intervento sindaco su fusione acft-atc

13/dic/2008 16.41.28 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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Acft e Atc, quella fusione s’ha da fare.

di Gaetano Sateriale
13-12-2008

Comune e Provincia di Ferrara stanno lavorando da un paio d’anni all’ipotesi di fondere l’azienda di trasporto pubblico locale Acft con l’Atc di Bologna. Ora siamo alle fasi finali della trattativa con i soci bolognesi (Comune e Provincia). Per evitare che si moltiplichino commenti e giudizi non corrispondenti alla realtà, conviene ricostruire la logica del progetto e indicare un possibile punto di arrivo. Con una premessa: non si sta vendendo (e quindi neppure svendendo) nulla. Nemmeno un’azione verrà ceduta. Si sta costruendo un’azienda nuova che conterrà insieme Atc e Acft. È giusto che venga valorizzato l’apporto di ciascuno (anche di Acft), ma la cosa più sensata è valutare i vantaggi dell’operazione e gli svantaggi del suo fallimento.

Prima di tutto, perché cercare un partner?
La risposta è brutale ma semplice. Perché continuare a gestire un’azienda pubblica delle nostre dimensioni nel settore dei trasporti significa dover ripianare perdite consistenti (Acft perde circa 2 milioni di Euro l’anno). Perché i bilanci degli enti locali non possono più permettersi questi esborsi. Perché è necessario invece fare investimenti in grado di rinnovare il parco mezzi, migliorare l’efficienza del servizio, attrarre nuovi clienti. Se non si vuole chiudere l’azienda o cedere questo servizio ad altre imprese che vengano da fuori (private o pubbliche che siano) bisogna cercare un partner.

Perché proprio Bologna?
Anche qui la risposta è semplice. Perché i due bacini territoriali sono confinanti; perché i flussi di mobilità tra Ferrara e Bologna sono molto consistenti; perché l’ Atc ha le dimensioni, le tecnologie, le risorse e le capacità di gestione che garantiscono non solo il ripiano dei debiti di Acft ma un piano industriale che raggiunga gli obbiettivi sopra richiamati.

Ma perché Atc è interessata a fare la fusione con Acft?
Perché è la prima operazione di crescita dimensionale di un’azienda di trasporto in Emilia Romagna, secondo gli indirizzi della Regione. Perché con la fusione anche Atc acquisisce maggiori economie di scala. Perché fondendosi con un’altra azienda vicina può produrre ulteriore efficienza nella gestione. Perché aumenterà il proprio fatturato. Perché Acft, per quanto molto sofferente sul piano economico e finanziario, porta in dote un bacino di chilometri serviti e di passeggeri importante (pari a circa il 10 % di quello complessivo).

La fusione si farà ad ogni condizione?
Certo che no. Abbiamo chiesto una presenza significativa nel prossimo consiglio di Amministrazione e alcune clausole di garanzia sulle modalità di voto per le decisioni aziendali che modifichino gli assetti proprietari. Abbiamo chiesto inoltre che resti il marchio Acft a Ferrara a garanzia della clientela e della storia aziendale. Queste richieste sono state pienamente soddisfatte. Così come riteniamo sia soddisfacente e di garanzia il piano industriale concordato.

Allora qual è il problema?
Ad oggi non c’è un particolare problema sindacale, poiché i lavoratori di Acft avranno progressivamente i trattamenti di Atc. E i miglioramenti organizzativi non dovranno produrre traumi occupazionali.
Per concludere positivamente la trattativa resta solo da definire il concambio azionario (ovvero la percentuale di azioni della nuova azienda possedute dai soci Acft). È questo il punto da cui muovono le critiche apparse di recente sulla stampa? Se è questo, bisogna ricordare la premessa dalla quale siamo partiti: che non stiamo vendendo le azioni Acft, le stiamo portando in un’azienda che è molto più grande della nostra. In questa futura azienda Ferrara avrà il diritto di nominare il Vice Presidente. Le garanzie per Ferrara non dipendono tanto dal valore delle azioni quanto dal valore degli investimenti che verranno fatti nei prossimi anni sui trasporti ferraresi.
Certo, se la fusione la facessimo con un’azienda grande quanto la nostra potremmo farci belli del fatto di esserne soci al 50%, ma non avremmo poi le risorse per rinnovare il parco mezzi e accrescere la qualità del servizio (e non avremmo i flussi di mobilità che abbiamo con Bologna).
Chi parla del valore dell’Acft in astratto, non può dimenticare che quel valore produce ogni anno 2 milioni di Euro di perdite, quindi è un valore patrimoniale che si consuma man mano che l’azienda procede da sola.
È buona regola, in questa materia, non andare alla ricerca di simboli e di gratificazioni di immagine quanto affidarsi alle perizie e alle stime di advisor competenti. È quanto stiamo facendo.
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