minori in strutture convenzionate, tramite l’allargamento dei protocolli già esistenti tra Amministrazione e strutture residenziali.

L’azione - Esiste una quota di domanda, con connotazioni di emergenza che impone, nell’immediato, risposte di carattere temporaneo. Lo stesso comune di Ferrara deve frequentemente far fronte ad emergenze (persone che per ragioni di carattere sociale, economico, familiare, vivono una fase di transizione o di momentanea difficoltà: sfrattati, madri sole con figli a carico, ex carcerati) in tal senso sono già attive convenzioni con strutture residenziali e semi residenziali, alberghi affittacamere ecc.

È necessario un protocollo che istituisca:
Condivisione delle risorse (nomi e indirizzi di alberghi e strutture residenziali) con tutti gli operatori coinvolti.
Accompagnamento delle donne negli alberghi convenzionati da parte delle Forze dell’Ordine.
Quota di risorse economiche riservata a tali emergenze.

AZIONE N.2 : FORMAZIONE OPERATORI
Il problema - Non sempre gli operatori che interagiscono con le vittime - donne, minori maltrattati o abusati e minori che assistono alla violenza - dispongono di un’appropriata preparazione sotto l’aspetto psicologico e legislativo che permetta loro di gestire adeguatamente la situazione. E’ necessario formarli in modo specifico affinché possano acquisire una maggiore capacità di valutazione della situazione nella sua interezza e, mediante l’adozione di precise norme comportamentali, rispondere alle esigenze della vittima con l’individuazione delle strategie più idonee. In considerazione del fatto che, statisticamente, il 96% delle donne non denuncia le violenze subite o tentate, assume ancora più rilevanza la necessità di preparare gli operatori a riconoscere la vittima della violenza agevolando l’emersione del fenomeno attraverso una maggiore presa di coscienza.

Gli obiettivi - Definire un vademecum che permetta di formare gli operatori ad una comunicazione efficace con vittime di violenza. Riteniamo fondamentale che tale vademecum individui:
I.Gli interventi e le norme comportamentali degli operatori
II.Strumenti operativi che facilitino il riconoscimento della violenza
III.Moduli interni che consentano di raccogliere dati e informazioni, rilevando l’eventuale presenza di minori in famiglia individuandone il grado di coinvolgimento, sia fisico che psicologico
IV.Quali risposte gli operatori possono fornire (depliant informativo, garanzia di una sistemazione alloggiativa temporanea, informazioni circa le disposizioni di legge a tutela della donna e di eventuali minori al seguito, agevolazione nel contattare centri antiviolenza)

L' azione - Attivazione di uno staff di coordinamento che:
Predisponga il vademecum coinvolgendo le forze dell’ordine, i servizi sanitari e le associazioni che si occupano del problema
Pianifichi un programma di lezioni, periodiche, condotte da docenti appartenenti ai vari settori coinvolti nel progetto e da professionisti esterni, da tenersi nelle sedi di appartenenza e in modo “personalizzato” per i diversi Enti e Istituzioni.
Attivi dei percorsi formativi rivolti ai diversi soggetti
Effettui il monitoraggio dei risultati (raccolta delle segnalazioni prima e dopo i corsi formativi e valutazione della ricaduta della formazione nelle organizzazioni coinvolte)
I destinatari - Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Municipale, Operatori Pronto Soccorso/118, Mediatori Culturali (che operano in associazioni che si rivolgono a donne straniere o presso servizi sociali, sanitari e scuole), Centri per le Famiglie, Servizi Sociali, Consultori, operatori delle associazioni del territorio.

AZIONE N.3 : CAMPAGNA INFORMATIVA
Il problema - Sviluppare un’azione di sensibilizzazione del fenomeno della violenza unita ad informazioni sulle attività e le risorse che le associazioni e i servizi offrono.
Attivare una campagna informativa che mette a disposizione della donna strumenti utili per uscire da una situazione di sofferenza e dare un contributo per un cambiamento culturale che sta alla base del superamento di questo fenomeno.
Fornire risposte adeguate alle donne per il riconoscimento della violenza sommersa, può costituire un fattore cruciale per permettere alla donna di uscire dalla situazione di violenza (Romito, 1999).

L' azione - Produrre depliant - poster - locandine A4 plastificate
Il depliant è strutturato in un formato A3 e all’interno contiene informazioni circa: logo dei singoli centri e enti pubblici con indicazioni di indirizzo, telefono, fax, mail, sito web e orari di apertura.
La frase: “Non sei sola: dalla violenza puoi uscire” rivolto alla popolazione italiana e non tradotta nelle seguenti lingue: francese, inglese, spagnolo, russo, arabo, cinese
Destinatari - La popolazione femminile e gli operatori che lavorano nel pubblico.
Distribuzione del depliant - La distribuzione del depliant deve essere diffusa attraverso canali che possano raggiungere la grande maggioranza della popolazione ferrarese, in particolare attraverso gli operatori coi quali la donna entra in contatto, non solo per la violenza.
La diffusione del depliant e dei poster riguarderà quei soggetti che interagiscono con le donne (altre organizzazioni non profit, Servizi Sociali, Pronto Soccorso, Forze dell’Ordine, Consultori di città e provincia, asili nido e scuole materne, Centri per le famiglie). All’interno del gruppo sono state individuate le varie realtà locali di Ferrara, Cento, Argenta, Copparo e Valle Oppio.
Per raggiungere un maggior numero di donne e uomini insieme al depliant si produrrà un manifestino plastificato da appendere all’interno degli autobus e delle corriere che transitano sul territorio ferrarese (per raggiungere soprattutto donne extracomunitarie e neocomunitarie si spostano spesso in corriera per motivi di lavoro).
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