GALLERIA MARCHESI Domani alle 18 presentazione della mostra Lio bastardo

10/apr/2008 14.49.00 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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GALLERIA MARCHESI - Presentazione della mostra ”L’io bastardo”


10-04-2008

Si intitola “L’io bastardo. Nostalgie eterozigote” l’esposizione delle opere di Guido Marchesi e Marco Tessaro che domani, venerdì 11 aprile, alle 18 sarà presentata al pubblico dagli stessi autori alla Galleria d’arte Marchesi di via Vignatagliata 41. All’appuntamento prenderanno parte anche critici ed esperti d’arte che converseranno con gli artisti, integrando l’illustrazione delle opere.
La mostra, che gode del patrocinio dell’Amministrazione comunale ed è curata da Sergio Altafini, potrà essere visitata fino al prossimo 30 aprile, a ingresso libero, tutti i giorni, escluso il giovedì, dalle 11 alle 14 e dalle 18,30 alle 22. Sono previste anche visite fuori orario su prenotazione. Per informazioni contattare i numeri: 0532 761052 - 347 6500359 - 338 2427398.

Scheda critica a cura dell’organizzazione:
L’io bastardo. Due autori al limite dei sentimenti

Questa mostra, davvero evocativa, unisce qui i lavori di Marco Tessaro e Guido Marchesi, ciascuno con il suo percorso inconfondibilmente personalizzato, tanto distanti tra loro quanto simili come gemelli eterozigoti in pittura.
L’impatto è straordinariamente violento e paradossalmente lirico tanto da stravolgere la coscienza.

I DECORATI di Guido Marchesi
Assomigliano a personaggi eterni: isolati da qualsiasi contesto, sono eroi, tanto che qualcuno sulla medaglia porta il ritratto di sé stesso, simbolo di atavica eroicità perpetuabile nel tempo, ma non permutabile.
Colori a olio, chiari, ricchi di sfumature, qualche blu di fondo o di “divisa”.
Pennellate calde, morbide, contrastanti con il freddo ambiente in cui figurano: mai intere, piano americano.
Indossano casco di cuoio ed occhialoni. Possono a volte avere le ali.

I SENZA VISO di Marco Tessaro
Le tele a olio sono invase da colori forti, rossi, verdoni e gamme alterne di blu, gialli mixati nella storicizzata tavolozza dell’autore, profili e segni scuri e firma composta nel quadro quale etica della pittura.
Gli attori occupano tutto lo spazio a tinte forti; vi emergono come in uno zoom ravvicinato.
La sagoma è riconoscibile il volto no. Ma non è lo sconvolgimento dell’anonimato ovvero la negazione dell’identità. Al contrario è l’attesa della rivelazione: l’annunciazione di un nuovo evento, la fase preparatoria di un nuovo viso o visione o visuale.

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