Intervento della vicesindaco Rita Tagliati in Punto di vista

Intervento della vicesindaco Rita Tagliati in Punto di vista Ufficio Stampa 0532.419.243/244/338/452 (fax 0532.419.263) http://www.comune.fe.it/stampa ufficiostampa@comune.fe.it Viva il 25 aprile di Rita Tagliati 15-04-2008 Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Repubblica democratica, si rivolgeva così nel 1955 agli studenti, parlando della Costituzione: "Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.

15/apr/2008 13.49.00 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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Viva il 25 aprile

di Rita Tagliati
15-04-2008

Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Repubblica democratica, si rivolgeva così nel 1955 agli studenti, parlando della Costituzione:

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”.

Voglio ricordare il legame fra atto costitutivo del nostro libero Stato e modalità che portarono l’Italia alla liberazione dalla dittatura e dalla guerra, per affermare che il 25 aprile si celebra NON una festa di parte, NON un ricordo che appartiene al patrimonio ideologico e culturale di soltanto alcuni movimenti politici, MA una giornata di gioia per TUTTI i cittadini di questo paese e dell’intera Europa, che devono la propria condizione di individui liberi e garantiti dalle regole democratiche proprio a chi ha voluto e saputo realizzare le condizioni per il 25 aprile 1945.

Ecco perché sul palco di Piazza Trento e Trieste ci saranno i rappresentanti delle istituzioni civiche, insieme alle autorità militari, insieme ai movimenti partigiani e alle associazioni combattentistiche.
C’è stato bisogno di TUTTI, in quel momento finale del secondo conflitto mondiale, in quel clima di enorme confusione, in quel tempo di violenze e sacrifici, in quel pezzo di storia che ha segnato insieme il punto più basso della turpitudine umana e l’inseminazione dei valori più alti.

E siamo risorti, insieme, per una patria nuova, ripulita negli animi, volenterosa di progresso, desiderosa di lasciarsi alle spalle un passato in cui non ricadere mai più.

C’è una massima filosofica diventata ormai un modo di dire per la convinzione che esercita sulla rassegnazione di tutti: la storia non insegna nulla.
Ebbene, mi sento di affermare che non è completamente vero. Da una lettura pessimistica, dettata dai conflitti e dalle arroganze di popoli su popoli che hanno continuato a perpetrarsi sulla terra anche dopo l’archiviazione della seconda guerra mondiale e che oggi disegnano sul mappamondo molteplici bandiere di fuoco in numerosi luoghi, potrei dire che la storia insegna, ahimè, solo i suoi aspetti peggiori, che soltanto il male viene preso ad esempio per la sua ripetizione senza insegnamenti.

Ma una lettura ottimistica mi deriva proprio dal palco e dalla piazza del 25 aprile, dal caloroso impegno dei membri del comitato per le celebrazioni, dal motivo dell’esistenza -dopo sessantaquattro anni- delle associazioni partigiane e delle associazioni d’arma, dall’orgoglio del portamento e delle parole di chi parlerà dopo, dalle lapidi dei caduti disseminate nella nostra città, dai diari di chi ha vissuto la deportazione e la prigionia, dalle preghiere in sinagoga, dalla prosa di Giorgio Bassani, dall’articolo 11 della nostra Costituzione (L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali), dai presupposti nel preambolo della costituzione europea (ISPIRANDOSI alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, e del! lo Stato di diritto; CONVINTI che l'Europa, ormai riunificata dopo esperienze dolorose, intende avanzare sulla via della civiltà, del progresso e della prosperità per il bene di tutti i suoi abitanti, compresi i più deboli e bisognosi; che vuole restare un continente aperto alla cultura, al sapere e al progresso sociale; che desidera approfondire il carattere democratico e trasparente della vita pubblica e operare a favore della pace, della giustizia e della solidarietà nel mondo; PERSUASI che i popoli d'Europa, pur restando fieri della loro identità e della loro storia nazionale, sono decisi a superare le antiche divisioni e, uniti in modo sempre più stretto, a forgiare il loro comune destino: ebbene,

IL 25 APRILE le nostre bandiere sventolano per ricordarci quanto di BUONO tramanda la storia.
“Guardare avanti” -ci dice il 25 aprile- “costruire la pace giorno per giorno” -ci dice il 25 aprile- “tenerci cara la libertà” -ci dice il 25 aprile- “reprimere ogni tentativo di divisione e di violenza” -ci dice il 25 aprile.

Andremo in cattedrale, la mattina del 25 aprile, nella chiesa dei cristiani che parla di perdono e di uomini tutti uguali. Sentiremo il messaggio di fratellanza e l’invito alla pace.
Parole, concetti, indirizzati nella società di oggi non solo a una migliore convivenza fra italiani ma anche all’accettazione dei tanti immigrati che sono fra noi. La gran parte di essi è fra noi perché li abbiamo chiamati, perchè abbiamo bisogno del loro lavoro. Altri sono qui perché disperati e cercano una sistemazione regolare. Gli uni e gli altri sono persone. Hanno diritto alla dignità, non al solo salario i primi o allo sfruttamento o, peggio, all’abbandono, i secondi.
Il 25 aprile ci parla degli errori e degli orrori delle divisioni etniche, della considerazione di ogni singola persona per quello che vale, non per l’appartenenza a razze, non per la provenienza geografica. Ricordiamocene, non sdoppiamo i diritti a seconda se riguardano noi o gli altri.

Ma il 25 aprile ci dice anche di tenerci care le nostre istituzioni democratiche, di capire il valore del voto che dà diritto a ciascun cittadino di scegliere il corso della storia, di capire soprattutto che la nazione è la somma dei singoli individui organizzati in strutture democratiche, in cui è necessario il contributo di tutti, in cui nessuno deve pensare “non mi tocca, se ne occupino gli altri”.
Nella Repubblica democratica non esistono margini o angoletti in cui rintanarsi con disinteresse, pensando di coltivare i propri interessi personali, magari a scapito di quelli degli altri.
E difendiamo l’idea che chi decide per tutti è legittimato a farlo.
Non dimentichiamolo mai e lavoriamo tutti per confermare quella fiducia o per spostarla la prossima volta. Questa è la forza della democrazia.

Allora diciamo VIVA IL 25 APRILE come voce del verbo “vivere”, affermando, con vigore e convinzione, un commosso grazie a chi ci ha permesso questa preziosissima libertà.

Richiamo ancora Piero Calamandrei, rivolgendomi ai giovani ferraresi:
“La libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai.
E vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica, costruendo la vostra coscienza civica; rendendovi conto (questa è una delle gioie della vita), che nessuno di noi nel mondo è solo, non è solo perchè siamo in più, perchè siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei confini dell’Italia, dell’Europa e del mondo”
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