CTF: Lintervento del Professore di Urbanistica Bernardo Secchi apre il ciclo di conferenze

La sua relazione è entrata subito nel vivo del filo conduttore della rassegna: il rapporto tra la città, chi la abita e il territorio, tutti elementi destinati ad un lento e inesorabile mutamento.

17/apr/2008 20.00.00 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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CTF: L’intervento del Professore di Urbanistica Bernardo Secchi apre il ciclo di conferenze
Città in mutamento: è necessario non subire il cambiamento


17-04-2008

COMUNICATO STAMPA
Ferrara, 17/04/2008

L’intervento di Bernardo Secchi, professore di Urbanistica all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ha aperto il ciclo di incontri del Festival Città Territorio, inaugurato oggi.
La sua relazione è entrata subito nel vivo del filo conduttore della rassegna: il rapporto tra la città, chi la abita e il territorio, tutti elementi destinati ad un lento e inesorabile mutamento.
“Da qualche decennio stiamo forse assistendo ad un passaggio epocale - ha affermato Secchi - l’emergere cioè di una forte dispersione della città su territori di inusitata dimensione, il rapido formarsi di ciò che molti si sono oramai abituati ad indicare con i termini di città diffusa”. La città diffusa è una forma di città che include al proprio interno la città antica, quella moderna e le sue periferie, il villaggio, la casa rurale come la “villa”, la piccola officina, come la grande fabbrica tecnologicamente avanzata.
Fino alla prima metà del XX secolo, la società urbana, per non dire l’intera società emersa dalla rivoluzione industriale, era concepita come formata da grandi aggregati, ma nell’ultima parte del secolo, desideri ed aspirazioni divengono incomprimibili. La società urbana, non più interpretabile come formata da grandi aggregati omogenei, si disperde.
Questa tensione incontra molte critiche e resistenze perché si teme il venir meno della socialità e dell’identificazione, propri dei centri urbani raccolti; il rischio ambientale dovuto ad un incremento dell’uso delle auto; e in ultimo la nuova forma di città appare più “brutta” della precedente.
“La nostra incapacità nel cogliere appieno le opportunità che le nuove forme della città e della società ci propongono, la nostalgia per le forme del passato, mi appare come un indicatore del nostro disorientamento, della nostra mancanza di solidi strumenti critici, della nostra riluttanza ad esplorare progettualmente orizzonti più lontani.
Tutti sanno quanto Siena ed il paesaggio toscano siano belli, quanto siano belle Ferrara o Montichiello, ma pochi fanno uno sforzo analitico per dire di cosa siano fatti quei paesaggi e quelle città, di quali materiali essi siano composti, quali si rappresentino nelle loro grammatiche e sintassi compositive. Prevale nel giudizio estetico corrente un idealismo antistorico, un culto della memoria, il mito della continuità.
La città non si costruisce in un giorno e la città diffusa può costruire oggi l’infrastruttura di base di una nuova forma di città. Cosa della quale si sono accorti per ora solo gli immobiliaristi che propongono di vivere nella campagna, vicino al grande centro metropolitano ed al piccolo centro urbano.
Le diverse forme di città che nel tempo si sono succedute, trascinandosi od ostacolandosi a vicenda, sempre sono state figlie di un progetto: è questo che oggi ci manca”. Ha concluso Secchi.

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