SEMINARIO - Identita' infantile e gioco: lesperienza del crescere

22/ott/2008 14.38.29 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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CronacaComune

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Seminario di studi a palazzo Bonaccossi sabato 25 ottobre dalle 9
Identità infantile e gioco: l’esperienza del crescere


22-10-2008

Gioco come movimento, come strumento efficace per relazionarsi con gli altri, gioco per scoprire la propria identità di individuo in continua crescita. Questi gli elementi che hanno spinto gli organizzatori del Centro Servizi e consulenze per l'Integrazione, all'interno dell'Istituzione comunale dei Servizi Educativi Scolastici per le Famiglie, a proporre un interessante seminario dal titolo “Identità infantile e gioco”. Sabato 25 ottobre dalle 9 alle 13 a Palazzo Bonaccossi (via Cisterna del Follo 5 a Ferrara) insegnanti, operatori del settore educativo e genitori avranno l'occasione di confrontarsi su questo tema con esperti del settore e di visionare la documentazione video delle esperienze pratiche svolte in scuole primarie del territorio comunale, la Don Milani e la Bruno Ciari (Cona). Il programma dettagliato dell'iniziativa è stato presentato questa mattina nella sede di via XX Settembre dal presidente dell'Istituzione Alessandra Chiappini, Piero Sacchetto (dire! ttore pedagogico), Lucia Ferioli (responsabile unità organizzativa), Giovanni Roncarati e Gianni Corazza (dirigenti scolastici 2° e 9° Circolo), Paola Silvagni (docente scuola Don Milani) e da Francesca Solmi, operatrice del Centro Servizi e Consulenze, nonché ideatrice e coordinatrice del seminario. L'appuntamento di sabato sarà quindi un occasione per conoscere, approfondire e commentare esperienze inerenti la pedagogia psicomotoria educativa e preventiva, attivate in due sezioni delle Scuole primarie avvalendosi anche della presenza dei genitori e degli insegnanti che hanno partecipato al laboratorio psicomotorio, in concomitanza con il progetto attivato a scuola. Nella prima parte dei lavori interverrà Francesco Ferruccio Cartacci, psicologo e psicomotricista,docente all’Università Milano Bicocca, sul tema dell’identità infantile relativa alla possibilità che il gioco offre come strumento di conoscenza, di crescita e di autoriparazione simbolica.
“Questo seminario – ha detto il presidente Alessandra Chiappini - mette in luce la forte contrapposizione tra il modello di 'integrazione quotidiana' elaborato in anni di ricerca e di lavoro dei nostri servizi, rispetto ai recentissimi orientamenti ministeriali che tendono a stravolgere alcuni principi basilari sia pedagogici, sia dell'organizzazione scolastica”.
Il seminario è gratuito e aperto al pubblico. Per iscrizioni e informazioni telefonare alla segreteria della Pubblica Istituzione 0532/418114 o inviare una mail a lenzi.istruzione@comune.fe.it.

PROGRAMMA di sabato 25 ottobre 2008
Ore 9 saluti Massimo Maisto Assessore alla Pubblica istruzione, Cultura.
Apertura dei lavori Piero Sacchetto Direttore Pedagogico Istituzione Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie; Lucia Ferioli Responsabile Unità Organizzativa Integrazione, del Comune di
Ferrara. Presentazione Centro Servizi e Consulenze
Prof. Ferruccio Cartacci Psicoterapeuta e psicomotricista, Università Bicocca-Milano “Il gioco e l’ascolto nella relazione d’aiuto”
Ore 11 pausa
- Francesca Solmi Operatore CSC, Presentazione esperienze nelle Scuole Primarie ferraresi “Don Milani” e “B. Ciari”;
- Mauro Presini Docente della scuola primaria B.Ciari , presentazione video “ La casa delle farfalle “ ” Mamme in movimento “
- Paola Silvagni Docente della scuola primaria Don Milani Presentazione video “Un’esperienza in classe” Riflessioni dei genitori della Scuola Don Milani
Conclusioni a cura del Prof. Ferruccio Cartacci

LA SCHEDA (a cura degli organizzatori) - Il seminario propone uno spazio di riflessione sui temi della ricerca e della sperimentazione in ambito educativo. Tema principale affrontato nella giornata di lavoro, la Pedagogia del Corpo analizzata in molte delle sue accezioni. Le esperienze vissute nelle scuole primarie, ampiamente documentate nella fase di realizzazione, hanno dimostrato la necessità di ripensare alla domanda formativa proveniente da insegnanti ed educatori. Gli stessi spazi d’ascolto riservati ai genitori devono tener conto del cambiamento avvenuto in questi ultimi anni sia nella struttura sociale, basti pensare al concetto di multiculturalità vissuto nella concretezza della struttura scolastica, sia della struttura familiare, sempre più mononucleare. Peraltro i bambini con le loro competenze e risorse richiedono da parte degli educatori una qualità di ascolto e di attenzione che non può prescindere da una formazione pedagogica in cui il “corpo” è protagonista ! del cambiamento. In una società caratterizzata da una mobilità incessante e in continua evoluzione, la richiesta d’aiuto dovrebbe privilegiare il riappropriarsi di caratteri educativi diretti a migliorare riflessione, accoglienza e ascolto.

INFORMAZIONI GENERALI La partecipazione al Seminario è gratuita è previsto il rilascio di un attestato di partecipazione La scheda va restituita via fax o posta elettronica alla Segreteria tecnicoorganizzativa entro venerdì 10 ottobre. Segreteria: Chiaretta Lenzi
Tel 0532 418147 Fax 0532 418147 Martedì e Venerdì dalle 9,00 alle 13,00
e-mail lenzi.istruzione@comune.fe.it

LA TESTIMONIANZA DI FRANCESCA SOLMI, OPERATRICE DEL CSC
Mi chiamo Francesca Solmi Lavoro presso il CSC , Centro Servizi e Consulenze per l'integrazione - Istituzione Servizi Scolastici Educativi e per le Famiglie . Mi occupo di formazione e progetti per le scuole nell’area della pedagogia del corpo. La mia esperienza comincia alcuni anni fa con il ruolo di educatore professionale nei Cer (Centri educativo riabilitativi). Successivamente dopo la laurea in pedagogia ho deciso di lavorare per le scuole, sempre nell’area delle diverse abilità. I miei corsi di formazione sono stati caratterizzati da una ricerca continua e costante della relazione fra mente e corpo e degli strumenti per la lettura del movimento , avendo contatti con persone e bambini che non usavano il linguaggio verbale. La sofferenza di chi non ha parole per raccontarsi è diventata, per la mia professione, un motivo di ricerca sulla comunicazione e le possibilità alternative che questa offre quando si pensa al corpo come un’estensione stessa della comunicazione dove! il confine tra verbale e non verbale è sempre piu’ sfumato. Il corpo infatti è uno dei grandi protagonisti della cultura contemporanea. Dobbiamo alla filosofia, alla psicologia, all’antropologia, alla pedagogia un deciso contributo alla sua moderna “riscoperta”. Il corpo di cui oggi molto si parla nei luoghi della formazione e della cura è ancora un corpo astratto, di cui, appunto,molto si parla, ma che poco si ascolta: imbrigliato, immobilizzato, impossibilitato ad esprimere le risorse e le potenzialità dei suoi linguaggi. Linguaggi che anche quando sono ascoltati non lo sono tanto per quanto hanno da dire di sé, dell’universo simbolico cui attingono e aprono, ma per ciò che si ritiene esprimano come sintomi o rinforzi paraverbali, “segnali” da interpretare e ricondurre a qualcos’altro e di tutt’altra natura, riproponendo quella logica riduttiva lineare che disgiunge pensiero e corpo, percezione e azione, comunicazione verbale e non verbale. I progetti documentati, propos! ti durante durante il seminario Identità Infantile e gioco: L’esperien za del crescere, che si terrà Sabato 25 Ottobre a Palazzo Bonaccossi , saranno preceduti da una riflessione del prof. Ferruccio Cartacci ,psicologo psicomotricista dell’Università Milano Bicocca , Facoltà di Pedagogia del Corpo , in cui si indagherà l’esperienza del sé attraverso il movimento del bambino, in particolare il gioco con le sue molteplici possibilità esplorative. Per ciò che riguarda le sezioni di due scuole primarie ferraresi coinvolte nel progetto, non sento l’esigenza di dover parlare di obiettivi o di bambini con disabilita, perché ritengo importante accogliere e seguire quello che portano i bambini durante l’attività. Partire con un idea di partenza e di arrivo in un percorso psicomotorio significa precludere e sminuire la creatività di chi gioca e darsi la possibilità di poter cogliere le occasioni che si presentano . Chi lavora nella scuola e non solo è consapevole dei problemi legati al disagio infantile dovuti a diverse concause che destabilizzano ! l’esistenza del bambino. Questo disagio sembra spesso avvolgere come la nostra nebbia ferrarese sia l’istituzione scolastica sia la genitorialità. Gli spazi concessi ai genitori e agli insegnanti nei laboratori di pedagogia del corpo dello scorso anno, sono stati realizzati in funzione del concetto di ascolto e della riflessione sulle problematiche educative. Questi contesti non prevedevano risposte specialistiche ma l’utilizzo delle risorse e delle competenze delle persone per la produzione di ipotesi, ricerca interpersonale e strumenti riconosciuti come propri. Le ricette educative non aiutano, perché il corpo di chi educa non le riconosce, così come il bambino non riconosce meccanismi legati agli apprendimenti se non ha avuto modo di sperimentarli attraverso il gioco: l’esperienza del sè.. Poter riflettere sulla richiesta del bambino senza fermarsi all’immediatezza di un gesto o di una parola permette di aprire ipotesi , creare idee, ripensare non a soluzio! ni immediate ma a percorsi che facilitino l’integrazione dei linguaggi psicocorporei.
La psicomotricità tenta di leggere il particolare, ci riporta ad un attenzione nei confronti dell’altro che passa attraverso se stessi e da la possibilità al bambino di essere accolto in tutte le situazioni emotive che manifesta. La responsabilità di essere genitori, educatori, è stata esplicitata dai gruppi , coinvolti nel progetto, come una paura, una fatica, un viaggio in solitudine. La necessità di trovare uno spazio di ascolto e confronto tra insegnanti e genitori ha permesso di rintracciare una consapevolezza …il dialogo è cominciato e anche le paure sono state messe in gioco.
Concludo questa riflessione con una sintesi di un recente articolo apparso sul quotidiano La Repubblica inerente l’intervento al Festival della letteratura di Mantova dello scrittore Daniel Pennac su alcuni temi educativi. Pennac si è chiesto cosa significa essere un alunno mediocre. La condizione del somaro è quella di isolamento da tutti quelli che invece capiscono. Pennac ritiene che i professori che lo hanno salvato sono quelli che non hanno smesso di provarci e per questo ritiene di dovergli la vita. In un epoca di numeri uno, di forsennati cacciatori di successo, di competitori estremi, di aspiranti alla fama, Pennac ha scritto di retrovie, di ballerine di fila, di eterni ultimi. Del resto, anche Pennac a scuola era un perdente. Lui stesso racconta che per imparare alle elementari la lettera «a», impiegò un intero anno. Pennac ci parla di qualcosa che riguarda la gran parte dei ragazzi: è la sofferenza del non capire. Si tratta di una sensazione di spaesamento e dolo! re, di frustrazione e paura, di ira e paralisi. Sentimenti che convivono nella figura dell´alunno disastroso. Eppure questo alunno disastroso, è la dimostrazione di una ricchezza e di una versatilità antropologica con cui Pennac ha inteso fare i conti “Occorrerebbe suscitare curiosità senza trasmettere certezze”. (Francesca Solmi)
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