intervento del sindaco

24/mar/2009 15.12.06 Comune di Ferrara Contatta l'autore

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Un’idea per la crisi


24-03-2009

di Gaetano Sateriale

Ogni giorno televisione, stampa, opinionisti ed esperti parlano della crisi globale che ci colpisce. Non sempre lo fanno con parole chiare: spesso ragionamenti di buon senso vengono affiancati a fantasiose fughe in avanti, interpretazioni opposte delle cause e delle ricette si susseguono fino a creare una grande confusione. Chi, come me, ricorda la prima crisi petrolifera del ’73 e la grande ristrutturazione industriale dei primi anni ’80 sa che la crisi porta con sé anche un sacco di chiacchiere e di teorie prive di senso (la fine del petrolio, la fine del lavoro, la fine dell’industria). Come se anche il pensiero razionale, improvvisamente, crollasse, assieme agli indici di borsa. Proviamo a stare con i piedi per terra, allora, e partire dalle poche cose che sembrano certe.

1. La maggior parte dei commentatori concorda nel sostenere che la crisi è solo all’inizio. Malgrado gli effetti della recessione si sentano già, non siamo al punto più basso della curva di discesa del reddito, dell’occupazione, della domanda. Lo dice Obama per gli Usa, lo dice la Ue, conviene pensarlo anche per il nostro Paese. Se è così, è prudente aspettarsi che anche nel territorio ferrarese (da sempre più fragile, quanto a struttura produttiva) la fase di bassa marea dei redditi, dell’occupazione, degli investimenti e dei consumi debba ancora arrivare. Ce la troveremo di fronte nel prossimo anno e forse anche dopo.

2. Tutti sostengono (a parte il Presidente del Consiglio) che non si tratta di una crisi che si risolve da sola, appena torni la fiducia degli operatori e dei consumatori. Al contrario, gli analisti più seri sostengono che questa crisi (e le sue molteplici cause) porta al pettine tutte le contraddizioni dell’economia globalizzata come l’abbiamo conosciuta fin qui.

3. La cosa più sensata sarebbe chiedere ai Sindacati e agli Imprenditori di condividere un Piano di azioni del Governo per arginare gli effetti negativi sul reddito e l’occupazione con politiche di rilancio. Invece si è preferito dividere il sindacato sulle regole della contrattazione (in un momento in cui di contrattazione aggiuntiva se ne farà pochissima).

4. La cosa più sensata sarebbe di allentare la stretta sugli Enti Locali in modo da fargli spendere almeno le risorse che hanno in lavori pubblici che alimentino le imprese locali. Invece si disegnano grandi e poco credibili cantieri nazionali che premieranno alcune (poche) grandi imprese, non necessariamente nazionali.

In questa situazione ciascuno si arrangia come può, poiché manca un indirizzo e uno strumento per tutti. A livello ferrarese, abbiamo provato a fare qualcosa verso le imprese, con il sostegno ai “consorzi fidi” , per dare più garanzie a chi ha bisogno di credito. È un primo passo, ma bisogna fare qualcosa anche per le famiglie e soprattutto per coloro che perdono lavoro. Ne stiamo parlando con i sindacati e le forze economiche e finanziarie, ma occorre fare in fretta, per non arrivare troppo tardi. La mia idea è semplice da enunciare ma più complicata da realizzare, però con il concorso di tutti, specie delle banche, ci si può riuscire. Penso che dovremmo costituire un meccanismo simile a quello del consorzio fidi anche per le famiglie in difficoltà.
Piuttosto che erogare somme a fondo perduto in questo o quel sostegno (alla fine sarebbero pochi euro per persona), si potrebbe dar vita a un “Fondo di solidarietà” presso un istituto di credito, che si renda disponibile, cui le famiglie bisognose (a partire da chi ha perso il lavoro) possano rivolgersi per chiedere dei prestiti (di modesta entità) da restituire entro 12/24 mesi. I contributi pubblici e di altri soggetti sostenitori dell’iniziativa potrebbero servire a riconoscere un interesse minimo garantito ai soggetti privati che intendessero partecipare alla costituzione del fondo.
Questi contributi potrebbero in tal modo mettere in gioco un volume di risorse ben più grande dando risposta ad un maggior numero di richieste. Si tratta, come ovvio, di una proposta aperta e migliorabile da chi ne condivida lo spirito.
So bene che ci sono vincoli legislativi da rispettare nella raccolta e nell’erogazione del credito. Credo che sia opportuno iniziare a parlarne e chiedere agli esperti di aiutarci a trovare una soluzione praticabile. Se riuscissimo a far partire il "Fondo di solidarietà" entro l'estate sarebbe una buona cosa. Se lo facessero tutte le città italiane sarebbe un modo concreto per rispondere alle difficoltà delle famiglie.
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