Domenica 15 visita alla chiesa di Santa Maria della Consolazione

10/mar/2009 17.49.07 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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CronacaComune

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Domenica 15 la seconda delle visite alle chiese cittadine
Alla scoperta delle atmosfere metafisiche di Santa Maria della Consolazione


10-03-2009

Tra le ultime opere di Biagio Rossetti, costruita agli inizi del ‘500 per volere di Sigismondo ed Ercole I d’Este, Santa Maria della Consolazione sarà protagonista, domenica 15 marzo, di una nuova tappa dell'itinerario tra le chiese cittadine organizzato da Comune e Arcidiocesi. Dopo la conversazione sulla Chiesa del Gesù il 1° marzo scorso, seguita da circa trecento partecipanti, il ricercatore storico del Comune Francesco Scafuri e il curatore dei musei civici di Arte antica Giovanni Sassu danno appuntamento a ferraresi e turisti la prossima domenica alle 11,15, per un nuovo percorso alla scoperta delle opere d’arte e delle vicende storiche dell’edificio di culto di via Mortara.
E in occasione dell’appuntamento, il chiostro della chiesa farà da cornice per l’intera giornata anche a una mostra scambio organizzata dal Rione Santo Spirito, dalle 8 alle 19.
La partecipazione all’iniziativa è gratuita.
Terza e ultima data del calendario delle visite è domenica 29 marzo alla chiesa di San Giorgio, alle 12.

Chiesa di Santa Maria della Consolazione
(Via Mortara, 94)
Domenica 15 Marzo ore 11,15
Luogo di ritrovo: sagrato della chiesa
(testo a cura di Francesco Scafuri e Giovanni Sassu)

La chiesa di Santa Maria della Consolazione, considerata una delle ultime opere di Biagio Rossetti, si trova in via Mortara, tra le strade principali dell’Addizione Erculea. La sua erezione fu voluta da Sigismondo ed Ercole I d’Este, che si recò di persona ad assistere alla posa della prima pietra il 5 Aprile 1501. Terminati i lavori (1516), nel nuovo tempio fu trasportata un’immagine votiva rappresentante la Madonna col Bambino, che fin dal 1189 era venerata in una piccola cappella nelle immediate vicinanze.
La chiesa e l’annesso convento furono affidati ai padri Serviti, che tennero il complesso fino al 1781, quando papa Pio VI decretò l’assegnazione dei chiostri, degli orti e delle costruzioni adiacenti all’Opera Pia Esposti, mentre l’officiatura del Tempio passò al clero diocesano. Proprio al XVIII secolo risale la costruzione del fabbricato monumentale prospiciente corso Porta Mare, che nella seconda metà dell’Ottocento venne adibito a lazzaretto, quindi a diversi usi; la chiesa rimase aperta al culto, sia pure a fasi alterne, fino 1883, quindi variamente utilizzata come deposito militare e magazzino comunale.
Fin dagli anni ’60 del Novecento l’edificio di culto è stato interessato da importanti interventi di restauro, spesso sollecitati dallo storico Silio Italico Sarpi e promossi tra gli altri dalla Ferrariae Decus e dal Comune di Ferrara; tali opere, realizzate a più riprese anche negli ultimi decenni, hanno reso possibile l’apertura al pubblico nei giorni festivi. Il tempio, dopo essere stato retto dai padri francescani di Santo Spirito, ora è officiato da un padre per la Chiesa Ortodossa Rumena.
La facciata “è uno degli esempi di non finito”, in quanto le riseghe in cotto denunciano chiaramente che essa doveva essere rivestita di marmo. Lo stesso protiro che dà sul sagrato è parte di un portico non completato: nella lunetta si nota l’affresco che rappresenta la “Madonna in trono fra angeli” (1581), opera attribuita al Bastianino restaurata nel 1997. Il portale d’ingresso è incorniciato da due pilastri marmorei e da una trabeazione con l’iscrizione latina che ricorda l’intitolazione del tempio. Di notevole interesse l’abside monumentale, sintesi delle esperienze rossettiane precedenti, che si può osservare da via Rampari di San Rocco.
Gli studiosi si soffermano, infine, sulla particolare suggestione dell’interno, dove i particolari effetti di luce naturale inondano le tre navate ed in particolare l’abside, creando un’atmosfera quasi metafisica.
Le sfortunate vicende che hanno coinvolto l’edificio di culto nel corso del XIX e del XX secolo, hanno portato alla rimozione di tutti gli arredi storici interni e alla perdita di gran parte delle decorazioni. Sopravvive però nel catino absidale l’affresco raffigurante l’Incoronazione della Vergine e angeli musicanti. Attribuita ora a Domenico Panetti, ora a Michele Coltellini ed infine a Baldassarre Carrari, l’opera è fra le più affascinanti e, al tempo stesso, misteriose nel panorama della cultura figurativa ferrarese tra Quattro e Cinquecento.
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