Quattro domeniche per scoprire le chiese di Ferrara

03/nov/2008 14.39.44 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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Quattro domeniche di conversazioni nei luoghi di culto
Itinerari tra arte e devozione, alla scoperta delle chiese di Ferrara


03-11-2008

Quattro domeniche di conversazioni nei luoghi di culto
Itinerari tra arte e devozione, alla scoperta delle chiese di Ferrara

Teatro di secolari vicende sacre e profane e scrigni di autentici capolavori. Le chiese di Ferrara sono al tempo stesso testimoni della devozione dei fedeli di ogni tempo ed esposizioni permanenti di un ricchissimo patrimonio d’arte. Alle loro storie e alle loro bellezze Comune e Diocesi dedicheranno le domeniche di novembre, invitando ferraresi e turisti a seguire un percorso in quattro tappe con due ciceroni d’eccezione: il ricercatore storico del servizio comunale Beni monumentali Francesco Scafuri e il curatore dei musei civici di Arte antica Giovanni Sassu.
Ad aprire il calendario degli appuntamenti sarà la visita alla chiesa di Santa Maria in Vado, domenica 9 novembre alle 11,45; seguiranno poi gli incontri a San Francesco, il 16 novembre alle 9,30, e quelli a Santa Maria Nuova e San Biagio il 23, e a San Domenico il 30, sempre alle 9,30.
“Dopo il successo delle passeggiate notturne, - ha dichiarato stamani in conferenza stampa il sindaco Gaetano Sateriale – abbiamo individuato come secondo tema di approfondimento il grande patrimonio di chiese storiche presente in città. Chiese nelle quali siamo magari entrati più di una volta senza conoscerne la storia e le opere d’arte. Speriamo che anche questa volta saranno in molti a volere rivedere e apprezzare con noi i tesori dei nostri luoghi di culto”.
“Si tratterà – ha puntualizzato Francesco Scafuri – di conversazioni non accademiche, della durata di un’ora circa, con notizie sulla storia e sull’architettura degli edifici, oltre che sulle opere di pregio che vi sono conservate. Ma non mancheranno anche cenni a fatti curiosi e vicende particolari ad essi legati”. “Cercheremo inoltre – ha aggiunto Giovanni Sassu – di focalizzare l’attenzione sulla bellezza delle opere in relazione alla loro funzione e alla loro disposizione all’interno delle diverse chiese e scopriremo come la ricchezza del loro patrimonio artistico, e soprattutto pittorico sia figlia in gran parte di un’epoca successiva a quella degli Estensi”.
“Proponendo alla città iniziative sempre nuove e diverse, come queste – ha sottolineato infine l’assessore alla Cultura Massimo Maisto – l’Amministrazione comunale intende farsi sperimentatrice di idee da lasciare poi in consegna a quanti, fra associazioni e altri soggetti cittadini, vorranno proseguirle e dar loro una continuità. Crediamo inoltre che far conoscere a fondo Ferrara a un numero sempre maggiore di cittadini contribuisca a diffondere ulteriormente la cultura della conservazione e del mantenimento del decoro della città. Per di più si tratta di iniziative organizzate con personale comunale di grande professionalità ed esperienza, e senza costi aggiuntivi per l’Amministrazione”.

Questi gli appuntamenti in programma:

CHIESE A FERRARA TRA STORIA, FEDE E ARTE
Conversazioni nei Luoghi di culto
(Testi a cura di Francesco Scafuri e Giovanni Sassu)

Chiesa di Santa Maria in Vado
(Via Borgovado, 3)
Domenica 9 novembre ore 11,45
Luogo di ritrovo: Sagrato della Chiesa

Questo luogo di culto sorgeva ancora prima dell’anno Mille nei pressi di un guado (vado), che permetteva l'attraversamento di uno dei numerosi acquitrini presenti nella zona a quell’epoca. L’importanza della Basilica è legata al miracolo Eucaristico avvenuto secondo la tradizione il 28 marzo 1171, giorno di Pasqua, quando mentre si stava celebrando la Messa alla presenza del priore Pietro, di altri religiosi e di numerosi fedeli, spruzzi di sangue sgorgarono dall’Ostia e andarono a lambire la piccola volta dell’Abside sopra l’Altare.
La Chiesa divenne nel tempo luogo di pellegrinaggio, tanto che fu interessata da imponenti lavori di ampliamento per ordine del duca Ercole I d'Este a partire dal 1495, a seguito dei quali l’edificio di culto assunse in gran parte l’assetto architettonico e planimetrico attuale. L’incarico per l’esecuzione di tali opere fu affidato all'architetto di corte Biagio Rossetti, coadiuvato dal capomastro Bartolomeo Tristano. Siccome entrambi dovevano tener conto di alcuni disegni forniti dal grande pittore Ercole de’ Roberti, il Tempio rappresenta uno degli esempi architettonici più importanti dell’epoca. La nuova Chiesa, caratterizzata da una pianta a croce latina a tre navate divise da colonne, venne consacrata nel 1518; subì poi le conseguenze di un tremendo terremoto nel 1570, per cui furono necessari una serie di restauri che interessarono soprattutto la parte più alta dell’edificio.
Sulla scena della grande basilica si succedettero nel tempo diversi architetti, fra cui Alessandro Balbi, che nel 1594 curò la ricostruzione (nel transetto destro) della Cappella del Preziosissimo Sangue, realizzando uno splendido Tempietto, meta di fedeli e turisti. A tale opera monumentale seguirono i lavori di consolidamento della Chiesa, realizzati nella prima metà del XIX secolo dall’architetto Giovanni Tosi.
Di notevole pregio il prospetto principale, nonostante sia stato in parte modificato nel corso dei secoli: il portale, per esempio, fu compiuto nel 1556 e le statue, opera dello scultore Andrea Ferreri, risalgono alla prima metà del Settecento.
Santa Maria in Vado è considerata una delle più belle Chiese di Ferrara, sia per le linee architettoniche rinascimentali che per lo straordinario patrimonio artistico in essa contenuto. Oggi la possiamo ammirare in tutto il suo splendore grazie ai complessi restauri curati dal 1993 al 2000 dalle competenti Soprintendenze, con il contributo del Ministero per i Beni Culturali, della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara e della Regione Emilia Romagna.
Ambiente di grande suggestione figurativa, l’interno della Chiesa è decorato, tra gli altri, da dipinti di Carlo Bononi e Giulio Cromer, posti sul soffitto della navata centrale, mentre ornano gli Altari laterali pregevoli copie dei dipinti cinquecenteschi ora conservati presso la locale Pinacoteca. Da segnalare, in particolare, l’affresco del catino absidale dello stesso Bononi (1617-1620) e l’organo del 1516 sovrastato dal settecentesco Concerto degli Angeli di Giuseppe Antonio Ghedini.


Chiesa di San Francesco
(Via Terranuova angolo via Savonarola)
Domenica 16 novembre 2008 ore 9,30
Luogo di ritrovo: Sagrato della Chiesa

Costruita a partire dal 1494 su preesistenti edifici di culto francescano, il progetto viene rivendicato al grande architetto ferrarese Biagio Rossetti. La Chiesa di San Francesco può essere definita come la più rinascimentale fra quelle ferraresi per la rigorosa geometria dell’impianto.
Un importante intervento di ricostruzione si rese necessario dopo il terremoto del 1570, tuttavia le opere, eseguite da Padre Agostino Righini, non stravolsero l’impianto architettonico generale rossettiano. Nel secolo successivo fu parzialmente smantellato il Campanile della Chiesa (costruito da Giovan Battista Aleotti nel 1606), poiché aveva raggiunto una pendenza particolarmente pericolosa: rimase, così, tronco come oggi lo vediamo.
Il Tempio, chiuso come tanti altri alla fine del Settecento in seguito alle soppressioni napoleoniche, fu riaperto nel 1815 e nel 1853 ebbero inizio importanti lavori di consolidamento statico alle strutture di fondazione, diretti dall’architetto Antonio Tosi Foschini, che durarono oltre un decennio.
La Chiesa di San Francesco rappresenta uno degli “esempi più tipici della poetica di Biagio Rossetti”, il quale si ispirò al linguaggio del rinascimento toscano, mediato dalle esperienze architettoniche della tradizione ferrarese. Basti guardare il prospetto principale ed in particolare le volute (gli elementi architettonici a spirale), che richiamano alla memoria quei modelli costruttivi a doppio ordine di cui la facciata della Basilica di Santa Maria Novella a Firenze di Leon Battista Alberti (il cui rifacimento inizia nel 1458) rappresenta l’esempio precedente più calzante.
Il prospetto principale di San Francesco, come pure il fianco su via Savonarola, é contraddistinto inoltre da una serie di lesene di dimensioni ragguardevoli che scandiscono gli spazi interni. Particolarmente interessante la cornice in cotto con bellissimi fregi (caratteristica anche di altre Chiese rossettiane) che, dividendo praticamente a metà la facciata, continua anche sul fianco meridionale, quasi a smorzare lo stacco tra il prospetto principale e quello laterale, in modo da evitare una visione troppo frontale dell’edificio, abbandonata dal Rossetti a favore della vista in prospettiva o in diagonale.
Secondo gli studiosi questa Chiesa ferrarese riveste particolare importanza nel panorama architettonico locale, poiché rappresenta forse il primo esempio su vasta scala dell’applicazione delle teorie rinascimentali. Nel Tempio, a croce latina con tre navate e ventidue Cappelle, il Rossetti esalta ad esempio la geometrizzazione degli spazi interni: si pensi alla suddivisione in quattro quadrati uguali della navata centrale e alla duplice fila di otto moduli che fiancheggiano ogni lato maggiore di essa, formando così le due navate laterali e la doppia fila di Cappelle. I suggestivi effetti di luce, determinati dalla particolare posizione delle finestre progettate dal grande architetto di corte, conferiscono poi al grandioso ambiente un fascino unico.
Fra le opere che ornano l’interno, assai rilevante è la Cattura di Cristo, affresco dipinto da Garofalo conservato nella prima Cappella a sinistra. A destra nel transetto l'imponente mausoleo d’epoca barocca del marchese Ghiron Francesco Villa, mentre nel transetto sinistro si conserva un pregiato sarcofago di maestranza ravennate risalente al V secolo.
L’Altare maggiore è decorato dal grandioso trittico (Resurrezione, Ascensione, Deposizione) di Domenico Mona (1580-83).


Chiesa di Santa Maria Nuova e San Biagio
(Via Aldighieri, 46)
Domenica 23 novembre 2008 ore 9,30
Luogo di ritrovo: Sagrato della Chiesa

Secondo la tradizione, fin dal VII secolo in questo luogo si trovava un piccolo lago (il Lacus Mariae) dal quale emergeva un’isoletta, nel cui punto più elevato sorgeva una piccola Cappella o forse solo un Capitello, sito conosciuto come Santa Maria dei Pescatori. Nel 911 attorno a questo primo edificio religioso se ne costruì un altro molto più grande del primo. La nuova Chiesa, detta Santa Maria del Lago, fu una delle più belle e nobili del tempo.
Almeno dal 1138 fu denominata Santa Maria Nuova e solo nel 1182 assunse probabilmente l’attuale assetto planimetrico di base. La Chiesa è conosciuta anche come Santa Maria della Neve, in memoria del prodigio della nevicata avvenuto nell’anno 352 in piena estate sull'Esquilino in Roma, ove poi sorse la grandiosa Basilica di Santa Maria Maggiore.
Nel 1278 Santa Maria Nuova è documentata come Parrocchia, mentre tra XIV e XV secolo fu profondamente ristrutturata.
In seguito decadde, ma si riprese a partire dal 1708, anno in cui la Chiesa di San Biagio, che si trovava in prossimità dell’incrocio di viale Cavour con via Cittadella, fu demolita per far posto alla spianata della Fortezza Pontificia, così il titolo e i diritti vennero trasferiti nel nostro edificio di culto. A seguito di questo fatto, nel 1709 fu eretta all’interno di Santa Maria Nuova la Cappella dedicata a San Biagio, dove si conserva una reliquia del Santo, venerato tuttora come Protettore della gola, soprattutto in occasione della sua festività che cade il 3 Febbraio.
Chiusa nel 1796 in seguito alle soppressioni napoleoniche, la Chiesa fu riaperta nel 1812 ma privata del titolo di Parrocchia.
Alla fine del XIX secolo, in occasione del rifacimento del pavimento, fu rinvenuto il sepolcro della famiglia degli Aldighieri e una parte del muro della Chiesa primitiva. Nel 1921, anno del VI centenario della morte di Dante, fu poi costruita una piccola cripta detta appunto degli Aldighieri dove nell’occasione furono composti i resti dell’antica famiglia. La stessa facciata, che era stata trasformata nel Settecento, sempre nel 1921 riacquistò attraverso un restauro piuttosto ardito il suo aspetto tre-quattrocentesco; nel contempo anche il fianco meridionale assunse l’attuale architettura. Nel 1938 Santa Maria Nuova fu di nuovo elevata a Parrocchia, ma nel 1944 venne colpita dai bombardamenti: l’Abside fu in gran parte demolita, crollò il soffitto e la cripta venne squarciata. L’opera di ricostruzione, iniziata nell’immediato dopoguerra, si concluse nel 1949, ma anche in seguito si segnalano interventi interni grazie ai quali la Chiesa, tra le più ricche di storia della Cit! tà, acquisì nuovamente dignità e decoro.
All’interno, dietro l’Altare maggiore, assume particolare rilevanza per la storia della Chiesa il Miracolo della Neve dello Scarsellino; da segnalare, inoltre, un Crocifisso ligneo di Tommaso Gandolfi (XVII secolo), oltre alla già citata cripta degli Aldighieri, meta di studiosi e visitatori.


Chiesa di San Domenico
(Piazza Sacrati)
Domenica 30 novembre 2008 ore 9,30
Luogo di ritrovo: Sagrato della Chiesa

La Chiesa e l’annesso Convento, notevolmente trasformato nel tempo, furono intitolati sin dall’origine a San Domenico di Guzmàn (Caleruega (Spagna), 1170 – Bologna 6 agosto 1221), fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori.
La Chiesa primitiva, con pianta ad aula, era una delle maggiori della città e fu iniziata il 4 marzo 1274; é noto, comunque, che fin dal 1235 nella stessa zona i Frati Predicatori ed il loro priore utilizzavano già un piccolo edificio sia per le attività di culto che come Convento.
Il grande Tempio duecentesco fu poi demolito verso la fine del Seicento perché ormai cadente e ricostruito con orientamento opposto a quello precedente. Dopo un primo incarico a Gioseffo Balduini, che nel 1693 aveva cominciato l’edificazione della parte superiore del coro ed il Presbiterio, a partire dal 1700 il cantiere fu affidato all'architetto veneto Vincenzo Santini, che elaborò un nuovo progetto e portò a compimento l’attuale edificio di culto. I lavori architettonici si conclusero nel 1717, quando la Chiesa “del tutto rimase libera dall’operare de’ muratori”, invece per la sistemazione definitiva degli arredi interni e degli Altari si dovette attendere alcuni anni.
Del tempio medievale si sono conservate le due costruzioni sul lato destro della facciata, cioè il Campanile del XIII secolo e l’Abside originaria, che contiene la Cappella Canani.
Nel prospetto principale Santini volle combinare un gusto tipicamente barocco con elementi tratti dalla tradizione locale: la facciata, coronata da frontone triangolare, è caratterizzata interamente dal rosso dei mattoni, da un’alta trabeazione ed è spartita da lesene (con capitelli compositi) che poggiano su basi lapidee, mentre sopra il tipico portale centrale si impone all’attenzione una finestra balconata con timpano curvilineo. Lo spartito architettonico è arricchito da quattro statue in pietra arenaria, restaurate nel 2001dall’associazione culturale Ferrariae Decus, pregevoli opere che rappresentano santi domenicani ed eseguite dallo scultore Andrea Ferreri nel 1722.
A seguito dell’intervento settecentesco la Chiesa risultò con pianta ad aula e cinque Cappelle per lato. Semplice anche l’illuminazione interna, assicurata dalle grandi finestre aperte nella parte alta dei fianchi, che tuttavia suscita viva emozione.
L’interno rispecchia i mutamenti settecenteschi pur custodendo opere provenienti dall’antica Chiesa. Tra i dipinti che ornano gli Altari spiccano le opere dello Scarsellino e del Bononi. Nel Presbiterio si conserva uno dei Cori lignei più antichi dell’Emilia Romagna, opera di Giovanni da Baiso realizzata nel 1384. Nella quinta Cappella a sinistra si segnala una pregevole Madonna col Bambino, rara testimonianza della cultura figurativa estense del Trecento.


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