consigli congiunti - Giornata internazionale contro la violenza alle donne

25/nov/2008 18.57.33 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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CronacaComune

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Dacia Maraini ospite del Consiglio congiunto di Comune e Provincia
Le violenze contro le donne offendono tutta la società


25-11-2008

“Incontri come questi dovrebbero avvenire più spesso, anche in altre amministrazioni. Questo perché se non se non si coinvolgono le istituzioni non si riuscirà a crescere. Dal canto loro le istituzioni devono essere convinte e fare insieme a tutti noi un passaggio culturale. La violenza infatti, non è un prodotto naturale ma storico, incanalato dalla cultura”. Ha preso l’avvio con queste parole l’intervento della scrittrice Dacia Maraini, ospite oggi della seduta congiunta in municipio dei Consigli comunale e provinciale in occasione della “Giornata internazionale contro la violenza alle donne”.
“E’ molto importante che anche gli uomini siano parte di questa battaglia – ha aggiunto la scrittrice - Vediamo che negli ultimi anni i casi più frequenti di violenza sono contro donne che dicono ‘no’. A quel punto entra in crisi l’idea della virilità e qualche volta questi compagni di vita finiscono per sviluppare la voglia di uccidere, trasformando un concetto d’amore nella determinazione del possesso. Un’idea che ha radici molto profonde, difficile da togliere perché parte di una cultura vissuta anche dalle donne. Un concetto sul quale occorre lavorare, così come su quello di proprietà, di famiglia, di matrimonio, di vecchiaia, dell’altro. Viviamo senza sapere nulla di chi vive attorno a noi e questo permette abusi enormi rispetto al passato, quando esisteva un maggiore controllo sociale. Richiamerei le istituzioni e gli uomini ad essere dalla parte di chi chiede giustizia e rispetto e ad essere più attenti, perché la violenza non è un fatto esterno, ma l’espressione di u! na cultura che riguarda tutti. Tutta la società viene offesa dalla violenza che si fa contro le donne”.

La seduta dedicata alla “Giornata internazionale contro la violenza alle donne” era stata aperta dal saluto del presidente del Consiglio provinciale Filippo Farinelli e del presidente del Consiglio comunale Romeo Savini, che ha letto l’ordine del giorno concordato dai due Consigli - approvato in conclusione all'unanimità.
(Nel documento, esprimendo la più ferma condanna per ogni forma di violenza contro le donne e contro ogni essere umano, i due Consigli si impegnano “a promuovere, sostenere e a rafforzare tutte le politiche locali che possano prevenire e contrastare la violenza sulle donne”; chiedono alle giunte “di continuare a produrre indagini e ricerche che aumentino la conoscenza sulle molteplici forme che la violenza sulle donne può assumere e sulle cause di tale orribile fenomeno; di procedere nell’impegno a costruire una rete locale che coinvolga tutti gli enti locali del nostro territorio, gli organismi di parità delle istituzioni pubbliche e private, le aziende sanitarie e ospedaliera, l’università, le scuole, le associazioni femminili, sindacali e datoriali, le forze dell’ordine, la prefettura, in un percorso di formazione e di sensibilizzazione comune e di continuo scambio delle informazioni che consenta l’individuazione di nuove e sempre più efficaci azioni di contrasto al pr! egiudizio, alle discriminazioni, alla violenza contro le donne; di proseguire nella costruzione di momenti di approfondimento che coinvolgano la cittadinanza con particolare attenzione alle giovani generazioni; di dare piena attuazione al contenuto dell’Atto triennale di indirizzo e coordinamento per la salute e il benessere sociale, recentemente approvato dalla conferenza sociale sanitaria che contiene l’impegno preciso a dare priorità alla costruzione del benessere delle donne e dei minori; di attuare, sempre sulla base di quanto scritto nell’Atto triennale , politiche rivolte al benessere delle donne straniere che assumano pienamente il principio secondo il quale i diritti delle donne sono diritti umani fondamentali e devono prevale su qualsiasi tradizione e ordinamento delle culture di provenienza delle donne; di continuare ad agire per favorire la piena e buona occupazione delle donne ferraresi, anche con tutte le misure straordinarie che il momento di crisi economica ! richiede; di impegnarsi a rispettare e a concretizzare quanto indicato sulla Carta europea per la parità e l’uguaglianza tra uomini e donne; di continuare nel percorso di valorizzazione delle competenze e delle professionalità femminili per contribuire ad eliminare gli stereotipi che oscurano troppo spesso l’identità delle donne; di proseguire e incrementare il sostegno ai centri antiviolenza che operano nel territorio regionale e in particolare al Centro donne e Giustizia il cui lavoro è stato ripetutamente oggetto di valutazioni positive da parte di queste Amministrazioni creando condizioni di continuità operativa”).


Sono quindi intervenuti Marinella Palmieri, la presidente del centro Donne e giustizia Ansalda Siroli, la scrittrice Dacia Maraini, la presidente della Commissione provinciale Pari opportunità Marcella Zappaterra, la presidente della Commissione donne elette in Consiglio comunale Mirella Tuffanelli, il sindaco Gaetano Sateriale
(Speriamo che iniziative come queste – ha affermato il sindaco Gaetano Sateriale - siano numerose e si diffondano sempre più. Questa discussione è un importante momento di riflessione per avviare l’approfondimento di un tema dal quale ricavare iniziative e interventi per avviare cambiamenti.
I numeri che caratterizzano il fenomeno ci ricordano che non possiamo ritenerlo un episodio transitorio, trascurabile. E’ un fenomeno grave e presente nelle nostre società, non appartenente a comunità lontane e non possiamo credere che si esaurisca da solo. Addirittura nel contesto in cui viviamo possiamo ritenere sia endemico, non marginale. Voglio ringraziare Dacia Maraini che ci ha reso maggiormente consapevoli su questo tema. Quando si dice che un fenomeno deriva dalla cultura si alza molto ‘l’asticella’ delle cose da fare, non si parla più di un problema di repressione ma di una cosa più complessa. Come istituzioni possiamo intervenire a partire dalla scuola e dalla famiglia come luogo in cui diffondere una nuova comune pedagogia, che rispetti i diritti intingibili delle persone. Occorre poi avere una grande capacità di dialogare con le culture diverse dalla nostra per rimuovere quegli ostacoli che ancora permangono”.
)
Il dibattito è proseguito con i contributi dei consiglieri provinciali Brunella Lugli e Davide Verri, e comunali Giampaolo Zardi, Maria Giulia Simeoli, Barbara Diolaiti, Irene Bregola. L’assessore alle Pari Opportunità dell’Amministrazione provinciale Emanuela Paltrinieri ha poi svolto l’intervento conclusivo.

LE SCHEDE
Intervento di Marinella Palmieri - Assessore comunale alle Pari opportunità
La giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata ufficialmente istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 m ma essa si svolgeva anche prima in memoria di Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal che vivevano nella Repubblica Domenicana e vennero barbaramente violentate e uccise il 25 novembre 1960.
In Italia nell’ultimo anno un milione di donne hanno subito violenza fisica o sessuale. Nel primo semestre del 2007 ne sono state uccise 62, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state violentate, 10383 sono state vittime di percosse.
In Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito nella vita una forma di violenza fisica o sessuale ed i dati Istat e del Viminale riportano che le vittime hanno soprattutto tra i 25 ed i 40 anni e sono donne diplomate, laureate, dirigentI, imprenditrici, donne che hanno pagato la loro emancipazione culturale , economica, la loro autonomia con un sopruso.
E’ violenza maschile contro le donne come da anni denunciano le Associazioni impegnate nel contrasto di questa realtà spietata che getta un ombra sul tessuto delle relazioni uomo – donna ; perché il pericolo per le donne può essere la strada ma lo è molto di più la normalità. La realtà brutale è che la violenza sta in casa, nella coppia, nella famiglia solida o dissestata, borghese o povera. Si confonde con gli affetti, si annida dove il potere maschile è sempre stato considerato naturale.
Uno degli slogan della manifestazione del 25 novembre scorso recitava: “Lo stupratore non bussa ha le chiavi di casa”.
All’interno delle mura domestiche la violenza assume spesso le forme dell’autentico annientamento, si inizia isolando la donna dal contesto amicale, poi controllando l’uso del telefono in fine si passa alle minacce e via via in una escalation senza fine.
L’Istat ha contato, in Italia oltre 2 milioni di questi comportamenti persecutori, lo stalking, uno sfinimento quotidiano che finisce per corrodere, resistenza, difesa, voglia di vivere.
Un altro fenomeno angoscioso è costituito dal dato che il 96% delle donne non denuncia la violenza subita, forse per paura, forse perché non si denuncia chi si ha amato, forse perché non si trovano le parole per dirlo; spesso c’è il timore di perdere la casa, il sostegno economico; di vivere sole e senza relazioni.
Si deve spezzare l’omertà che circonda gli episodi di violenza e non pensare che questa sia solo un problema di pubblica sicurezza, né un crimine di altre culture da reprimere con rimpatri forzati.
Per vincere la violenza può essere utile una legge che punti a portare allo scoperto la cultura che la produce , che ponga sistemi di controllo alle pubblicità dei media, cattivi maestri nel perpetuare stereotipi che impongono il modello della donna sexi- disponibile.
In questo le donne hanno bisogno che anche gli uomini si facciano carico del problema violenza, è giunto il momento che gli uomini si interroghino sul perché dei loro comportamenti violenti.
Riconoscere l’identità, la dignità e la libertà della donna è condizione essenziale per la libertà e la dignità di tutti ed è un riconoscimento dell’universalità dei diritti umani.

Intervento di Mirella Tuffanelli - Presidente commissione Donne elette in Consiglio comunale
Innanzitutto il mio personale ringraziamento per la presenza autorevole e preziosa in questo importante consesso di Dacia Maraini alla quale ciascuno di noi - donna e uomo - deve almeno una parte della propria riflessione culturale e grazie per averci coinvolti ancora una volta ed oggi con parole chiare ed inequivocabili sul tema del nostro dibattito odierno ed in questa seduta straordinaria.
Grazie ancora all’apporto della nostra Ansalda Siroli che già per la seconda volta riporta in quest’aula, la sua importante testimonianza
Per il secondo anno abbiamo sentito il bisogno in questa data significativa e simbolica di creare un momento di riflessione forte sul un fenomeno in allarmante ed in continua crescita in Italia come nel mondo intero,una riflessione che possa poi accompagnarci nell’impegno quotidiano e nelle assunzione di deliberati che supportano la vita amministrativa.
La scelta dei due consigli congiunti rappresenta inoltre il segnale della volontà di travalicare confini ed ambiti istituzionali circoscritti per costruire percorsi e nuove sintonie in grado di affrontare con maggior forza una realtà dura e coinvolgente che necessita interventi correlati e costruiti in una di rete sempre più salda ed allargata.
Il mondo odierno è caratterizzato da tanta violenza , dalla prevaricazione dell’individuo sull’altro, assistiamo ad un prevalere dell’individualismo che ci spaventa e ci induce a ricercare nuovi orizzonti e nuove tensioni ideali, ma oggi parliamo di un fenomeno odioso che quotidianamente emerge solo come punta di un iceberg e che spesso viene relegato alla dimensione di cronaca.La violenza nei confronti delle donne assume oggi proporzioni abnormi e si connota come vera e propria emergenza sociale culturale generazionale UN GENERE CHE PREVARICA L’ALTRO GENERE!
Bene hanno fatto le tredici autrici di “Amorosi assassini” (una è appunto Dacia Maraini) a proporre alla nostra attenzione in una sequela che ci turba circa trecento casi di violenza avvenuti in Italia nel 2006, con una cadenza quotidiana che non può essere ignorata.
Anche nel nostro territorio peraltro le 1821 telefonate ricevute al Centro Donna Giustizia nel corso del 2008, le 85 donne accolte nel progetto antiviolenza, le 161 consulenze effettuate non ci esimono più dall’occuparci del problema e non ammettono attenuanti né scusanti né sottovalutazioni.
Ma l’aspetto sul quale questi dati ci fanno riflettere è la non episodicità.
Esiste un filo rosso che collega tutti questi episodi? Sono solo il frutto di momenti di ira, di provocazioni di stress? Sono azioni di menti malate? Perché nella maggior parte dei casi la violenza si nasconde nel luogo delle relazioni più intime nel privato della casa, violenze perpetrate dalle persone da cui ci si aspetta affetto, comprensione, condivisione, corresponsabilità? Nella manifestazione nazionale del 25 novembre del 2007 è stato usato uno slogan molto significativo: L’ASSASSINO NON BUSSA ALLA PORTA: HA LE CHIAVI DI CASA.
Oggi usiamo una nuova parola per indicare la violenza nei confronti delle donne FEMMINICIDIO.
L’abbiamo usata quando alcune settimane fa abbiamo incontrato Marisela Ortiz Rivera a cui il comune di Ferrara ha assegnato una onorificenza per il suo coraggio nel denunciare la carneficina di donne a Ciudad Cuarez nel Messico; l’abbiamo usato perché dall’America Latina è arrivato questo neologismo che non è la trasposizione al femminile del termine omicidio, ma la consapevolezza di una trama complessiva che lega appunto gli episodi di violenza nei confronti delle donne in tutto il mondo: prevaricazione e tentativo di dominio di un genere nei confronti dell’altro genere.
Femminicidio, come dice la giurista Barbara Spinelli, è “ogni forma di violenza e discriminazione esercitata contro la donna in quanto donna, come forma di esercizio di potere sulla sua psiche o sul suo corpo, volto ad annientarla perché non è quello che l’uomo o la società vorrebbero che fosse”e un elemento forte del femminicidio è quello della continuità.
Oggi quando assistiamo, almeno in larga parte del mondo occidentale ad una forte affermazione della donna in tutti i settori, nel momento in cui le donne richiedono la affermazione dei loro diritti assistiamo ad un incremento di episodi di violenza quasi a voler ricacciare la donna nei ruoli più tranquilli e rassicuranti di moglie madre ,figlia amante, suora….. attribuiti dagli uomini in una società patriarcale
Sembra un controsenso e lo troviamo spesso nella affermazione …ma cosa volete oggi che ormai avete più potere degli uomini…. Quasi a nascondere nel mondo di oggi nuove paure: il potere che si trasferisce ad altri.
Femminicidio oggi si ha in ogni contesto storico o geografico, ogni volta che la donna subisce violenza fisica, psicologica, economica, normativa sociale ,religiosa in famiglia e fuori, quando non può esercitare “ i diritti fondamentali dell’uomo” perché donna, cioè in ragione del suo genere.
Mi è sembrata importante questa riflessione anche se non so se ho reso evidente la gravità del fenomeno e la sua complessità, ma il concetto base è che il tema della violenza sulle donne ci riguarda tutti, tutte. Fa parte della reimpostazione di un nuovo patto sociale della ricostruzione di nuova relazione tra generi, di far sì che le nuove generazioni vedano nel rapporto rinnovato tra donna e uomo un mondo di corresponsabilità più giusto e più ricco. Molta responsabile deriva dalla educazione famigliare in primis e dalla scuola perché lì si consuma un rapporto tra i generi improntato o no al rispetto , al riconoscimento o no dell’uguaglianza e della parità dei diritti
Se la giornata odierna potesse a aiutarci ad interrogarci quotidianamente sul tema dei diritti umani, della giustizia, del rispetto della persona, sulla ricchezza di ogni persona ed anche sulle ragioni per cui nel terzo millennio abbiamo coniato il termine femminicidio sarebbe già un segnale importante per incrementare l’attenzione su un fenomeno che spesso riteniamo che riguardi altre realtà e reputiamo comunque lontano dal nostro quotidiano e imputabile a singole situazioni diatoniche e distorcenti.
Ritengo che la collaborazione con i centri antiviolenza e per il nostro territorio con il Centro donna Giustizia vada sostenuto ed implementato in modo da garantire la continuità operativa e aiuti a far emerger il fenomeno nella sua reale consistenza.
Aiutare le donne a non aver paura, è un problema di sicurezza in un mondo in cui l’odio maschile è trasversale e diffuso con molteplici facce, spesso anche bonarie e falsamente rassicuranti, spesso scherzose od ammiccanti, fatto di linguaggio, frasi, battute, espressioni, sottintesi,una realtà in cui molte donne sono sopraffatte da culture, da stereotipi, da una lotta quotidiana fatta da gesti parole espressioni, cliché.
Spesso siamo portati a pensare che parlare di violenza alle donne sia parlare di violenza fisica o sessuale di stupri e di percosse, di eliminazione fisica, questo è quanto fa cronaca , ma la violenza psicologica , insistente , quotidiana, le parole ribadite, lo sfaldamento continuo della percezione positiva e costruttiva di sé, sono altrettanto lesive del diritto e della dignità ed autonomia della persona
La violenza nei confronti delle donne attraversa peraltro tutti gli strati sociali, non dipende da situazioni economiche o di disagio sociale e forte disgregazione,ma si manifesta in ogni luogo , nel chiuso delle case dove vige la non interferenza sul privato.
E’ importante allora aiutare le donne ad acquisire indipendenza economica, e la crisi che stiamo vivendo ci preoccupa: a fronte della prospettiva del calo di posti di lavoro scatterà automaticamente che le maggiori sacrificate saranno le donne, che sempre più svolgeranno i lavori di supplenza sociale, non retribuita, e verranno riportate agli schemi consueti.
E’allora importante perseguire la piena rappresentanza delle donne in tutti gli ambiti del vivere civile a cominciare da quello politico-istituzionale, promuovendo e riconoscendo anche quegli organismi di parità che insistentemente e quotidianamente tengono aperta una finestra sul problema della valorizzazione del femminile come contributo all’arricchimento complessivo del vivere e della relazione tra le persone.
E’ importante continuare la ricerca e la riflessione sul tema della violenza alle donne, ma perseguire anche una politica tesa alla affermazione della dignità di ogni persona a cominciare dalle donne.
Riaffermo ancora l’importanza della continuità di lavoro del tavolo salute donna, a cui va assicurata una maggiore sistematicità che peraltro immagino possa essere garantita alla luce dell’Atto triennale di indirizzo e coordinamento per la salute ed il benessere sociale che contiene l’impegno preciso a dare priorità alla costruzione del benessere delle donne e dei minori.
Ed infine richiamo l’impegno istituzionale a proseguire il lavoro relativo alla problematica della depressione femminile spesso conseguenza di situazione di stress e di maltrattamento o di abuso

Intervento di Ansalda Stiroli - Presidente del Centro Donna Giustizia
Signori Presidenti, Assessore, Assessori, Consigliere e Consiglieri,
Con molto piacere abbiamo accolto l’invito rivolto al nostro Centro Donna Giustizia e pertanto volentieri portiamo una testimonianza alla riunione di questi importanti consessi che ancora una volta sono a dimostrare come le istituzioni ferraresi esprimono l’apprezzabile volontà di affrontare un problema scottante, di grande rilevanza sociale e di palpitante attualità come lo è appunto la violenza degli uomini sulle donne.
E per questa sensibilità a nome del CDG ringrazio sentitamente.
Per segnare con più forza questa giornata internazionale contro la violenza alle donne, l’UDI nazionale, con l’adesione di donne singole, associazioni femminili e dei centri antiviolenza (anche del CDG) abbiamo deciso di dare vita ad una staffetta di donne per dire: “la violenza deve finire”.
Abbiamo sintetizzato un pensiero per identificare la staffetta con due nomi:

LORENA ED HIINA SIAMO NOI!

La staffetta, infatti parte proprio oggi da NISCEMI dove è stata assassinata Lorena, e dopo avere attraversato l’Italia si concluderà a Brescia dove è stata sgozzata HIINA.
A Bologna arriverà il 25 Aprile 2009 e percorrerà le città dell’Emilia Romagna impiegandovi un intero mese.
A Ferrara è previsto il suo arrivo a metà maggio.
Il simbolo e testimone della staffetta sarà una grande anfora, nella quale cittadine/i, studenti, ragazze e ragazzi potranno depositare all’interno della stessa un proprio pensiero.
Con questa iniziativa vogliamo si rifletta e intendiamo aiutare la crescita dell’impegno e della prevenzione alla violenza.

NOI COME DONNE DICIAMO:
BASTA ALLA VIOLENZA SESSUATA E AL FEMMINICIDIO.

Proprio sul femminicidio l’UDI nel 2006 ha promosso una prima campagna nazionale per attirare l’attenzione di tutti ed in particolare delle istituzioni su quella che è emersa come una vera e propria emergenza.
Tale campagna l’abbiamo chiamata “STOP AL FEMMINICIDIO”.
Femminicidio è una parola ancora assente dai dizionari della lingua italiana; per l’esattezza essa è stata coniata a CIUDAD JUAREZ, una città messicana, nella quale dal 1993 ad oggi sono state uccise 413 donne e seicento sono scomparse. Noi donne questa parola l’abbiamo assunta per una ragione precisa, volta a stigmatizzare le dimensioni che la questione ha anche nella nostra realtà nazionale.
Infatti, l’omicidio domestico in Italia, nel solo 2007 è stato di 126 vittime su un totale di 308 omicidi. Il triste elenco della violenza ci viene fornito dall’Istat. Lo stesso istituto ha reso noto che sono 14 milioni le donne oggetto di violenza fisica, sessuale e psicologica. Evidenziando che i soprusi vengono praticati soprattutto dal partner e che tra i 16 e i 50 anni, l’incidenza delle morti per violenza alle donne sono di gran lunga superiori a pur alto numero di morti per incidenti stradali o di quelli per malattia. Altro aspetto di odiosa violenza alle donne è costituita dalla pratica della infibulazione di donne e bambine venute in Italia da altri paesi.
Questa pratica in Italia come è noto è illegale, ma illegalmente viene ampiamente praticata. Si presume che 40.000 donne siano già state sottoposte a tale mutilazione e 6.000 bambine dai 4 ai 12 anni corrono lo stesso rischio in questo nostro paese.
E ancora, sono più di 2 milioni, le vittime della persecuzione a mezzo del cosiddetto “stalking” e l’apposita proposta di legge giace purtroppo da troppo tempo in commissione parlamentare. Anche l’infanzia viene pesantemente colpita. I dati ci riferiscono che il 24% delle violenze subite sono da attribuire a parenti, zii, nonni, fratelli e padri.
Questi gravissimi fatti non dobbiamo subirli o ancor peggio farci l’abitudine, come semplici fatti di cronaca, ma farli sentire e portarli a scuotere le coscienze di cittadine e cittadini per elevare una barriera sul piano sociale e culturale.
L’Italia è un paese civile, moderno, con una costituzione democratica che sancisce diritti, non può vivere come un paese “malato” dove alberga la violenza, l’ingiustizia, la finzione e convive con l’ingiustizia e la sopraffazione di una persona sull’altra. Noi donne non potendoci rassegnare abbiamo con le nostre forze reagito. Il 29 settembre scorso abbiamo fondato a Roma l’associazione DIRE (Donne in rete contro la violenza alle donne). Fanno parte della stessa più di 50 Centri antiviolenza operanti nel territorio nazionale, compreso il nostro Centro Donna Giustizia. Sono a far notare che in questi venti anni di attività tali centri hanno dato voce, studi e saperi a migliaia di donne che sono uscite dalla violenza e hanno conquistato il diritto di libertà.
A livello nazionale nel 2007 i Centri antiviolenza hanno avuto 20.710 contatti, 7.940 sono state le donne accolte, di cui 380 ospitate nelle case rifugio insieme ai loro 57 bambini. Gli autori delle violenze sono in 4.960 casi i mariti, 1.011 gli ex mariti, 7.747 parenti e altri, 369 conoscenti e amici.
In Emilia Romagna ci sono 11 Centri. Nel 2008 le donne accolte sono 2.057, di cui italiane 1.258, straniere 794, ospitate 169, bambine e bambini 142.
Per quanto riguarda Ferrara, rimando alla tabella dei dati.

DATI DEL CENTRO DONNA GIUSTIZIA DATI 2007
COMPLESSIVI
(dal 01.01.2007 al 31.12.2007 - 12 mesi) DATI 2008 PARZIALI
(dal 01.01.2008 al 31.10.2008 - 10 mesi)
Telefonate ricevute al punto d’ascolto

NB Le donne telefonano in prevalenza al Centro Donna Giustizia, ma anche all’UDI
1.917
NB Nel 2007 i Progetti Oltre la strada e Unità di strada si trovavano nella stessa sede. 1.540
Telefonate ricevute alla sede del Progetto Oltre la strada e Unità di strada (solo 2008) - 1.100
Punto d’accoglienza 178

di cui 140 cons. legali, 25 cons. psicologiche, 13 richieste di informazioni e di accompagnamento ai servizi sociali 161

161 cons. legali e psicologiche (di cui 45 sono donne straniere)



Progetto Uscire dalla violenza
Donne accolte
94
(di cui 51 italiane e
43 straniere) 85
(di cui 52 italiane e 33 straniere)
Donne ospitate nella casa di fuga

7 (più 7 figli) 5 (più 5 figli)
(in totale 7 persone straniere)
NB La casa di fuga nel 2008 è stata chiusa per trasferimento alla nuova casa per 2 mesi
Donne ospitate in albergo inviate dai servizi sociali 6 (più 4 figli) 5 (più 4 figli)
(in totale 5 persone straniere)
Progetto Oltre la strada
Donne accolte 90 109
(tutte le donne sono straniere)
Donne ospitate nella casa di fuga e nella casa del Progetto Mamme (solo 2007) 17 (più 9 figli) 13 (più 1 figlio)
(in totale 14 persone straniere)
Progetto Luna Blu (unità di strada)
Uscite serali 54 62
Contatti effettuati 879 1.266
Singole persone contattate 151
(in prevalenza provenienti da Nigeria e Romania) 180
(di cui circa 160 straniere, in prevalenza provenienti da Nigeria e Romania)
Persone accolte nel drop-in 10
(di cui circa la metà straniere)
NB Il servizio è attivo dal 2008
Sportello di orientamento al lavoro
Nel 2007 il progetto è stato attivo per 6 mesi Nel 2008 il progetto è attivo da 1 mese
Donne accolte 37
di cui 22 avviate al lavoro 16
(8 sono le donne straniere)
di cui 6 avviate al lavoro

Il totale delle donne che hanno usufruito dei servizi del Centro Donna Giustizia sono circa 600 (per la precisione 594), di cui 213 italiane e 381 straniere.
Ricordo che questi dati si riferiscono ai primi 10 mesi del 2008, il Report annuale completo sarà presentato a gennaio 2009.

Allego una nota del Progetto Oltre la strada.

Il Progetto Oltre la Strada – è attivo dal 1999 a Ferrara ed è in Rete con altre Associazioni della Regione Emilia Romagna per contrastare la tratta di esseri umani e la loro conseguente riduzione in schiavitù, una volta che essi sono stati fatti entrare sul Territorio Italiano.
Il Progetto Oltre la strada accoglie in particolare donne provenienti da situazioni di tratta e sfruttamento sessuale, e, in accordo con quando sancito dall’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione, permette loro di ottenere una regolarizzazione del soggiorno ma soprattutto fornisce un aiuto importante ad inserirsi nel tessuto lavorativo e sociale del nostro territorio.
Il lavoro svolto con queste donne – per la totalità straniere – è un lavoro lungo (circa un anno e mezzo) e basato sull’instaurarsi di relazioni di fiducia. E’ quindi un lavoro di sostegno e accompagnamento di queste donne verso un percorso che le porti a sviluppare una autonomia di movimento e di sostentamento di sé stesse e, talvolta, dei bambini che hanno con sé.
Durante il percorso viene dato spazio ad una prima elaborazione delle violenze che hanno subito, ma soprattutto viene data loro la possibilità di costruire una possibilità di vivere lontane dalla paura:
paura delle sopraffazioni dei propri sfruttatori; paura che la polizia le fermi sulla strada; paura data dal vivere al margine della società e nell’impossibilità di poter ottenere un lavoro diverso (non avendo documenti).
Nei primi 10 mesi del 2008 sono state seguite 45 donne, alcune di loro stanno finendo il loro percorso, alcune lo hanno appena iniziato; Di queste 45 sono 8 le mamme con bimbi piccoli (per un totale di 9 bimbi); inoltre 13 donne hanno potuto trovare una prima accoglienza nelle nostre case protette, potendo così iniziare il loro percorso in serenità, ed essere quindi accolte nel periodo necessario ad ottenere un primo impiego, che le permetta poi di prendere in affitto una stanza.
Nel periodo sono stati attivati 14 stage formativi e 3 forme diverse di inserimento lavorativo protetto (ex tirocinio o borsa lavoro); Inoltre sono stati attivati 15 inserimenti lavorativi (quindi pagati dalle aziende e con un contratto lavorativo regolare). Un punto importante è che la quasi totalità delle azioni di inserimento lavorativo riguardano settori quali l’industria, i servizi alle imprese, il commercio, l’agricoltura: Una parte importante del nostro lavoro è sostenere le donne che seguiamo perché possano imparare un mestiere e, durante il percorso, viene data loro possibilità di crearsi delle competenze spendibili nel mercato del lavoro, al di là delle possibilità ormai “classiche” quali colf e badantato.
La maggior parte delle donne accolte hanno sporto denuncia di sfruttamento, fornendo alle FF.OO. elementi per definire la loro situazione di provenienza e, quando possibile, arrivare ai loro sfruttatori.
Oltre le donne che sono state accolte vi sono state altre 64 donne che, da gennaio ad ottobre, si sono recate al nostro Centro chiedendo aiuto o anche una consulenza .
Per finire vorremmo precisare che Il nostro progetto continua a mantenere relazioni con molte delle donne che sono state accolte negli anni passati e che hanno già completato il loro percorso: Spesso arrivano per chiedere informazioni, oppure anche solo per invitarci al loro matrimonio o per festeggiare la nascita di un bimbo o di una ricorrenza.
Oltre alle donne che abbiamo seguito, pensiamo che sia molto importante mantenere rapporti con persone che appartengono a comunità (spesso molto chiuse, come ad esempio quella nigeriana) che risiedono sul nostro territorio e, ultimo ma non meno importante, pensiamo che una maggiore conoscenza reciproca tra le diverse comunità - ferrarese e non - sia la base di una convivenza pacifica ma soprattutto il più potente strumento che abbiamo per prevenire il disagio delle fasce più deboli ed i problemi legati alla convivenza che possono nascere nel futuro. Pensiamo ad esempio a episodi legati al razzismo e l’intolleranza o alla possibile marginalizzazione dei giovani delle future generazioni, che stanno nascendo e nasceranno da genitori migranti.

Allego ora una nota dell’Unità di strada (Progetto Luna Blu)

Il Progetto Luna Blu – Unità di strada della prostituzione, che si rivolge a donne e transessuali che si prostituiscono sulle strade e anche negli appartamenti a Ferrara, ha come obiettivi la tutela della salute e dei diritti e l’attivazione, attraverso l’instaurarsi di relazioni di fiducia, di percorsi di autodeterminazione.
Nei primi 10 mesi del 2008, durante 62 uscite serali svolte con un mezzo dell’Azienda Usl di Ferrara, sono stati effettuati 1266 contatti con 180 differenti persone, prevalentemente di nazionalità nigeriana e rumena, ma anche italiana. Abbiamo inoltre incontrato 10 persone, precedentemente contattate durante il servizio serale, nello spazio di accoglienza diurno – drop in – che le operatrici dell’Unità di strada aprono una volta alla settimana.
A partire dal 2008 ha preso inoltre avvio l’attività di contatto telefonico con le lavoratrici del sesso che esercitano negli appartamenti a Ferrara: sono state svolte 62 telefonate durante le quali è stato presentato il nostro servizio.
Ancora, durante il 2008, sono stati effettuati 32 accompagnamenti ed invii di 19 diverse persone presso i servizi territoriali (consultorio per visite ginecologiche, ospedale per i test sulle malattie infettive, servizio sociale e sindacato per pratiche burocratiche e ricerche lavorative). Abbiamo inoltre accompagnato una donna presso gli uffici della Questura per sporgere denuncia relativamente ad un’aggressione subita durante il lavoro.
Il Progetto Luna Blu, infine, sta collaborando con l’Assessorato alla Sicurezza di Ferrara con l’obiettivo di favorire una modalità di approccio al fenomeno della prostituzione di strada che non sia esclusivamente di contrasto ma anche di governo del fenomeno stesso, in un’ottica anche di sicurezza sociale e non solo di ordine pubblico. Propone, a partire da un ascolto attivo dei disagi segnalati dalla popolazione residente nelle zone di esercizio, di intervenire sulle tensioni che possono insorgere tra chi svolge attività prostituiva e cittadini, favorendo la promozione della mediazione dei conflitti.

Questi risultati li abbiamo ottenuti grazie all’impegno delle nostre coordinatrici, operatrici e volontarie dei nostri progetti, in rete con il Direttivo dell’associazione.
Siamo riconoscenti per la loro disponibilità ad assessori e funzionari dei vari settori nella gestione dei servizi sociali e sanitari per progetti delicati e impegnativi come questi.

Oggi stiamo gestendo due appartamenti per l’area Oltre la strada ed un appartamento per uffici fuori dalla sede del Centro, per la gestione dei progetti di Oltre e Unità di strada, perché la sede di via Terranuova era diventata insufficiente.
Una notizia importante è l’apertura della nuova Casa rifugio, che dopo 7 anni il Comune ci ha consegnato. La Casa ha 10 posti e in questi giorni abbiamo già 3 mamme e 3 bambini.
Le nostre volontarie ed operatrici l’hanno arredata con cura e in più hanno sollecitato la solidarietà tra donne, trovando la loro adesione che si è tradotta nella donazione di piatti, tegami, lenzuola, e tanti altri accessori che rendono la casa più accogliente.
Questa casa è aperta alle donne che subiscono violenza e sono in difficoltà, provenienti da tutti i Distretti della provincia.
Il contributo del 2008 è quasi esaurito e sarà molto difficile gestire con lo stesso budget il 2009. Confidiamo nel contributo del Comune di Ferrara, dell’Amministrazione provinciale e dei Comuni che fanno parte dei Distretti sul problema dell’Area sociale. Confidiamo anche nelle iniziative che riusciremo a mettere in campo da parte nostra.
Da alcuni anni chiediamo convenzioni biennali o triennali sui nostri progetti. Per ora è triennale solo quello del Centro, ma non sui progetti.
Chiediamo inoltre un Protocollo d’intesa con obiettivi precisi (quello precedente è scaduto da diversi anni). A Ferrara abbiamo lavorato sodo con le associazioni, le istituzioni, le Forze dell’ordine, e abbiamo creato un’alleanza. Oggi diventa necessario un Protocollo che puntualizzi e concretizzi alcuni obiettivi.
Mi spiego. Con l’USL possiamo affrontare meglio i problemi della salute e del benessere e portare avanti un’opera di prevenzione attraverso i consultori. Presso l’ospedale da più di un anno si è insediata una Commissione che doveva supportare il Pronto soccorso per le donne che arrivano picchiate e violentate. Tuttavia questo rapporto non è attivo, così come il rapporto con Ginecologia e Ostetricia va rafforzato, sia sui problemi del parto che sull’autodeterminazione della donna in merito all’interruzione volontaria di gravidanza.
Ancora, il positivo rapporto con le Forze dell’ordine (Questura, Carabinieri e Corpo dei vigili), riteniamo che non possa essere occasionale, ma andrebbero messi a fuoco alcuni punti da inserire nel Protocollo.
Invito quindi le Assessore alla Sanità del Comune e della Provincia a riflettere su questa proposta e auspico che, assieme alle varie associazioni femminili e alle forze chiamate in campo, si possa in pochi mesi dare vita a questo strumento.
Vi ringrazio per l’ospitalità e grazie a Dacia Maraini che ha accettato con entusiasmo questo invito.






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